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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 11/10/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Penati: Italia può solo perdere nello scontro con l’Ue
«La tattica forse potrebbe anche essere giusta, ma il momento è sbagliato: per l’Italia andare al muro contro muro con l’Europa è particolarmente rischioso perché avviene in un momento in cui le relazioni geopolitiche stanno passando da una dinamica multilaterale a una logica bilaterale. Quando intorno al tavolo si è in tanti è più facile vincere perché si possono costruire alleanze, quando si è in due c’è sempre uno che perde». In un’intervista a Marco Ferrando per il Sole 24 Ore, parte dalla geopolitica Alessandro Penati, professore di Finanza e presidente di Quaestio,  per spiegare quello che l’Italia oggi rischia sui mercati: «Per un Paese relativamente marginale su scala globale come il nostro ma dove l’interscambio commerciale mondiale è fondamentale c’è solo da perdere. Perché nei rapporti bilaterali è molto più difficile contare, nonostante si proclami il contrario. Cosa che i nostri sovranisti non sembrano capire». Sono gli stessi sovranisti che stanno forzando i rapporti con l’Europa: può essere una strategia vincente? «Quando si alzano i toni è più facile credere di avere più potere negoziale, e quindi c’è chi può pensare di avere maggiori possibilità di ottenere quello che vuole mandando lo spread a 500 come minaccia concreta di essere disposti a sfasciare l’euro. Ma è come giocare alla guerra atomica, col rischio che uno dei due contendenti schiacci il pulsante rosso. Ripeto: quando si è in due sicuramente c’è uno sconfitto; e la sconfitta rischia di essere di quelle pesanti». L’impressione è che stiano venendo al pettine tanti nodi accumulati negli anni: qualche settimana fa, ad esempio, il «Financial Times» osservava questa fase populista sia uno dei lasciti della crisi di Lehman. È d’accordo? «Non del tutto. Credo che dietro questa ondata ci sia l’accelerazione senza precedenti dei processi di innovazione e di globalizzazione. Il ciclo dei prodotti si è drasticamente accorciato, si è innescata una rivoluzione economica che ha fatto aumentare il benessere ma in misura disomogenea. Non a caso il populismo nasce nei paesi e nelle fasce della popolazione che la globalizzazione l’ha subìta. E ora spera di fermarla invece di trovare il modo di avvantaggiarsene».
 
Mariano: Parole del Papa su aborto offendono me e le donne
Le parole del Papa sull’aborto offendono le donne e i medici  come me. Lo afferma Michele Mariano l’unico e ultimo ginecologo non obiettore del Molise, intervistato da Maria Novella De Luca per la Repubblica. Io un sicario? Ma che offesa. Io sono un medico che applica una legge dello Stato. E allora chi sarebbe il mandante, lo Stato stesso? Sarei un assassino se le donne le lasciassi morire di aborto clandestino, come avveniva prima della 194». «È la mia trincea. Faccio da solo 400 aborti l’anno. Ogni giorno, senza tregua, senza ferie. Il mio impegno l’ho pagato con l’espulsione dalla Ginecologia, di cui dovevo diventare primario. Perché questo mestiere, sapete, l’avevo scelto anche per far nascere i bambini». Mariano, si aspettava parole così dure da questo Papa? «Francamente no, anche se il pensiero della Chiesa sull’aborto è chiaro da sempre. Ma usare il termine “sicario” e ritenere quindi le donne che abortiscono delle “assassine” è offensivo. Credete che le donne si divertano a sottoporsi a una interruzione di gravidanza? No, non quelle che arrivano da me». Cosa c’è dietro un aborto? «Disperazione, quasi sempre. Pensate alle migranti. Arrivano in Italia incinte dopo essere state stuprate nel viaggio, nelle prigioni in Libia. Sono sole. Senza nulla. Dovrei respingerle? Oppure le donne, anzi le coppie cui viene diagnostica la grave malformazione del figlio. Secondo il Papa quel bimbo è un dono. Certo. Ma non tutte le madri e i padri sono in grado di sostenerlo quel “dono”». Le donne cambiano idea? «È raro, ma accade. E io ne sono felicissimo. Ci sono casi in cui vedo un’incertezza e allora cerco di capire se la scelta dell’aborto è definitiva o no. Sempre nel rispetto assoluto della volontà della donna. Magari suggerisco di riflettere ancora un po’. Alcune tornano a farmi conoscere il loro bambino».
 
Borghi: La multa confermata è il mio benvenuto in politica
La Cassazione ha confermato la multa di 15.500 euro che la Banca d’Italia gli aveva inflitto nel 2014, quando era nel Cda di Banca Arner per carenze nell’erogazione e nel controllo del credito e il presidente della commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, intervistato da Monica Guerzoni per il Corriere della Sera lo giudica il suo benvenuto nella politica. Deluso? «No, è solo una multa per irregolarità amministrative, del tutto ingiustificata e che ho pagato da tempo. Eravamo tutti nella stessa condizione, ma il relatore era di Magistratura democratica e mi ha dato il benvenuto in politica. La legge non è uguale per tutti». Ha il dente avvelenato? «È un’ istituzione benemerita. In passato ho avuto molto da dire contro la Banca d’Italia e anche ora penso che dovrebbero fare autocritica per i gravi errori commessi». Quali errori? «Aver consentito il disastro di Montepaschi, la sua condanna a morte con l’acquisto di Antonveneta. Hanno pensato bene di multare me per un credi-o andato a buon fine, mentre dormivano sulle banche che fallivano. Non hanno fatto le barricate contro il Bail In e ora il problema di tutto è la Lega che vuole cambiare la legge Fornero». I soldi per smantellarla non bastano. «È curioso, se a dirlo è una istituzione che ha la funzione di creare il denaro. Per salvare le banche ai tempi di Monti sono saltati fuori 60 miliardi, perché per le pensioni i soldi non ci sono? Non è che dopo dieci milioni di voti rinunciamo a una promessa elettorale perché lo dice la Banca d’Italia. Ha ragione Di Maio, perché non si candidano?». Salvo miracoli la manovra sarà bocciata dalla Ue. Avete preso le contromisure? «Ci aspettiamo la bocciatura, ma siamo attrezzati. E speriamo che gli altri Paesi, a cominciare dalla Francia, prendano atto che la casta dei tecnocrati è vecchia, sta assumendo le parvenze di una antica religione tribale». 
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