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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 31/07/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Kupchan: Da Trump e Conte più parole che fatti
Per ora dai populisti Trump e Conte più parole che fatti. Lo dice il politologo Charles Kupchan intervistato da Massimo Gaggi per il Corriere della Sera. «Il nuovo governo italiano è un terremoto politico per l’Europa. Non sorprende, quindi, che Donald Trump accolga con grande calore il premier di una coalizione che sembra seguire la rotta populista da lui tracciata. Detto questo, sono curioso di vedere all’atto pratico cosa nascerà dalle intese sulla Libia e da quelle, annunciate dopo l’incontro con Juncker e ribadite ieri con Conte, per il rilancio dei rapporti commerciali Usa-Ue con relativo azzeramento delle barriere: l’America sta riducendo, non aumentando il suo impegno nel Mediterraneo e in altre parti del mondo. E sul commercio ho toccato con mano per anni che, quando dalle dichiarazioni di buon volontà si passa ai problemi concreti, ai vari dossier, si blocca tutto». Trump ha promesso aiuto e riconosciuto la leadership italiana nella stabilizzazione della Libia ed altre aree nordafricane e del Mediterraneo. Gli Usa hanno promesso un ruolo attivo nella conferenza internazionale di Roma in autunno. Non è un successo per Conte? «Certo, ma sul piano milita- re mi chiedo quale cooperazione aggiuntiva ci possa essere, oltre a quella antiterrorismo e di sorveglianza già offerta da Obama. Gli Usa di Trump saranno più interventisti in quest’area? Non lo credo: non vedo alcun nuovo impegno strategico nel Mediterraneo. Solo la volontà di ridurre la presenza, dall’Iraq all’Afghanistan. Quanto al sostegno politico, è di certo rilevante, ma riflette la volontà di premiare un partner che fa una politica simile a quella trumpiana, magari indebolendo l’asse di due Paesi, Francia e Germania, nei quali le forze centriste tengono ancora». Torniamo all’Europa e all’Italia. Il clima sembra comunque migliorato. Soprattutto col nostro Paese. Certo, Conte ha dovuto promettere di importare di più dagli Usa e di rivedere lo stop italiano al Tap, il gasdotto trans-anatolico. Ma Trump, pur chidendo una correzione del deficit commerciale di 31 miliardi di dollari accusato dagli Usa nei confronti dell’Italia, ha ammesso che i prodotti del nostro Paese so- no eccellenti e che lui ne possiede molti. «Parole incoraggianti. Ma l’Italia piace a Trump perché, dopo le svolte in Paesi come l’Ungheria o la Polonia, è il primo Paese-guida dell’Europa ad abbracciare la rivoluzione sovranista. Secondo me, Trump condivide in pieno la strategia di Steve Bannon che vuole creare un’alleanza trans-atlantica di governi populisti. Valori tradizionali, no agli immigrati, forze guidate da cristiani bianchi. Vedo un’Italia più amica di Trump ma anche più isolata in Europa. Ma non escludo, come avvenuto in Grecia, un periodo di assestamento più centrista dopo la prima fase radicale».
 
Bassetti (Cei): Basta alimentare paure. Virus xenofobo può riemergere
Non bisogna alimentare le paure perché altrimenti il virus xenofobo può riemergere. Lo afferma il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, intervistato da Paolo Rodari per la Repubblica. «Gli episodi di violenza di queste settimane, che hanno di mira lo straniero in quanto tale, non possono essere in alcun modo giustificati né consentono alcuna sottovalutazione. Il razzismo è malattia endemica, riemerge come un virus mai sufficientemente domato: si scaglia contro immigrati, rom, ebrei... A ben vedere è il modo più sbagliato con cui curare la paura e l’ansia con cui facciamo i conti un po’ tutti». C’è razzismo anche nella Chiesa? «Probabilmente, detto così suona troppo forte, ma comunque anche noi pastori abbiamo bisogno di comprendere meglio quello che sta avvenendo proprio per continuare a essere riferimento e guida delle nostre comunità. Non si può lasciar correre tra i fedeli l’idea che siano in pericolo i valori cristiani. Vangelo alla mano, saremo giudicati sull’amore: proviamo, per quanto possibile, a realizzarlo, a far nostra la tradizione biblica di ospitalità e accoglienza... Mi ritrovo in quanto dichiara oggi - ieri per chi legge, ndr - proprio su Repubblica il vescovo svizzero Paul Hinder, che da quattordici anni vive in Arabia: in Occidente molti, se non la maggioranza, non sanno più chi sono, se sono cristiani, atei o altro. Anche per questo il confrontarsi con una migrazione di popoli è sentito per lo più come una minaccia». Di «diffidenza e timore verso l’altro, il diverso e lo straniero» parlò meno di un anno fa Papa Francesco che si disse preoccupato «di fronte ai segni di intolleranza, discriminazione e xenofobia che si riscontrano in diverse regioni d’Europa». Qual è il suo giudizio in merito? «Guai a chi usa la questione migratoria per distruggere l’Europa politica di De Gasperi. Chi è contro l’unione politica usi argomenti politici e non giochi a carte coperte. La presenza sempre più massiccia di lavoratori stranieri è una delle sfide più rilevanti di questo tempo. Se, nonostante le difficoltà, l’Europa la saprà raccogliere con spirito positivo, potrà rigenerarsi salvando il meglio della propria tradizione democratica e stabilire un’inversione di tendenza nel conflitto che oggi oppone il Nord al Sud del mondo. Diversamente, con la leadership morale, l’Europa perderà anche la propria dignità».
 
Osakue: Mi hanno colpita perché sono di colore
Hanno voluto colpirmi perché sono una ragazza di colore. Lo dice Daisy Osakue, l’atleta italiana di origine nigeriana colpita due giorni fa a Moncalieri, in un’intervista a Lorenza Castagneti sul Corriere della Sera. «Ho avuto molta paura. Ero sola, in una stradina buia: ho creduto che avessero buttato dell’acido. Questo comportamento appartiene a una minoranza. Che va punita perché non ci siano più discriminazioni né verso me né verso nessun altro. L’Italia non è un paese razzista. È d’accordo con Matteo Salvini, dunque? «È ciò che penso. So che il ministro mi ha inviato auguri di pronta guarigione e lo ringrazio». Il premier Conte l’ha chiamata. «È stato gentilissimo a trovare il tempo per farlo dagli Stati Uniti. Era dispiaciuto per quanto è successo e mi ha fatto il suo in bocca al lupo per le gare». Nel suo caso lei ha parlato di razzismo. «Sì, non esagero. Ne sono convinta». Come mai? «La zona in cui è avvenuta l’aggressione è frequentata da prostitute africane. Quelle persone devono avermi scambiata per una di loro. Non volevano colpire me come Daisy, ma in quanto ragazza di colore». Non vede altri moventi possibili? «Non ho nemici. Nessuno mi ha mai minacciato. Non credo che esistano gelosie sportive dietro a questo episodio. Per me è stato razzismo: lo credo al 120 per cento». Prima le era mai capitato? «No. A parte qualche insulto». Lei in passato raccontava il sogno di poter cantare l’inno di Mameli. «Proprio così. Per ottenere la cittadinanza italiana ho dovuto aspettare di compiere 18 anni. E questo nonostante sia nata a Torino. In molti Paesi esteri ci vuole assai meno. È triste non avere lo ius soli». 
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