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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 13/06/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Salvini: su migranti sta nascendo un asse italo-tedesco
Marco Cremonesi, sul Corriere della Sera, chiede al ministro dell’Interno Matteo Salvini se è sempre convinto che il blocco dei porti sia stata la mossa giusta: «Sono ministro da soli undici giorni, eppure credo che un risultato importante per tutti gli italiani sia stato portato a casa: a differenza delle chiacchiere che abbiamo ascoltato negli ultimi sette anni, abbiamo risvegliato l’Europa. Io oggi ho parlato con il ministro tedesco Horst Seehofer e posso dire che credo stia nascendo un asse italo-tedesco basato su una parola d’ordine fondamentale: difendere le frontiere esterne. Che significa difendere il Mediterraneo e dunque anche noi italiani». Rinnoverete gli accordi con la Libia per frenare le partenze dai loro porti? «Per quanto riguarda il nord Africa, il mio desiderio è quello di essere nelle prossime settimane in Libia e in Tunisia per migliorare ancora i nostri rapporti. Per ovvi motivi non posso dire molto di più, ma certamente se questi Paesi avessero, per esempio, bisogno di nuove imbarcazioni per presidiare le acque, noi saremmo disponibili a fornirle. Ho anche appreso che belgi, austriaci e tedeschi hanno finalmente parlato di punti di raccolta e identificazione nel nord Africa, che è il nostro primo obiettivo. Centri gestiti in modo umano e solidale che possano prevenire partenze e magari morti in mare». E l’Egitto? «Vogliamo ricostruire buoni rapporti con l’Egitto. Io comprendo bene la richiesta di giustizia della famiglia di Giulio Regeni. Ma per noi, per l’Italia, è fondamentale avere buone relazioni con un Paese importante come l’Egitto». Lei ha detto di voler rivedere i costi per l’accoglienza: «Da luglio, con un decreto del ministro, ridurremo il contributo per chi chiede asilo. Tagliare i costi è possibile. E occorre anche tagliare i tempi di esame delle domande».
 
Amm. Alessandro: se si è su una nave militare italiana si è su suolo italiano
“Per cambiare le regole ci sono i tavoli diplomatici. Intervenire su un’operazione di soccorso già avviata è assurdo e contrario a ogni prassi”. Vittorio Alessandro, Contrammiraglio in congedo, coordinatore nel 2011 della crisi di Lampedusa, così commenta con Stefano Caselli sul Fatto Quotidiano la vicenda Aquarius. Cosa prevedono i trattati quando una nave raccoglie naufraghi? “La prassi è universale. Esiste l’obbligo di raccogliere e portare al sicuro, nel più breve tempo possibile, le persone. Nel caso specifico siamo di fronte a un numero consistente di persone a bordo di un’imbarcazione che ne poteva trasportare meno. Un evidente surplus di rischio che richiedeva risposte rapide”. Ci sono anche questioni giuridiche? Una nave militare italiana è suolo italiano: “Sì, chi fa il trasbordo si trova su suolo italiano. L’incondizionato impegno del governo spagnolo dovrebbe essere scongiurare eventuali obiezioni, semmai qualcuno ne porrà. Però in base ai Trattati di Dublino qualcuno potrebbe far valere il principio del Paese di prima accoglienza sulla base del trasbordo. Anche se non è stato sbarcato in un porto”. Uno Stato può chiudere i porti? “No. Non può per le merci, figuriamoci per le persone, a patto che il porto sia in condizioni di assoluta sicurezza. Non vedo quale fosse l’ostacolo”.
 
Attal (En Marche): Vomitevole? Reazione a caldo, usata parola sbagliata
«Non ho nulla contro l’Italia, forse ho usato una parola sbagliata ma è stata una reazione a caldo, vedendo quello che stava succedendo». Gabriel Attal, portavoce del movimento La République En Marche, spiega ad Anais Ginori su Repubblica che con il termine «vomitevole» intendeva  «esprimere il mio shock per una decisione che mette in gioco le vite di donne e uomini». Rimpiange di averlo detto? «Vorrei contestualizzare la frase che ho pronunciato durante un’intervista in diretta. Ho parlato innanzitutto pensando alle persone a bordo dell’Aquarius e sentendo che un ministro aveva gridato vittoria davanti una situazione umanitaria grave. Non penso ci siano vincitori in una situazione del genere». Perché la Francia, che appoggia l’idea di una solidarietà con l’Italia nelle istituzioni europee, poi chiude la frontiera con Ventimiglia? «Ho passato una giornata alla frontiera tra Mentone e Ventimiglia e ho constatato quanto sia drammatica la situazione per entrambi i Paesi. Le autorità francesi spiegano che, se la frontiera fosse aperta, probabilmente ci sarebbero ancora più migranti che tentano la traversata per poi andare verso la Gran Bretagna. Chiudere la frontiera è anche un modo di lanciare un messaggio per evitare di aumentare gli sbarchi. Non voglio dire che sia una situazione soddisfacente. La soluzione si troverà solo a livello europeo».
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