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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 23/04/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Fedriga: da Trieste pronti a guidare cambiamento paese
Massimiliano Fedriga, il braccio destro di Salvini «ragionevolmente ottimista» di essere eletto nuovo governatore del Friuli Venezia Giulia, intervistato da Giampaolo Visetti su Repubblica, spiega come «o sondaggi qui danno la Lega al suo massimo storico, solidamente primo partito, ma io spero in una vittoria di tutto il centrodestra». Il punto è questo: è vero che Matteo Salvini, subito dopo un altro trionfo elettorale nel Nordest, è pronto a rompere con Silvio Berlusconi per formare da solo il governo con Luigi Di Maio? «Noi continuiamo a partire dello schema confermato da Salvini: accordo con il Movimento 5 Stelle dell’intera coalizione di centrodestra che ha vinto le politiche. Superare le stagione dei veti non sarà semplice, ma oggi non ci sono alternative». Se il presidente Mattarella lo suggerisse, entrereste in un «governo di tutti»? «Governare con il Pd è fuori discussione. Trovare accordi con Renzi su riforme concrete sarebbe impossibile. Non resta che un patto tra centrodestra e M5S». Se Di Maio non ritratta il no a Berlusconi, si torna alle urne? «Aspettiamo. Il voto in Friuli Venezia Giulia e le trattative per il governo a Roma sono cose diverse ma il tempo aiuta a chiarirsi le idee e per la Lega sento che il clima è sempre migliore. Non vedo condizionamenti reciproci, ma Trieste è pronta a guidare il cambiamento di tutto il Paese».
 
Bertinotti: sinistra riparte solo se consapevole della sua morte
Fausto Bertinotti ragiona con il direttore di Libero Pietro Senaldi sulla crisi della sinistra. Intanto, sullo stallo per il governo, ride: «Per forza, i tentativi di formare un governo a cui stiamo assistendo sono puro avanspettacolo. Però piango anche a vedere la politica così impoverita e a pensare che la mia parte è scomparsa». Colpa anche sua? «È invece merito anche nostro se i comunisti italiani sono durati così a lungo, unici in Europa. Abbiamo resistito trent’anni dopo il crollo del Muro di Berlino e quaranta dopo la sconfitta del movimento operaio alla fine degli anni ’80. Ancora nel 2005, Rifondazione era l’unico partito comunista ammesso a firmare il documento del forum altermondista di Porto Alegre. Sopravviviamo solo in Sud America». Però fino a ieri in Italia c’erano Rifondazione e i girotondi, Vendola e Pisapia. Oggi resistono la Boldrini, i no-Tav, i giottini. La sinistra non è proprio defunta… «L’avvento di Berlusconi ha ritardato la morte della sinistra politica, che si è lentamente dissolta nell’antiberlusconismo, sostituendo al conflitto classico tra lavoro e capitale quello tra berlusconiani e anti-berlusconiani. Da lì hanno cominciato a confondersi i piani, la sinistra è diventata da garantista a giustizialista, da pacifista ad atlantista, da classista a governativa». Da dove può ripartire la sinistra? «Solo dalla consapevolezza di essere morta, ma in politica è difficile ricominciare perché ti dicono sempre che c’è qualcosa da salvare, ed è anche vero,ma non devi starli a sentire: per ricominciare devi guardare a ciò che è finito, non farti abbagliare da ciò che è rimasto, perché altrimenti ti trovi solo a gestire il declino. Il campo della sinistra oggi è occupato solo da macerie. La sinistra deve rinascere fuori da questa devastazione, facendo tabula rasa di quel che è restato».
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