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Altro parere

Migranti: papi, Vangeli e l'ultima parola

Redazione InPi¨ 13/06/2018

Altro parere Altro parere Guido Mocellin, Avvenire
Siti, blog e social network che orbitano nell’universo digitale ecclesiale partecipano alla discussione, fortemente polarizzata, intorno al "caso Aquarius". Guido Mocellin, su Avvenire, spiega così come “in queste occasioni si vede bene che l’ambiente digitale è così refrattario alle relazioni verticali da non riconoscere a nessuno il diritto a pronunciare l’ultima parola”. “Non la si riconosce ai Papi, che vengono contrapposti l’uno all’altro, in particolare gli ultimi tre – continua Mocellin -. E se di Francesco non è certo difficile trovare qualche citazione sull’argomento (c’è anche chi posta la foto-simbolo del suo primo viaggio, che come si sa ebbe per meta Lampedusa), di Giovanni Paolo II circola addirittura una "cartolina" con alcune sue parole, selettivamente tratte dall’esortazione apostolica del 2003 Ecclesia in Europa in maniera da fare apparire la visione di quel documento meno sollecita verso l’accoglienza di quanto in effetti lo sia”. L’ultima parola “non la si riconosce neppure alla Scrittura”: “Sebbene molti degli interlocutori, incoraggiati da un tweet particolarmente autorevole – quello del cardinal Ravasi – sostengano la loro posizione citando Matteo 25 (Ero forestiero e...) – conclude Mocellin -, altrettanti la demoliscono attraverso prolungati esercizi di benaltrismo, in tutte le sue varianti. Non trova miglior sorte Luca 10 (Ma un samaritano...): un amico digitale obietta che quello stesso samaritano, se ogni volta che viaggiava da Gerusalemme a Gerico gli avessero messo sulla strada un ferito o un ammalato, alla fine avrebbe cambiato itinerario; e un altro utente che a ben guardare egli non pensa solo al bisognoso, ma anche ai suoi affari”.
 
Stefano Feltri, Il Fatto Quotidiano
Per Stefano Feltri, sul Fatto Quotidiano, “tutti hanno da rimproverare qualcosa all’Unione europea: perché fa troppo (regole di bilancio) o troppo poco (sui migranti), perché è troppo indipendente (Bce) o lo è troppo poco (politiche fiscali); critiche che arrivano dagli stessi partiti e dagli stessi elettori che chiedono cose tra loro contrastanti”. E il dibattito si è polarizzato “in un modo che non lascia scampo: critici dell’Europa contro difensori di uno status quo che non soddisfa neppure i più euro-entusiasti”. “In questa morsa – segnala Feltri -, prova a inserirsi l’ex ministro delle Finanze geco, Yanis Varoufakis, in Italia in questi giorni per presentare il movimento che ha fondato, DiEM25: una forza che ambisce a essere protagonista alle prossime elezioni europee del 2019 con un approccio diverso”. Varoufakis “si candida a essere il Macron di sinistra anti-austerità: la sua idea è che per rispondere alle domande dei sovranisti serva un’Unione europea più forte, democratica e con una sua legittimità politica autonoma da quella dei singoli Stati membri”. “DiEM25 – continua Feltri - deciderà con partecipazione e primarie chi candidare, anche in Italia, aggregando forze e personalità rimaste senza referenti tra i partiti tradizionali, dal sindaco di Parma Pizzarotti a quello di Napoli De Magistris. E magari, chissà, potrebbe offrire una sponda anche ai Cinque Stelle la cui collocazione nel Parlamento europeo dal 2019 è una grande incognita. Non è una missione facile, è probabile che le posizioni estreme e superficiali dei sovranisti più scalmanati saranno sempre più attraenti delle critiche argomentate per chi non ama questa Ue (praticamente tutti)”. “Ma se DiEM25 riuscirà almeno a costringere gli altri partiti a discutere di politiche europee con meno slogan e più numeri avrà già ottenuto un grande risultato”, conclude Feltri.
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