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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 08/06/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Toti: No a scelte dall’alto. Rifondiamo il centrodestra
In attesa della Lega il centrodestra va rifondato. No a scelte calate dall’alto. Lo dice il governatore forzista della Liguria, Giovanni Toti intervistato da Paola Di Caro per il Corriere della Sera. Pensa ancora che questo governo fosse la soluzione migliore per uscire dalla crisi? «Era l’unica. Ed è il frutto degli errori della quasi totalità della classe dirigente, alla quale servirebbe un esame di coscienza collettivo. Ha sbagliato l’Europa, se ci sono tanti partiti che hanno nel loro dna il ribellismo contro questa Ue. Hanno sbagliato i partiti tradizionali, Pd e FI, che non hanno saputo cogliere il cambiamento del Paese, proponendo ricette e facce che l’opinione pubblica respingeva. Ha sbagliato un Parlamento che per autoconservazione ha votato una legge elettorale che portava al pareggio». Se era l’unica soluzione possibile, adesso il governo va sostenuto? «Questo governo nasce con una certa prosopopea, con alcune parole d’ordine — blocco delle infrastrutture, allungamento della prescrizione, agenti provocatori — che mettono paura. Ma ci sono anche punti positivi ai quali non possiamo opporci per principio: contrasto all’immigrazione, semplificazione e riduzione delle tasse». E magari non potete permettervi voi di FI di perdere il contatto con la Lega... «Io ho sempre creduto e continuo a credere che l’orizzonte per noi sia il centrode- stra, in prospettiva un partito unico. Ma mentre la Lega chiarisce la sua prospettiva e ci dice come interpreta questo passaggio di governo, se vi è un orizzonte politico o se è una parentesi, le altre forze dello schieramento dovrebbero cercare di costruire la seconda gamba del centrodestra. Dandosi parole d’ordine, pantheon, contenuti, proposte e una nuova classe dirigente per una parte del Paese che chiede rappresentanza».
 
Minniti: Sui migranti fanno un salto nel buio
Sui migranti il nuovo governo fa un salto nel buio. Salvini ci consegna ai paesi che vogliono lasciarli tutti in Italia. Lo sostiene l’ex ministro degli Interni, Marco Minniti intervistato da Fabio Tonacci per la Repubblica.  Sta dicendo che con il governo Conte è a rischio la democrazia? «Non voglio dire questo. Osservo però che il passo dall’ignoto al salto nel buio può essere breve. Qui in gioco c’è il modello di società che vogliamo. L’Italia non può rinunciare ai valori che la fondano, non deve diventare una società chiusa. Altrimenti perderà se stessa. Sulla questione immigrazione, però, il governo manca di una visione globale». In che percentuale è riuscito a completare il suo Piano? «Al settanta per cento. È mancato l’ultimo miglio, cioè l’istituzione di flussi legali per regolare gli ingressi dei migranti, ma per questo era necessario l’impegno del Parlamento. Sono stato ministro dell’interno per 17 mesi, non 17 anni. Prima abbiamo contrastato l’illegalità e cancellato la parola emergenza, poi abbiamo cominciato a costruire la legalità con i corridoi umanitari aperti con la Libia. Tutto grazie a delicatissimi rapporti diplomatici nel Mediterraneo. Ma di Mediterraneo Salvini non parla. Ho sentito invece che parla di Ungheria, di Austria, di Orban, di Visegrad...». Cosa comporta allearsi con loro? «Diventare l’hot spot dell’Europa, esattamente come vuole il gruppo dei paesi dell’Europa centrale del Patto di Visegrad. Ci stiamo consegnando mani e piedi al loro progetto di ridurre l’Italia a centro di controllo unico dei flussi migratori provenienti dall’Africa. Appunto, e qui riprendo le ultime proposte di Salvini, creando sempre più hotspot, sempre più centri di accoglienza... Davvero pensiamo di allearci con chi sta cercando di affossare nel Parlamento Europeo la proposta di riforma del trattato di Dublino? Abbiamo ricollocato 13.000 migranti fino ad oggi (indica il numero sul suo foglio bianco, ndr), 11 mila negli ultimi 16 mesi, e sa quanti ne ha presi il Gruppo di Visegrad? Zero. Davvero il nostro alleato migliore sarà l’Austria, che giusto un anno fa schierava i carri armati al Brennero?».
 
Romano: l’Europa sbaglia su Putin, Nato e immigrati
Su Putin, Nato e immigrati l’Europa sbaglia. L’ex ambasciatore Sergio Romano va controcorrente intervistato da Pietro Senaldi per Libero. Per ora l’unico leader al mondo che si è dichiarato favorevole all’esecutivo giallo-verde è proprio lo zar Vladimir: la stupisce? «È accaduto quel che accade sempre: gli avversari del mio nemico sono automaticamente miei amici. In realtà nessuno sa che cosa pensi davvero Putin di M5S e Lega. Li sostiene perché è preoccupato dalla linea che da 20 anni gli Usa hanno impresso alla loro politica verso Mosca; e questo lo porta a vedere di buon occhio le forze anti-sistema». Quanto sono fondate le preoccupazioni avanzate da giornali e Pd, che affermano che questo governo ci creerà problemi con la Nato? «Nei miei incontri pubblici non ho mai riscontrato tra gli elettori dei vincitori delle ultime elezioni un diffuso e dichiarato anti-atlantismo. Credo che le preoccupazioni in questo senso siano eccessive». Come si spiega un’avversione così profonda alla Ue? «Due sono i fattori che hanno suscitato la maggiore delusione verso l’Europa: la globalizzazione e l’immigrazione. La prima era inevitabile, ma abbiamo forse sbagliato ad appropriarcene creando un nesso tra mercato unico e globalizzazione, come se l’esistenza e il futuro del primo fossero legati alla prospettiva della seconda. In realtà la globalizzazione è un fenomeno difficilmente governabile che ha portato benefici, ma ad alcuni Paesi più che ad altri. A parte l’errore di “marketing” non c’è molto da rimproverare alla Ue in questo campo». Quanto all’immigrazione? «L’Europa ha sbagliato. Doveva dare subito la sensazione che l’immigrazione fosse un problema di tutti. Invece ha abbandonato l’Italia, scatenando la rabbia dei suoi cittadini». Per la verità ce la siamo un po' venduta: immigrati in cambio di sconti sui parametri Ue? «Certo abbiamo monetizzato in parte, con aiuti finanziari, il fatto di essere stati lasciati soli a gestire gli arrivi. Però è chiaro che gli immigrati vogliono venire in Europa e non in Italia e la Ue pagherà a lungo la sua miopia». 
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