Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 06/07/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Tajani: Mai così tante interferenze dai lobbisti su copyright
Sulla riforma del copyright sul web ci sono state pressioni fortissime da parte delle lobbies. Lo afferma il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani intervistato da Ivo Caizzi per il Corriere della Sera. Poco prima del voto in aula ieri sulla proposta di riforma riguardante il diritto d’autore in rete ha inviato un tweet per difendere il diritto della Camera Ue di decidere «liberamente la sua posizione in merito alla legge europea sul copyright con l’obiettivo di proteggere l’interesse di tutti i cittadini». Tajani ha specificato che «non bisogna interferire con il lavoro del Parlamento e non si devono diffondere informazioni false e demagogiche». Perché ha lanciato quell’appello? «La riforma del diritto d’autore in rete è stata sottoposta a un lobbying aggressivo e martellante, senza precedenti nel Parlamento europeo. Il presidente del gruppo eurosocialista Udo Bullmann ha denunciato perfino incredibili minacce di morte. Il mio ufficio di presidenza, nell’ultima settimana, è stato di fatto messo fuori uso dall’assalto dei lobbisti, che hanno intasato e paralizzato le comunicazioni di posta elettronica. I nostri telefoni erano perennemente occupati». I gruppi di pressione, che cercano di influenzare le decisioni dei partiti e dei singoli eurodeputati, fanno parte del gioco da sempre. Sono anche registrati in un elenco...«Stavolta però abbiamo visto degli eccessi, che avranno conseguenze. Innanzitutto chiederemo un’indagine sulle minacce di morte. Poi è emersa una diffusione enorme di fake news e una attività di disinformazione capillare. Intendo far produrre uno studio su come e con quali regole nei Parlamenti di Washington o di altre capitali si tutelano dal rischio di strapotere delle lobby più ricche e aggressive. Poi cercheremo di far introdurre le regole più utili a livello Ue. Una democrazia non può accettare che, nei procedimenti legislativi, i ricchi possano essere favoriti sui poveri e su chi ha meno risorse economiche per sostenere le proprie ragioni. Non dimentichiamo che al voto è andata una normativa giusta. Ampi consensi aveva riscosso l’obiettivo di tutelare la sopravvivenza dei giornali e della professione giornalistica, ridurre il rischio di notizie false in rete, remunerare adeguatamente gli autori e gli editori». Poi però il testo non si è limitato a far pagare il diritto d’autore ai giganti americani della rete ed è diventato ambiguo in alcuni punti, che non potevano non sollevare le opposizioni del popolo del «web libero» e di piccoli operatori del settore... «Ho constatato che partiti populisti, come la Lega e il M5S, l’estrema sinistra e i verdi si sono schierati all’opposizione insieme alle multinazionali del web, che hanno fatto di tutto per far prevalere il no in aula ed evitare di dover pagare il diritto d’autore a chi spetta. Grandi gruppi si sono divisi al loro interno. Ma penso che sia conseguenza della grande opera di disinformazione che ha accompagnato il procedimento. I dubbi e i rischi per la libertà della rete e di espressione possono essere superati con un compromesso a settembre, quando a Strasburgo ripartirà il dibattito politico e verranno votati emendamenti. Ma il principio che il copyright in rete debba essere pagato — da chi lo utilizza per incamerare guadagni ingenti — non può essere messo in discussione».
