Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Ma Di Maio non lo sa

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 11/10/2018

In edicola In edicola Sabino Cassese, Corriere della Sera
Il vicepremier di Maio ha ‘curiose’ idee perlomeno ‘curiose’ sulla democrazia. E’ quanto afferma il giudice emerito della Corte costituzionale, Sabino Cassese, in un editoriale sul Corriere della Sera. “‘Se Banca d’Italia vuole un governo che non tocca la Fornero, la prossima volta si presenti alle elezioni con questo programma’, ha dichiarato Luigi Di Maio il 9 ottobre scorso, commentando le valutazioni espresse dalla banca centrale in Parlamento sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza. Dunque, per il vicepresidente del Consiglio dei ministri tutto il potere discende dal popolo ed è sempre il popolo che, mediante elezioni, deve pronunciarsi. La democrazia è ridotta ad elezioni e anche i vertici della Banca d’Italia debbono presentarsi all’elettorato o sottostare alla volontà del governo.  Questa è una versione romanzata della democrazia, che, invece, ha al suo interno poteri e contropoteri, non tutti con una investitura popolare diretta. Le corti giudiziarie, la Corte costituzionale, le autorità indipendenti, le università, sono corpi autonomi, alcuni garantiti come tali dalla stessa Costituzione. Le persone che ne sono titolari non sono elette, ma scelte in altri modi, per lo più sulla base del merito, delle competenze, dell’esperienza, con competizioni aperte (concorsi). In questo modo si realizza il pluralismo del potere pubblico, si riconosce il potere della conoscenza, quello della competenza, quello del giudizio imparziale. Un posto particolare, tra i poteri indipendenti, hanno le banche centrali. David Ricardo, nel 1824, auspicava la separazione istituzionale tra il potere di creare denaro e il potere di spenderlo e il divieto di finanziamento moneta- rio del bilancio dello Stato. Più di un secolo dopo, Milton Friedman voleva che il sistema monetario fosse libero da interferenze governative. Nel 1981, per opere di Nino Andreatta e di Carlo Azeglio Ciampi, si realizzò il completo divorzio tra Tesoro dello Stato e Banca d’Italia, che fu liberata dall’obbligo di acquistare i titoli pubblici inoptati da banche e risparmiatori. Ora la Banca d’Italia fa parte del Sistema europeo delle banche centrali. Lo Stato italiano ha firmato un trattato secondo il quale il governo si impegna a non cercare di influenzare gli organi della banca centrale. Di Maio, nel fare la voce grossa, ignora tutto questo e commette l’errore di confondere il governo con lo Stato, errore che commette di frequente, quando, ad esempio, invita presidenti di enti a dimettersi, o pretende che alti funzionari dello Stato godano della sua fiducia”
 
Mario Deaglio, La Stampa
La decisione di confrontarsi con le imprese pubbliche sul tema degli investimenti è “un bagno di realtà” da parte del governo. Lo scrive l’economista Mario Deaglio in un editoriale sulla Stampa. “Un bagno di realtà. È forse quello che il governo ha finalmente cominciato a fare ieri invitando i vertici delle più importanti imprese pubbliche alla «cabina di regia» sugli investimenti, Durante le fasi preparative delle leggi finanziarie sono sempre intercorsi, a partire dalla Prima Repubblica, contatti informali tra queste grandi entità aziendali e il governo in carica ma in genere erano i manager a presentare richieste volte a introdurre nuove norme più prossime alle loro esigenze. Ora le parti sembrano essersi invertite: è la prima volta che il governo sembra accettare di «prendere lezioni» da qualcuno, di armonizzare la propria azione con quel- la delle imprese che hanno nello Stato il principale azionista senza esser più, però, il padrone assoluto di una volta. l governo ha disperato bisogno di mostrare in maniera convincente all’Unione Europea - e alle società di «rating» che, entro la fine del mese, esprimeranno un giudizio sul debito pubblico italiano atteso da tutta la finanza internazionale - che, al contrario, un tasso di crescita per il 2019 sensibilmente superiore a quell’insufficiente 1 per cento di cui l’Italia è accreditata, è credibile e alla nostra portata. Lo stimolo che potrebbe derivare da operazioni di «distribuzione del nuovo deficit», sotto forma di reddito di cittadinanza e altro, potrebbe risultare molto basso e non è sicuramente sufficiente. Ecco quindi l’occhio nuovo con cui si comincia a guardare alle imprese, forse anche a seguito delle difficoltà che i partiti di governo stanno duramente toccando con mano, legate alla ricostruzione del ponte crollato a Genova: è apparsa chiaramente la complessità di fare davvero le cose invece di annunciarle come già fatte. In altri termini, la realtà di un’economia italiana, fortemente inserita nel contesto internazionale, con i suoi vincoli ma anche con le sue potenzialità, comincia a fare qualche breccia nelle visioni astratte del «dare soldi al popolo» (evitando però di sviluppare scuole e ospedali). Si apre uno spiraglio di realismo che potrebbe – e dovrebbe – essere allargato”.
 
