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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 03/08/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Conti: una rete tlc unica è nell’interesse di tutti
«Duplicare è uno spreco: una rete di tlc unica è nell’interesse di tutti». Lo afferma nella sua prima intervista da presidente di Telecom Italia Fulvio Conti, che ha risposto alle domande di Antonella Olivieri del Sole 24 Ore. Nel piano industriale c’è la separazione della rete, un progetto già accantonato in passato. Questa è la volta buona? «Stiamo lavorando alacremente con un team molto ben strutturato che sta definendo il progetto. Che non vuol dire soltanto scorporare una rete, ma anche disegnare il contorno delle attività di vendita di prodotti che usano la rete e rendere possibile competere in modo trasparente con la stessa». Molti considerano la rete un monopolio naturale, che quindi dovrebbe essere unica. Lei cosa ne pensa? «Condivido il principio. Duplicare è uno spreco: non è efficiente creare doppi binari, una doppia rete elettrica, un doppio acquedotto. Non discuto le motivazioni che sono dietro la spinta a investire fuori dal contesto delle proprie attività, ma credo che in qualche modo sia un tema sul quale in futuro bisognerà ragionare». L’ad Amos Genish giudica la rete un asset strategico di cui mantenere il controllo. Non pensa che questo potrebbe essere d’ostacolo alla possibilità di integrare le reti (l’altra è quella di Open Fiber)? Telecom potrebbe essere accusata di voler ricreare il monopolio. «Le cito l’esempio della rete elettrica: l’abbiamo separata ed è rimasta 100% Enel. La regolazione serve a garantire la terzietà del sistema e nel caso dell’energia elettrica il sistema funziona molto bene. La remunerazione è collegata al costo, ma per utilizzare il cosiddetto modello Rab deve esserci un’infrastruttura unica, nell’interesse di tutti». È un discorso che potrà essere affrontato col nuovo Governo? «A me sembra che ci siano buone possibilità che il tema sia affrontato e risolto. Mi pare che il ministro competente, Luigi Di Maio, guardi al settore con molta attenzione e questo mi sembra positivo».
 
Tajani: Salvini parla di Rai per nascondere il dl dignità
«Salvini parla di Rai per nascondere il dl dignità». Lo afferma Antonio Tajani, presidente del Parlamento Ue e vicepresidente di Forza Italia, intervistato sul Corriere della Sera da Marco Galluzzo. Come si sblocca la situazione in Rai? «Il problema che abbiamo posto è politico, e non ha nulla a che vedere con la coalizione di centrodestra, perché il presidente della Rai deve essere nominato da una certa maggioranza». Salvini vi accusa di aver tradito e di esservi schierati col Pd. «Ma quale tradimento, pensi piuttosto al programma di centrodestra per il quale è stato votato, finora hanno solo fatto un decreto di stampo vetero sindacalista anni 70, che farà perdere al Paese anche più di 100 mila posti di lavoro. La Rai sta diventando la scusa per non parlare di tutto il resto». Cioè? «Parlano di Rai per nascondere il decreto dignità, non caschiamo nella trappola. Piuttosto questo governo faccia qualche cosa di centrodestra. Per noi non c’è alcuno scontro, abbiamo posto un problema politico, e siamo convinti che il centrodestra sia ancora in piedi. Non c’è alcun accordo con la sinistra». Però il vostro voto ha di fatto paralizzato la tv pubblica. «Non direi proprio. Fra l’altro il presidente della Rai non ha grandi poteri, non ha nessuna capacità di operare reali cambiamenti. Le accuse di Salvini ricordano la parabola del lupo di Fedro, superior stabat lupus..». E voi sareste l’agnello che non ha nulla da rimproverarsi? «Guardi, noi siamo sempre nel centrodestra, è la Lega ad avere fatto il governo con i grillini. Quella di Salvini mi pare solo una scusa». Nella Lega parlano di Opa nei vostri confronti. «Segnalo che alla Camera siamo appena passati da 104 a 105 deputati, abbiamo 130 nuovi amministratori di Forza Italia, non vedo questo presunto smottamento».
 
Puente: anche in Italia società che producono fake news
«Non mi ha sorpreso. Tutti sapevamo che ci sono società che fanno quel tipo di lavoro, creando profili fake e cercando di orientare l’opinione pubblica». Lo afferma David Puente, il più famoso cacciatore di bufale on line italiano, intervistato su Repubblica da Giuliano Foschini e Fabio Tonacci a proposito dei profili fake creati dalla Internet Research Agency, l’agenzia di San Pietroburgo legata agli apparati del presidente Putin nata per inquinare l’opinione pubblica occidentale. E’un tipo di attività che fa anche la politica? «La politica ne trae sicuramente vantaggio. Ma sarebbe interessante capire se gestisce direttamente questo tipo di operazioni. Che, sia chiaro, non sono soltanto russe. Ma esistono anche in Italia». Ma davvero una bufala può orientare l’opinione pubblica? «Una bufala da sola non basta. Ma un lavoro sofisticato può farlo. Prendiamo come esempio i vaccini. Un profilo fake si costruisce una falsa identità. Poi si registra a gruppi di antivaccinisti e comincia ad avere interazioni personali. Ad avere credibilità. Poi comincia a pubblicare notizie false sui vaccini. Il terreno è fertile e dunque la gente è interessata. Tu sei credibile. È certo che moltiplicheranno la tua bufala». È un lavoro complicato. «Ci lavorano team di altissimo livello, come dimostra la vicenda russa». Come si blocca? «La comunicazione online è veloce. Dunque, funzionano le emozioni: la gioia e la rabbia. Vengono condivise le cose che ti fanno felici e quelle che ti fanno incavolare: un delitto, uno stupro, un politico su cui scaricare le proprie frustrazioni. E non fa niente che si tratti di notizie false». Cosa si può fare per combatterle? «Si possono applicare le leggi che già esistono sulla diffamazione, la calunnia, i reati di procurato allarme, i furti di identità magari assicurando tempi certi nella giustizia. E poi serve l’educazione digitale».
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