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Bernier (Parmalat): I francesi credono nell'Italia

Ettore Livini, Repubblica, 8 maggio

Redazione InPi¨ 11/05/2018

Bernier (Parmalat): I francesi credono nell'Italia Bernier (Parmalat): I francesi credono nell'Italia I francesi di Lactalis hanno fiducia nell’Italia e presentano la ricetta per il rilancio di Parmalat. A sette anni dall’Opa, Lactalis affronta la sfida più complessa: quella del mercato del latte mandato sull’ottovolante dalla fine delle quote.Ne parla l’ad dell’azienda di Collecchio, Jean-Marc Bernier, intervistato da Ettore Livini per la Repubblica. «Il 2017 è stato un anno brutto. Il calo della redditività è la spia che qualcosa non va. Dobbiamo agire con decisione per voltare pagina. E, lo dico con realismo, ci vorrà del tempo per migliorare». Quali problemi ci sono? «Le acquisizioni degli ultimi anni ci hanno consentito di crescere da 4,3 a 6,6 miliardi di ricavi, abbiamo un portafoglio diversificato in 24 paesi con 93 stabilimenti. Abbiamo preso posizione in zone dove non eravamo. Ma il prezzo è diventato molto volatile e si fatica a scaricare gli aumenti sulla grande distribuzione. Abbiamo sofferto in Canada, il nostro primo mercato, e in Australia. Dobbiamo riorganizzare la rete in America Latina. E a questo punto è necessario rivedere la nostra strategia. So che ci sono le potenzialità per recuperare ma sarà un percorso lungo». Cosa cambierà in Parmalat? «Punteremo molto di più sui prodotti ad alto valore aggiunto. Come lo Zymil in Italia, che rende il 30% in più del latte tradizionale. Poi amplieremo il nostro portafoglio nel segmento degli yogurt e del formaggio che oggi sono solo il 30% del nostro giro d’affari. E infine dovremo fare molta più attenzione sui costi, investendo per modernizzare la parte logistica e industriale». I fondi accusano da anni Lactalis di aver comprato Parmalat solo per portare via il tesoretto da 1,5 miliardi raccolto con le cause a banche e revisori dopo il crac. Come vanno le cose nel nostro paese? «Siamo ancora qui, diamo lavoro a duemila dipendenti diretti e a 130mila nell’indotto e siamo tra i primi due compratori di materia prima, acquistandola oltretutto in tutto il paese e non solo al nord. Le vendite di latte in Italia sono calate del 25% negli ultimi 5-6 anni ma noi abbiamo difeso la nostra leadership senza ristrutturazioni. Anche qui — come in ogni paese del mondo — punteremo a valorizzare i prodotti locali. Abbiamo appena rilevato le Latterie Friulane salvandole e comprato un’azienda in Puglia. Investiamo in Italia circa 20 milioni l’anno anche per rinnovare impianti e stabilimenti, come abbiamo appena fatto con la pallettizzazione automatica a Collecchio». Un’altra accusa rivolta spesso a Parmalat è di aver comprato aziende che rendono poco. Cosa ne pensa? «Le acquisizioni ci hanno consentito di costruire un portafoglio globale importante. Finora non hanno dato grandi risultati, è vero. Ma il contesto macroeconomico è difficile per tutti, basta guardare i risultati dei nostri concorrenti. Oggi la priorità è far funzionare bene le aziende che abbiamo comperato. Siamo già intervenuti in Canada, abbiamo iniziato il lavoro in Brasile e in tutta l’America Latina. L’obiettivo è un approccio paese per paese per ottimizzare il business e migliorare la redditività. Ma, ripeto, servirà tempo». L’operazione più contestata è quella su Lag, le attività Usa che vi ha girato direttamente il vostro primo azionista Lactalis...«Lag è oggi la controllata con il migliore Ebitda del gruppo. Mi sembra dunque che non ci sia motivo per lamentarsi di quell’operazione». Quanta liquidità vi è rimasta? Farete nuove acquisizioni? «Circa 250 milioni. Ma — a meno che non si presentino opportunità particolari — non faremo nuove acquisizioni». Che dice della questione Vivendi-Telecom? «Non la conosco abbastanza per dare un giudizio. Ma la partita Parmalat è diversa. Il nostro è un investimento industriale. Ha le sue difficoltà, a volte i risultati sono inferiori alle previsioni. Ma è un progetto di lungo respiro».
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