Marco Onado, Sole 24 Ore
La maxi multa alle banche per le irregolarità commesse durante la crisi sono un conto destinato a crescere. Lo spiega Marco Onado in un editoriale sul Sole 24 Ore. Il conto delle sanzioni imposte alle grandi banche dopo la crisi è impressionante, come ha documentato ieri l’inchiesta di Alessandro Plateroti, ma i 400 miliardi già pagati non bastano per affermare che giustizia è stata fatta e soprattutto l’importo è destinato a crescere perché si affacciano nuove ipotesi di reato. Le sanzioni già comminate sono riconducibili a comportamenti irregolari (ai limiti della truffa) che hanno accompagnato la bolla speculativa. In ogni caso, il conto è destinato a crescere. Se si può considerare chiuso il capitolo dei comportamenti legati direttamente o indirettamente alla crisi, si è aperto un capitolo ancora più delicato legato a operazioni internazionali illecite o al riciclaggio di capitali. Il caso più clamoroso è quella di una banca operante nella tranquilla Danimarca che ha riciclato qualcosa come 200 miliardi di dollari attraverso la sua filiale estone e che adesso affronta un processo che lascerà un segno indelebile sulla sua immagine. È un caso importante per due motivi. Il primo è che si tratta di un reato in cui possono cadere tutte le banche comprese, anzi, soprattutto quelle impegnate nell’attività al dettaglio, quindi non solo l’alta (si fa per dire) finanza come finora è avvenuto. Il secondo è che anche in questo caso si dimostra che i controlli interni non hanno funzionato: erano più di dieci anni che una filiale periferica muoveva somme quanto meno inusuali; da tempo sia l’autorità di vigilanza estone sia quella russa avevano avvertito i vertici danesi che i controlli antiriciclaggio locali erano inadeguati; la filiale otteneva la quasi totalità dei suoi profitti da operazioni con non residenti, eppure nessuna seria misura è stata presa. Molti sapevano all’interno della banca, ma nessuno parlava: solo quest’anno un dipendente ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto e segnalare ufficialmente il problema ai suoi superiori. La compliance è diventata costosa, ma è spesso un’arma incapace di mettere in discussione un business che porta profitti perché la cultura aziendale è ancora troppo sbilanciata a favore del risultato finale che non della liceità dei mezzi per raggiungerlo. Gli incentivi dei manager di tutti i livelli sono ancora un forte elemento di freno e incoraggiano a seguire l’adagio dei banchieri di un tempo, che amavano ripetere che pecunia non olet. Non è più così (per fortuna) e ben vengano le azioni delle autorità. Ma è significativo che ancora una volta a muoversi sia il dipartimento di Giustizia Usa: un brutto segnale per l’efficacia della vigilanza a livello europeo”.
 
Altre sull'argomento
Manine (e manone) nella politica
Manine (e manone) nella politica
Da Smith allo scontro Craxi-Andreotti a Di Maio novello Adamo
Contundente
Altro parere
Altro parere
Manine e condonone
Non si governa con il rancore
Non si governa con il rancore
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.