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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 08/10/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Lezzi: reddito di cittadinanza, fisseremo le spese possibili
Il reddito di cittadinanza è una misura che piacerà ovunque in Italia. Ne è convinta Barbara Lezzi, ministro per il Sud, in un’intervista con Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera. Ministra Lezzi, secondo un sondaggio Ipsos il Nord boccia il reddito di cittadinanza e al Sud non sfonda. «Non penso ai sondaggi. Sono convinta che la misura piacerà ovunque perché finalmente si sta guardando a chi ha di meno e si investe in formazione». Ma è visto da alcuni come una misura assistenzialista che non aiuterà l’inserimento nel mondo del lavoro. «Il reddito non è assistenzialismo, ma un sostegno mentre si aiuta a reintrodurre nel mondo del lavoro chi ha avuto difficoltà». I centri per l’impiego non sembrano una garanzia... «Certo. Finora non è stato fatto nulla per renderli efficienti, ci si è accontentati. Li stiamo rimettendo in moto, ma ovviamente non potranno essere subito efficienti. Ci vorrà un periodo di assestamento, ma siamo fiduciosi». C’è incertezza anche sulle stime di chi ne usufruirà. «Abbiamo fatto una stima. Sono 6-6,5 milioni di persone. Ovviamente per alcuni il reddito sarà una integrazione a quanto già percepiscono, poi ci sarà anche un indice familiare per le coppie». Si è parlato tanto di spese immorali: cosa sono per lei? «I giochi d’azzardo, ad esempio. Si è fatta ironia su questo, ma è giusto perimetrare le spese». Farete una lista dei beni acquistabili? «Nessuna lista. Per ora i giochi sono esclusi». La manovra non rischia di penalizzare il Sud? «Io ho subito chiarito che per il Sud non ci sarebbero stati piani straordinari che, poi, visto quello che è accaduto con i governi precedenti restano lettera morta. Ma ci sono misure per sostegno alle imprese e rilancio del lavoro». Ossia? «Ci sarà il 100% degli sgravi contributivi per tutti i nuovi assunti al Sud tra i disoccupati da almeno 6 mesi. Aggiungo che realizzeremo investimenti soprattutto in infrastrutture, istruzione, ricerca».
 
Dibennardo, la chimica aiuterà a riparare l’asfalto
Fare manutenzione costa, non farla costa ancora di più, sintetizza Ugo Dibennardo, direttore del coordinamento territoriale di Anas intervistato da Marco Grasso e Roberto Sculli su La Stampa sulla situazione delle strade italiane. Cosa provoca il dissesto stradale? «Una delle caratteristiche più importanti delle strade è la portanza, che riassume la capacità dell’infrastruttura di sopportare il passaggio dei carichi pesanti». Quali costi per le riparazioni? «In media la spesa a chilometro di corsia va da 45 mila euro per un risanamento superficiale ai 90 mila per uno più profondo.  Anas, dal 2015, ha cambiato radicalmente la propria strategia di investimento. Per il quinquennio 2016-2020, su 23 miliardi, circa 11 sono per l’adeguamento e messa in sicurezza della rete». E per la pavimentazione? «In meno di tre anni, col piano “bastabuche”, è stato investito oltre un miliardo in pavimentazione e segnaletica. Nel 2017 sono stati asfaltati e risanati 2.500 chilometri di strade». La gestione della rete è molto frammentata. Esiste un problema di regia? «Con la riforma del settore stradale (2001) circa metà della rete Anas è stata trasferita alle Regioni, quindi alle Province. La scelta si è rivelata sotto molti aspetti fallimentare, dimostrando scarsa efficienza in termini gestionali e di spesa». Quali effetti produrrebbe il progettato rientro di circa 3.500 km di rete sotto la gestione di Anas? «Interventi e manutenzione sarebbero più omogenei». Ci sono soluzioni per migliorare la qualità dei lavori? «Anas si avvale del Centro di Cesano, che consente di testare prima le soluzioni in laboratorio. Tra i campi di ricerca spicca quella su polimeri e additivi per la modifica degli asfalti. Lo spettro di azione delle ricerche è ampio e, in futuro, potrà influenzare in maniera importante le pavimentazioni dal punto di vista della durabilità e sostenibilità ambientale. I polimeri e gli additivi, infatti, permettono il reimpiego dei materiali da riciclo».
 
Falzetti, Horizon al rush finale: ancora disponibile il 20 per cento del budget
Con 2,4 miliardi di euro (l’8,3% del totale assegnato), 16.461 contratti firmati e 6.789 beneficiari, l’Italia si posiziona oggi al quarto posto nella classifica europea della partecipazione a Horizon2020, il programma che vale 80 miliardi e che finanzia i progetti di ricerca e innovazione nel 2014-2020. A scorrere la classifica meglio di noi fanno la Germania, il Regno Unito e, sorpresa, anche la Spagna. «Con il suo 8,3% di finanziamenti sul totale l’Italia esprime una buona capacità di partecipazione a Horizon ma con il freno a mano tirato sotto il profilo della capacità di fare sistema e di attrazione», spiega Marco Falzetti, direttore di Apre, l’agenzia per la Promozione della ricerca europea che ha elaborato i dati con un aggiornamento a marzo scorso intervistato da Chiara Bussi e Flavia Landolfi sul Sole 24 Ore. Qual è il bilancio di Horizon 2020 a oggi? L’Italia è un grande protagonista di Horizon ed è anche un discreto soggetto per quanto riguarda le performance, anche se qui mediamente occupiamo una posizione sottodimensionata rispetto ad altri partner europei. Abbiamo un problema generale di qualità dei progetti presentati: noi partecipiamo, ma portiamo a casa un po’ meno della media degli altri Paesi. Quali sono i pilastri in cui l’Italia è più debole? Tra le ombre sicuramente la nostra partecipazione nei temi del primo pilastro e cioè la ricerca di base. E dove invece esprimiamo al meglio le nostre capacità? Sicuramente nel secondo pilastro, quello della ricerca industriale e tecnologica e mi riferisco alla ricerca sui materiali avanzati, le tecnologie di produzione, l’Ict, lo spazio, le Pmi. Qui siamo molto ben posizionati oltre la soglia del 10% di finanziamenti già conquistati. A quanto ammonta la spesa per i prossimi anni, quelli di chiusura? I dati sono ancora fluidi ma sicuramente possiamo parlare di una disponibilità di budget totale (tra 2019 e 2020) di ancora circa il 20% degli originali 80 miliardi. Sul piatto ci sono ancora molti soldi da andare a prendere.
 
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