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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 11/07/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Tajani, questo governo non durera’
Il governo «comincia a traballare», anche sotto la spinta «delle nostre critiche, che hanno portato la Lega a farsi sentire su un decreto dignità totalmente sbagliato. È una nostra grande vittoria». Lo dice Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia e presidente del Parlamento europeo intervistato da Paola Di Caro sul Corriere della Sera. Agli alleati manda un avvertimento: «Questo governo non dura. Non ha una politica economica, non ha un progetto coerente per il Paese, non ha visione». E un invito: «Dovrebbero tornare a pensare a come dar vita a un governo di centrodestra, perché gli elettori che hanno mandato in Parlamento i rappresentanti di Lega, FI e FdI vogliono politiche di centrodestra, non un libro dei sogni irrealizzabile e pericoloso per gli effetti che potrebbe avere sul Paese». La vostra linea oggi è contestare il governo e mettere in difficoltà la Lega? «L’obiettivo è fare quello che serve agli italiani, e i primi risultati si vedono: la nostra battaglia per il reinserimento dei voucher in settori chiave come l’agricoltura, il turismo, la nostra pressione perché si cambi un decreto che non sta in piedi, ha già costretto la Lega a chiedere modifiche». Crede che la Lega sia troppo remissiva? «Alla Lega chiediamo che porti avanti la politica del centrodestra. Sappiamo tutti che non è possibile fare la flat tax, il reddito di cittadinanza, la riforma della Fornero senza sforare il 3%. Perché non ci si muove in quella direzione, contestualmente riducendo il debito pubblico, unica via per varare la flat tax?». Che dovrebbe fare Salvini? «Pretendere una politica economica diversa da quella che stiamo vedendo. Tria dice una cosa, Di Maio l’opposto, così si va a sbattere, e si capisce dalla preoccupazione che si respira nell’aria, anche Draghi lo ha fatto intendere. A questo punto chiediamo che la Corte dei Conti si esprima in Parlamento sulle coperture per fare reddito di cittadinanza, Fornero, flat tax. Non vogliamo che il Paese sia messo a rischio».
 
Delrio, sul Codice appalti solo propaganda e la corruzione aumenterà
Graziano Delrio, intervistato da Paolo Griseri su Repubblica, non accetta di passare per un burocrate: «Vogliono cambiare il Codice degli appalti sostenendo che complica le procedure, ma non è vero». Delrio, che cosa pensa delle modifiche proposte al suo Codice? «Ogni giorno questo governo si inventa un nuovo nemico. Oggi tocca al Codice degli appalti». 5Stelle e Lega dicono che avete complicato le procedure... «È vero il contrario. La legge precedente aveva 600 articoli, la nostra 220». L’associazione dei costruttori si lamenta. «Il Codice degli appalti è nato per mettere ordine, accogliere le direttive europee, favorire la trasparenza e l’efficenza. Il sistema ha funzionato». Qual è la differenza tra la vostra legge e quella che vogliono leghisti e grillini? «Il problema, me lo lasci dire da medico, è la diagnosi. Noi siamo partiti dall’idea che il controllo dei progetti deve rimanere alla struttura pubblica mentre le imprese devono realizzare le opere. L’altra impostazione è quella dei governi Berlusconi, quella di affidare alle imprese anche la progettazione esecutiva nell’idea che lasciando tutto in mano ai privati si snelliscano le procedure. L’esperienza ha dimostrato che non è così». Quando avete proposto il vostro Codice degli appalti, qual è stato l’atteggiamento dei 5Stelle? «Erano inflessibili. Contestavano le posizioni delle associazioni dei costruttori. Erano favorevoli al tetto massimo del 30 per cento di lavori in subappalto». Ora quindi hanno cambiato idea? «Mah, leggo dichiarazioni non suffragate dalla realtà. Il presidente del Consiglio Conte parla di difficoltà, blocchi di procedure. I numeri li avete pubblicati su Repubblica di ieri e smentiscono questa tesi. Il presidente Conte dovrebbe informarsi prima di ripetere frasi di telegrammi che riceve da chissà chi». Quali i rischi oggi? «Se si torna alla vecchia logica, degli appalti di una volta, i rischi li abbiamo visti: più possibilità di corruzione e opere meno sicure».
 
Trenta, la politica si muova i diritti non vanno compressi
«Il Mediterraneo è sempre stato un mare aperto e continuerà ad esserlo. L`apertura è la sua ricchezza. La strada è regolamentare, non chiudere. La parola accoglienza è bella, la parola respingimenti è brutta. Poi accogliere si può declinare in mille maniere. E si può, anzi si deve, legare accoglienza a legalità». Lo dice in un'intervista con Arturo Celletti su Avvenire il ministro della Difesa del M5S Elisabetta Trenta. La vicenda della Lifeline racconta un`altra storia", prosegue il ministro, e ha dimostrato che «serviva dare una scossa all`Europa. E la forzatura ha avuto un senso, una sua forza, ma nessuno ha mai abbandonato i migranti. La nostra Guardia costiera è sempre stata vicina a quegli uomini e a quelle donne e a quei bambini. L`Italia non si gira dall`altra parte. Non l`ha fatto e non lo farà». Mi racconti questa Europa con 3 aggettivi. «Chiusa, distratta e impaurita. Anche l’ultimo vertice non è stato risolutivo. Il presidente del Consiglio Conte sull’immigrazione è stato bravo. È stato un gran regista: capace di tenere insieme il governo e determinato a far passare una linea italiana ai tavoli europei. I risultati del lavoro del governo però ancora non sono, almeno fino ad ora, così chiari. Non è così. Ora chi arriva su una nostra costa non arriva in Italia, arriva in Europa. Vedrete saremo capaci di strappare l’Unione dal torpore». Una sentenza della Corte Costituzionale apre la strada a un sindacato dei militari. Ora però tocca alla politica. «Come ministero, daremo pieno appoggio al progetto. E, parallelamente, tutto il sostegno tecnico a cominciare dal mio consigliere giuridico».
 
 
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