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Altro parere

Chi di Spada perisce

Redazione InPi¨ 07/06/2018

Altro parere Altro parere Mattia Feltri, La Stampa
L’assenza delle cosiddette vittime della mafia al processo di Ostia contro il clan Spada è emblematico di un certo clima. Ne scrive Mattia Feltri nel suo Buongiorno quotidiano sulla Stampa. “La prossima volta che sentite qualcuno gridare fuori-la- mafia-dallo-Stato siete autorizzati a menare le mani, perché la mafia è dappertutto, tranne che nello Stato. Lo Stato c’è, accidenti. Lo Stato è arrivato a Ostia, è arrivato sotto forma di governo, sotto forma di procura, sotto forma di forze dell’ordine, lo scorso gennaio sono stati arrestati trentadue sgherri della famiglia Spada per associazione di stampo mafioso, omicidi, minacce, botte, usura, estorsioni. Il processo è cominciato l’altro giorno, e c’era la giornalista Federica Angeli, che da anni vive sotto scorta, e s’è girata per vedere chi si sarebbe costituito parte civile, cioè si sarebbe dichiarato vittima. Non c’era nessuno. Solo i parenti degli Spada. Poi la Regione, il Comune, tre associazioni antimafia come Libera che vanno meritoriamente a ogni processo. Associazioni di Ostia: zero. Taglieggiati di Ostia: zero. Cittadini di Ostia: zero. Dentro quell’aula di tribunale non c’era niente altro che lo Stato, i magistrati e i politici, la polizia e i carabinieri. La prossima volta che sentite qualcuno dire lo-Stato-ci-ha-abbandonato, menate duro. Non è lo Stato che ci ha abbandonato, siamo noi che abbiamo abbandonato lo Stato (altro che lo Stato siamo noi), con l’alibi meschino di qualche inchiesta trattativa. Ma che trattativa? Non c’è nessuna trattativa: c’è proprio un accordo, e funziona benissimo, fra la mafia e chi se la tiene, e preferisce stare alla larga dallo Stato perché lo Stato non fa paura, la mafia sé. Intendiamoci: nessuno è tenuto a fare l’eroe, ma almeno poi non rompa i cosiddetti”.
 
Vittorio Feltri, Libero
Il problema è che si pagano troppe tasse e non si sa dove vanno a finire. Lo scrive Vittorio Feltri su Libero. “Tasse, maledette tasse. Ci tocca pagarne un fottio e non sappiamo perché. Dove finiscono i nostri soldi? A quali scopi vengono usati dallo Stato? Nessuno ce lo ha detto. È un segreto. Infatti, benché pubblici, i bilanci non spiegano chi e quanto incassa. Si limitano a riassumere le uscite: tanto per l’istruzione, tanto per la sanità eccetera. Dati riassuntivi da cui si evincono le spese sostenute globalmente. Mancano i dettagli, l’identità di quelli che hanno intascato e per quale motivo. Un presidente della commissione, appunto, di bilancio, alcuni anni orsono mi ha confidato di non aver mai visto, dicesi mai, gli allegati della contabilità, i soli buoni per conoscere i nomi di quelli che hanno percepito i denari prelevati dalle nostre tasche. Per quale ragione non si rendono note le varie voci che prosciugano gli introiti fiscali? Il problema probabilmente è il seguente: i funzionari dei ministeri, coloro che comandano davvero ai vertici delle istituzioni, buggerando anche i politici (ignoranti quali sono), distribuiscono liquidi a chi scelgono loro, cani e porci, senza che vi sia qualcuno in grado di controllare, eventualmente tagliare o almeno correggere. Responsabili di dicastero e sottosegretari di solito sono inesperti e si fidano delle informative false fornitegli dai burocrati, e in base ad esse prendono provvedimenti ovviamente sbagliati. Cosicché il patrimonio statale viene sprecato per favorire gli amici degli amici, cioè sperperato, dissipato in iniziative che col bene comune non hanno nulla che vedere. Ecco perché le imposte versate dai cittadini (una minoranza di onesti) non bastano mai e il famigerato debito seguita ad aumentare. Non credo che Salvini sappia queste cose sporche. Gliele dico affinché si dia una regolata allorché affronterà la delicata questione della flat tax, che si può fare a una sola condizione: calcolare al centesimo le autentiche necessità di investimento routinario e gli introiti erariali. Il punto di pareggio si trova soltanto se nessuno ciurla nel manico come, invece, è sempre avvenuto, a destra e a manca”.
 
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