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Altro parere

Un impegno pi¨ forte

Redazione InPi¨ 03/08/2018

Altro parere Altro parere Marco Impagliazzo, Avvenire
La modifica al Catechismo voluta da papa Francesco sull’inammissibilità della pena di morte - scrive Avvenire - segna per la Chiesa “una pietra miliare del suo insegnamento e del suo deciso impegno presso gli Stati e i governi perché vengano create le condizioni che consentano di eliminare «oggi» l’istituto giuridico della pena di morte. Il termine «oggi» che il Papa usa – spiega Marco Impagliazzo - è esemplificativo dell’urgenza da lui sentita perché questa pratica disumana volga presto al suo termine. C’è un «oggi» che s’impone da una realtà ancora tanto ingiusta e disumana. Sono infatti ancora 57 i Paesi che mantengono in vigore la pena capitale, anche se il numero di quelli dove le condanne a morte sono eseguite è molto più basso. A tutt’oggi l’Europa resta l’unico continente ad avere bandito questa pena dai suoi ordinamenti e se si vuole “entrare” in Europa questa è una precondizione. La presa di posizione è tanto più significativa, quanto più vasta è la presenza della Chiesa e dei cattolici. Oggi, tutti coloro che negli angoli del mondo sono coinvolti in questo delicato fronte, si sentono rafforzati nel loro impegno. Ma l’«oggi» ha anche un altro significato: davanti al “culto della morte” espresso dal terrorismo, dalla violenza diffusa o dalla guerra a pezzetti, combattere la pena di morte significa ribadire il senso della vita e contestare la logica della morte. Il nichilismo che c’è dietro a chi si batte per togliere la vita agli altri non è contestato, ma avvalorato dalla pena di morte. Una nazione che abolisce l’uso della pena capitale, è una nazione che non ha posto limiti al futuro, che dà ai propri cittadini un segnale di speranza: nulla è già scritto o è irreversibile”.
 
Claudio Cerasa, Il Foglio
Il Foglio si scaglia contro la retorica dei cervelli in fuga. “La storia dell’importante premio assegnato ad Alessio Figalli per i suoi studi in matematica – scrive il direttore Claudio Cerasa - ha prodotto nella testa dell’Indignato collettivo un sentimento a due facce. Da una parte, l’orgoglio di avere un italiano premiato con l’equivalente del Nobel per la matematica. Dall’altra parte, lo sconforto di avere un italiano ‘fuggito’ dall’Italia. In tutte le interviste, Figalli si è ritrovato a rispondere a domande sul ‘dramma’ della fuga dei cervelli ma con abilità il trentaquattrenne romano ha fatto quello che nessuno era riuscito a fare fino in fondo: non criticare l’Italia per non essere riuscita a trattenerlo, ma elogiare l’Italia per la formazione che gli ha dato. Le affermazioni di Figalli sono una sberla contro l’indignazione collettiva dei professionisti del piagnisteo e ci dà l’occasione di smontare la retorica vuota della fuga dei cervelli con l’unico antidoto possibile: l’esaltazione del nostro magnifico spirito cosmopolita. Il tema del cosmopolitismo appassiona forse più la generazione dei ragazzi che hanno avuto la fortuna di crescere nello spazio libero della globalizzazione europea, ma senza capire che un giovane che si sposta da un’area all’altra dell’Ue è in movimento e non in fuga anche i genitori continueranno a cadere nei tranelli del linguaggio del rancore. Il punto non è la fuga ma è il movimento. E’ saper riconoscere il cosmopolitismo ed è sapere applaudire campioni come Figalli che ci ricordano ogni giorno che l’identità globale non è un dramma mondiale, ma è il più grande regalo che la società aperta potesse fare ai nostri figli”.
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