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Altro parere

Rolling Stronz

Redazione InPi¨ 06/07/2018

Altro parere Altro parere Maurizio Crippa, il Foglio
Maurizio Crippa sul Foglio prende di mira, nella sua rubrica quotidiana ‘Contro Mastro Ciliegia’, l’appello anti Salvini della rivista Rolling Stone Italia e titola “Rolling Stronz”: “Essere la succursale italiana di una gloriosa rivista rock-libertaria del tempo che fu, ma che proprio fu, essere Rolling Stone Italia, cioè, è un’ineluttabile condizione dell’essere che bisognerebbe tenere presente. Per evitare acrobazie improbabili. La copertina arcobaleno (fantasia, eh) con la scritta (da okkupazione del Mamiani) “Noi non stiamo con Salvini. Da adesso chi tace è complice” bisogna avere lo status per reggerla, e la credibilità politica per permettersela. Se non sei il New Yorker, se ti occupi di canzonette (ah sì, di cultura giovanile, per carità. Però dai, cazzo... la cultura giovanile: sono loro che votano Lega, no?) quello dovresti fare. Un simpatico hashtag #sonosolocanzonette. Non stiamo qui a parlare dei musicians che hanno aderito all’ardita iniziativa, qualunque democrazia ha la sua classe “intellettuale pop” che si espone per le giuste cause politiche. Solo che loro hanno Susan Sarandon, o Roger Waters, che noi del Foglio lo critichiamo sempre, ma è uno che la Storia del Rock gli ha dato il diritto di dire quel che vuole. E Rolling Stone Italia ha Emma Marrone, Caparezza, Lo Stato Sociale. Come dire l’opposizione politica di Rita Pavone e di Antonello Venditti. Un disco per l’estate. Non è questione neppure di linea politica, siamo quelli del no pasaran. E questione di essere seri e fare il proprio mestiere. Ma se sei il Sorrisi & Canzoni del pop-rock, quella frasetta, ‘chi tace è complice’, fa ridere’”.
 
Alessandro Sallusti, Il Giornale
Anche il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, commenta l’appello di Rolling Stone Italia contro il leader leghista e titola: “Tranquillo porta bene”.  “Se qualcuno sperava che questo governo durasse poco, si può mettere il cuore in pace. Ad allungargli la vita, nonostante i primi scontenti degli elettori (che già si stanno manifestando sui temi fiscali ed economici), sarà l’ostilità dichiarata e idiota della solita compagnia di giro, senza arte né parte, che gioca al comunismo, frequentando attici da sogno, spiagge esclusive e circoli alla moda. Non nullatenenti ma sicuramente nullafacenti che alla gente stanno più sulle palle di qualsiasi politico, tanto da preferire il secondo a loro, come a suo tempo si dimostrò con i girotondi e gli appelli pseudo-intellettuali contro l’epopea berlusconiana. Questa allegra compagnia si è rimaterializzata ieri grazie all’iniziativa della rivista Rolling Stone, una volta tempio della musica e oggi parcheggio per radical chic frustrati. Nel numero in uscita si lancia un manifesto-appello dal titolo «Noi non stiamo con Salvini, da adesso chi tace è complice» al quale aderiscono i soliti nomi, scrittori e cantanti reduci chi dal ’68, chi dal fallimento della sinistra in tutte le sue variegate forme. Parliamo di persone che, politicamente parlando, non ne hanno mai azzeccata una. Hanno portato sfortuna a chiunque hanno appoggiato e allungato la vita a tutti quelli che hanno avversato. C’è da aver paura a non essere nel loro mirino, non l’inverso. Non stare con Salvini è legittimo, ci mancherebbe, e anche noi su alcune scelte, a partire dalla sciagurata alleanza con Di Maio, non lo siamo. Ma altro è aprire l’ennesima stagione dell’odio solo perché non fai parte della loro casta, che poi è una castina di quattro amici che se la cantano (Fiorella Mannoia, già musa di Ingroia) e menano (Erri De Luca, poeta della violenza No Tav) tra di loro. In parte la capiamo, questa cricca che ha campato per anni sull’antiberlusconismo a prescindere. Senza il Cavaliere al governo si sono ritrovati orfani e si annoiavano, tra una cena a Capalbio e una vacanza a Porto Cervo. Salvini è caduto come il cacio sui loro maccheroni. Si abbuffino pure, tanto finiranno come al solito ingozzati dalle loro parole e dalla loro arroganza. Il loro banchetto sarà ancora una volta disertato dalla gente a cui pensano di dare voce”. 
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