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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 05/12/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Garattini: Repulisti fatti anche da altri governi
L’azzeramento del Consiglio superiore di sanità è stata una decisione improvvisa del ministro Grillo ma è una facoltà dello stesso ministro. Lo affferma lo scienziato Silvio Garattini, che da sei mesi ha lasciato la direzione scientifica dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, intervistato da Fabio Di Todaro per La Stampa. Questo provvedimento si tiene per mano con le dimissioni di Stefano Vella dalla presidenza dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) e con l’allontanamento di Roberto Battiston dall’Agenzia Spaziale Italiana, decretata dal collega dell’Istruzione Marco Bussetti? «Sono abituato a discutere di fronte ai dati: non alle opinioni. Vella si è dimesso, in maniera condivisibile. E non è peraltro la prima volta che chi arriva al governo porta avanti un repulisti tra le agenzie e gli enti consultivi. Io avrei agito diversamente, ma questo non conta: altrimenti non avrei rifiutato più volte di diventare ministro della Salute». Cosa avrebbe fatto, se fosse stato al posto del ministro Grillo? «Avrei avvicendato alcuni componenti del Consiglio, senza azzerarlo. Sarebbe stata una scelta logica e meno fragorosa». Ha senso parlare soltanto di «rinnovamento», quando si discute di scienza? «No, se no c’è una ragione alla base. Ma questa è la conseguenza dell’arretratezza culturale dell’Italia. La scienza ci permette di usare i cellulari, ci fa connettere in ogni istante, mette a disposizione gli antibiotici. Quando si parla di finanziare la ricerca, però, tutti voltano le spalle». Il Consiglio Superiore di Sanità è un coacervo di fuoriclasse, che però lasciano poco il segno: a cosa è dovuta questa sensazione? «Si tratta di un organo consultivo del Ministero, che non è però obbligato a chiamarlo in causa per i provvedimenti in materia sanitaria: la revisione dei Lea non è mai passata da noi, per fare un esempio. In Italia manca un’interfaccia tra la scienza e la politica. Il Consiglio Superiore di Sanità, per com’è concepito, non può esserlo. Servirebbe un organo scientifico di supporto al Parlamento, perché è lì che si approvano le leggi e si stanziano i fondi. E a volte, pensando a Stamina e agli Ogm, si commettono degli errori che ci fanno andare indietro di decenni».
 
Caselli: Intolleranza parte dallo Stato, clima inquietante
Il clima è inquietante e l’intolleranza parte dallo Stato. Così l’ex magistrato, Gian Carlo Caselli, intervistato da Sarah Martinenghi per la Repubblica, commenta la polemica tra il vice premier e ministro dell’Interno Salvini e il Pm Spataro. Salvini twitta e svela dettagli di un’operazione in corso, Spataro lo “bacchetta” spiegando che “deve prima informarsi per evitare rischi di danni alle indagini in corso” e il ministro controreplica suggerendogli di andare in pensione. Cosa ne pensa? «Il procuratore capo Armando Spataro è un magistrato di grande esperienza e capacità. Se sostiene che potrebbero esserci state ripercussioni su un’indagine in corso, è come se parlasse da una specie di cattedra: merita perciò ogni più scrupolosa considerazione e soprattutto rispetto». A lei, nella sua lunga carriera, era mai capitata una cosa simile? «Non che mi ricordi. Polemiche con uomini di governo e contrasti, si, anche una legge contro la mia persona se è per questo. Ma un fatto simile no, non lo rammento». Secondo lei Salvini ha anticipato l’operazione in buona fede o senza rendersi conto delle conseguenze pratiche? «Non ho titolo per fare un processo alle intenzioni di chicchessia meno che mai a quelle di Salvini. So però per certo che non è giusto pretendere da altri un silenzio ossequioso, come Salvini ha in pratica fatto nelle sue dichiarazioni, pretendendo un dialogo senza aver prima fatto nulla per instaurarlo». Salvini dice anche: “Nessuno si permetta di dire che il ministro mette a rischio operazioni di sicurezza. Lo dico nel rispetto della stragrande maggioranza dei magistrati. Ma gli attacchi politici e gratuiti lasciamoli fare ai politici che si candidano alle elezioni”. Secondo lei è una reprimenda politica quella di Spataro nei suoi confronti? «La tesi secondo cui può parlare solo chi si candida alle elezioni è ormai un ritornello stantio. Se tutti dovessero stare zitti salvo candidarsi sarebbe la qualità stessa della nostra democrazia a soffrirne». Questo botta-risposta è un segnale di tensione tra diversi poteri dello Stato oppure lei intravede anche qualcos’altro? «Avverto un pesante clima di intolleranza e insofferenza nei confronti di chiunque la pensi diversamente da chi può e conta. Un clima piuttosto inquietante, specie se un esempio decisamente non positivo viene dal massimo rappresentante dello Stato, tutore degli interessi generali e non soltanto di quelli che propagandisticamente gli interessano».
 
Emiliano: Sui grillini ho sbagliato, pensavo mantenessero le promesse
Il governatore della Puglia, Michele Emiliano non rinnova la tessera del Pd e fa ‘mea culpa’ sui grillini: “pensavo che riuscissero a mantenere le promesse”. Lo dice lo stesso Emiliano in un’intervista a Giuliano Foschini per la Repubblica. Michele Emiliano, e allora? «Mi sono sbagliato. Anzi, ci siamo sbagliati, in milioni di italiani. Pensavamo che il Movimento 5 Stelle fosse in grado di mantenere le promesse fatte e invece ha tradito tutto quello che aveva raccontato. Su Ilva nessuno nemmeno pronuncia più la parola ambiente, la riforma del lavoro è come il Jobs Act, lavorano a braccetto con le lobby». Michele Emiliano tra qualche settimana non sarà più un iscritto al Partito democratico, dopo che la Corte costituzionale ha stabilito che i magistrati non possono avere tessere di partito. «Ma possono essere capi coalizione. O essere iscritti ai gruppi in consiglio regionale, come me. Misembra una contraddizione ma ne prendo atto. Dopodiché io, come sempre, sono qui». In realtà, presidente lei è ovunque: con i No Tap, con i No Ilva, con gli anti Xylella.«No, no. Io sono con il popolo. È vero, sono abituato ad ascoltare tutti ma a differenza di alcuni miei colleghi non mi faccio dettare le cose che devo fare da nessuno. Sono un cane sciolto. Dicono che sono inaffidabile perché sono incontrollabile. Sulla Xyllela come su ogni cosa sono sempre stato dalla parte della scienza e della legge. E sono sempre stato nel Pd. Quando mi hanno offerto di fare il capo politico della sinistra ci ho pensato. Ho tentennato. Ma poi ho detto che la battaglia bisognava farla nel partito. Avevo ragione».Nel Pd Calenda ha detto di aver stappato alla notizia del suo non tesseramento. «Lo avranno fatto in tanti. Nel Pd da Renzi in poi pare che si festeggi quando la gente va via. E invece io penso che il Partito democratico sia nato per includere, allargarsi».
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