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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 14/09/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Legnini, il vicepremier non riapra lo scontro magistrati-politica
«L’indipendenza della magistratura rappresenta un valore fondativo del sistema democratico. Vale oggi come valeva nel 1938 quando, in pieno fascismo, fu soppressa». Dice così Giovanni Legnini, il vice presidente del Csm, intervistato da Liana Milella su Repubblica. Oggi l’Italia rischia di ricadere in quegli anni bui? «La nostra Costituzione, per fortuna, contiene principi e presidi di garanzia che impediscono il riemergere di barbarie ed oppressioni. Ma occorre tenere alta la guardia perché fenomeni di discriminazione razziale e reati d’odio, particolarmente diffusi ed insidiosi anche sulla rete, si manifestano con crescente intensità». Salvini dice dei rom italiani “ce li dobbiamo tenere”. Questo cosa può provocare? «La diffusione del clima di odio che si registra è preoccupante . È dovere di tutti di arginarla , anche di chi sostiene politiche restrittive sull’immigrazione». Che impressione le ha fatto la diretta Facebook del ministro Salvini che legge l’avviso di indagine dei pm di Palermo? «A nome di tutto il Consiglio ho già espresso una ferma reazione agli attacchi alla magistratura. Perché quelle espressioni, anche per le modalità utilizzate, risultavano lesive del prestigio dell’ordine giudiziario e del doveroso rispetto delle sue prerogative. Non posso che confermare questa posizione , registrando al contempo un abbassamento dei toni nei giorni successivi che mi auguro possa consolidarsi». Mattarella ha appena detto che “nessun cittadino è al di sopra della legge”. Ma Salvini contro i giudici fa appello al popolo. Non potrebbe finire con una rivolta leghista sotto i palazzi di giustizia? «Mi riconosco pienamente nelle parole del presidente della Repubblica che autorevolmente presiede il Csm. La magistratura agisce in virtù dei poteri conferitigli dalla Costituzione e non trae la sua legittimazione dalla volontà popolare. Non vedo rivolte alle porte, anche perché penso che la cultura democratica e il rispetto della separazione dei poteri siano saldamente radicati tra i cittadini».
 
Centeno, troppa incertezza fa male. Le regole Ue si rispettano
Dietro il sorriso di Mário Centeno, il ministro delle Finanze di Lisbona eletto nel 2017 presidente dell’Eurogruppo, si avverte qualcosa che lui non osa esprimere a parole: si sente nei panni di Giovanni Tria. Sa cosa vuol dire essere ministro delle Finanze di un governo visto con sospetto da tutti. «L’Italia – sottolinea in un’intervista con Federico Fubini sul Corriere della Sera - è una democrazia. Si è votato ed è nato un governo. Il processo decisionale in tutte le democrazie dell’area euro segue regole specifiche, che permettono ai governi di seguire strade diverse. Ma abbiamo anche regole comuni e condivise pensate per proteggere l’euro. L’Italia sa esattamente ciò che implicano queste regole e cosa significano. Accolgo con favore gli impegni del ministro Tria e di altri esponenti di governo». Altri esponenti come il vicepremier Matteo Salvini? «Sì, quello che ha detto il ministro Salvini la settimana scorsa. Dichiarazioni rassicuranti. Nell’area euro, ci sono cicli politici diversi e dobbiamo seguirli con fiducia, sapendo che misure di tipo diverso possano essere tutte decise sotto la stessa grande tenda: quella dell’unione economica e monetaria». In Italia la ripresa frena: giù gli occupati, già la fiducia delle imprese, giù la produzione industriale. Pesa l’incertezza su cosa farà il governo? «Le decisioni del governo vanno orientate a invertire questo trend». Quanto in fretta pensa che debbano scendere il deficit e il debito di Roma nel 2019? «Questo tocca alla Commissione, poi noi dell’Eurogruppo produrremo la nostra dichiarazione. Oggi l’atmosfera fra noi ministri è cambiata, la capacità di raggiungere compromessi è chiaramente superiore a quella di qualche anno fa». Cioè un calo del deficit strutturale, al netto delle misure «una tantum» e delle fluttuazioni dell’economia, per chi ha alto debito? «Di questo il ministro Tria è perfettamente consapevole».
 
Castelli, da gennaio le pensioni minime a 780 euro
Il viceministro all’Economia Laura Castelli ha ricevuto il mandato pieno da Luigi Di Maio sulla manovra. È lei, per conto del M5S, a mettere le mani nelle viscere del bilancio per cercare una strada che porti al reddito di cittadinanza. Il presidente della Bce Mario Draghi dice che avete creato un danno alle famiglie italiane parlando troppo. Arriveranno i fatti? «Avrete notato – sottolinea Castelli intervistata da Ilario Lombardo su La Stampa - che lo spread è sceso da quando abbiamo fatto capire ai mercati che crediamo a un governo di legislatura e che il Def e la legge di Bilancio su cui stiamo lavorando guarda ai prossimi 15 anni». Allora cerchiamo di parlare un po’ di fatti. Farete il reddito di cittadinanza nel 2019? «Come promesso. Partiremo il primo gennaio con le pensioni di cittadinanza, portando le minime a 780 euro. Intanto ci occuperemo della riforma dei centri per l’impiego. Abbiamo calcolato che ci vogliono 3-4 mesi. Successivamente partirà il reddito di cittadinanza». Maggio-giugno, dunque. Giusto in tempo per la campagna delle Europee. Un’operazione pre-elettorale simile a quella che fece Renzi nel 2014. Allora voi parlaste di mancia e voto di scambio. «Quella è stata davvero una mancetta che non ha creato consumo. La nostra è una proposta strutturale ed è importante farla partire appena possibile, non per motivi elettorali ma perché gli italiani ne hanno bisogno». La platea quale sarà? «Quella prevista dal contratto. Tutti coloro che sono al di sotto della soglia di povertà». Vi costerà un sacco di miliardi, sicuri di trovarli? «Costerà 10 miliardi, ovviamente considerando le pensioni che partono a gennaio». Ci dica dove li trovate. «Le risorse ci sono. Alcune sono quelle già esistenti nel bilancio dello Stato, altre saranno frutto delle razionalizzazioni delle misure di sostegno al reddito che oggi non funzionano. Infine ci sono le coperture che avevamo indicato nel programma».
 
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