 
Bruti Liberati: La legge vale anche per la Lega
La legge vale per tutti. Anche per la Lega. L’ex presidente dell’Anm, Edmondo Bruti Liberati, intervistato da Liana Milella per la Repubblica, commenta così le polemiche sulla sentenza della Cassazione sui fondi della Lega. Salvini contro la Cassazione si rivolge a Mattarella: a lei, Bruti Liberati, ex presidente dell’Anm negli anni caldi del governo Berlusconi, che impressione fa questa mossa? «È il ritorno a toni di scontro tra governo e magistratura che avevamo dimenticato e che speravamo non dovessero tornare mai più». Stiamo ai fatti: la Cassazione prende una decisione e Salvini che fa? Prima protesta contro i giudici e dice che si vuole «eliminare la Lega per via giudiziaria». Non le viene in mente Berlusconi? Si ricorda quante volte l’ex premier ha usato proprio questa argomentazione? «Colpisce l’analogia con gli attacchi virulenti che non risparmiarono neppure decisioni definitive della Cassazione a Sezioni Unite. Penso al messaggio di Berlusconi a reti unificate, quando fu rigettata la richiesta di spostare da Milano un processo per legittima suspicione. Era stata fatta approvare a questo scopo una delle leggi ad personam, ma la Cassazione ne diede la sola interpretazione costituzionalmente corretta». Senza entrare nel merito della vicenda giudiziaria, non crede che un partito debba rendere conto fino all’ultimo centesimo di come ha speso i soldi del finanziamento pubblico? E quindi non ritiene ingiustificati gli attacchi che, da destra ma anche da sinistra, piovono sulla magistratura, anche se poi la politica si dichiara contro la corruzione? «Dalla ricostruzione dei passaggi processuali è chiaro quanto siano fuori luogo i truculenti attacchi alla magistratura, cui si attribuiscono finalità politiche. Il partito della Lega si è difeso e avrà ampie possibilità di difesa nei passaggi ulteriori. Il ministro Salvini si affidi ai suoi avvocati e abbia fiducia che la magistratura farà il suo dovere imparzialmente. Il sequestro preventivo è una cautela per evitare che un’eventuale futura confisca rimanga senza effetto: non si vede perché debba essere
evitato quando si tratta di un partito. Chi truffa ai danni dello Stato deve restituire il maltolto. Se vi è tenuto un privato cittadino forse a maggior ragione vi è tenuto un partito politico. Altro
che “eliminare la Lega per via giudiziaria”: è solo che la legge deve essere uguale per tutti».

 
Boccia: Sul lavoro governo ha obiettivi giusti ma strumenti sbagliati
«Noi comprendiamo i fini del decreto dignità: evitare le delocalizzazioni selvagge e ridurre le dimensioni della precarietà. Critichiamo gli strumenti che sono stati individuati». Lo afferma Vincenzo Boccia, presidente della Confindustria intervistato da Roberto Mania per la Repubblica. Presidente, avevate parlato di un provvedimento contro le imprese, di rischi per l’occupazione, di chiusure di fabbriche e blocco degli investimenti, e ora lei dice di condividere gli obiettivi del decreto? Una marcia indietro? «Nessuna marcia indietro, abbiamo sempre espresso critiche sugli strumenti individuati dal governo. Ci sono state anche molte e giustificate reazioni di alcuni nostri settori. Penso soprattutto agli imprenditori delle regioni del nord, peraltro a trazione leghista o con la Lega nella maggioranza dei governi regionali, che si sono sentiti “traditi”. Ma le critiche sono state espresse da tutto il mondo economico: dalla Confesercenti, dalle associazioni degli artigiani, dalla Confcommercio e da noi. Non siamo stati i soli». Dunque, lei che si trova a Parigi per un incontro con la Confindustria francese consiglierebbe ai suoi colleghi d’Oltralpe di investire in Italia nonostante il decreto dignità? «Per ruolo e per cultura apparteniamo a quella categoria di persone che quando si trova all’estero non parla male del proprio Paese. Consigliamo sempre di venire in Italia e non dimentichiamo mai che siamo il secondo Paese industrializzato d’Europa». Insomma invita ancora a investire in Italia? «Esattamente. Il decreto dignità può ancora essere corretto in Parlamento. Ripeto, ne comprendiamo gli obiettivi ma non l’avremmo fatto così». Cosa cambierebbe, allora? Quali sono le proposte di Confindustria? «Sul fronte delle delocalizzazioni vanno evitate aree grigie, dal punto di vista normativo, che possano dar luogo a conflitti interpretativi. Per quel che riguarda i contratti a termine pensiamo che sia un errore passare da 36 mesi di contratti senza causale a 12. È un meccanismo che provocherà un maggiore turn over dei lavoratori».
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.