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E' il proporzionale, bellezza

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 16/04/2018

E' il proporzionale, bellezza E' il proporzionale, bellezza Stefano Cappellini, Repubblica
“Eploratori, pontieri, traghettatori. Governi di scopo minoranza, di transizione. Lo stallo ha già riportato in vita un repertorio di metodi e figure che pareva seppellito da anni”. Lo evidenzia Stefano Cappellini su Repubblica, per il quale, come “tagliano corto i nostalgici della Seconda Repubblica”, basterebbe dire parafrasando Bogart “è il proporzionale, bellezza”. “Gli anti-passatisti - chiamiamoli così - deplorano il ritorno di una grammatica in cui vedono il morto che afferra il vivo – scrive Cappellini -. E nella loro componente dietrologica spiegano che è stato il sistema stesso a scegliere consapevolmente il ritorno alla palude attraverso il varo del Rosatellum (ma i dietrologi in casacca del Movimento 5 stelle, che si ritiene vittima dell’intrigo, tendono a sorvolare sul fatto che la proposta grillina originale era il ritorno al proporzionale puro)”. Insomma, “secondo questa lettura, anche le facce nuove non disdegnerebbero i tanto vituperati vecchi metodi”. Eppure faticano non poco a maneggiarli, “come dimostra lo stallo post elettorale del quale non si intravvede la via d’uscita”. “E arrivati a questo punto bisognerebbe rispondere alla vera domanda chiave: la disabitudine dei nuovi leader a servirsi dei vecchi metodi è una virtù, che testimonia la loro distanza dagli stantii rituali del Palazzo, oppure la prova della loro inadeguatezza a muoversi sul terreno della politica, che è stata e sempre sarà mediazione, compromesso e visione strategica? – conclude Cappellini -. Il sospetto è che si possa optare per la seconda risposta, a costo di passare per nostalgici”.
 
Ugo Magri, La Stampa
“Come gli alligatori sulla riva del grande fiume, Silvio Berlusconi attende che nelle fauci spalancate gli cada un esploratore”. Così Ugo Magri su La Stampa. “Se la scelta del Colle premiasse (come lui si augura) Elisabetta Alberti Casellati, il leader di Forza Italia non vedrebbe in lei la presidente del Senato e nemmeno la seconda carica della Repubblica eletta perfino con i voti dei Cinque Stelle, bensì una sua fedelissima che non esita a dichiararsi tale nelle numerose esternazioni post-voto – spiega Magri -. Certe sottigliezze agli occhi di Berlusconi poco importano: si sentirebbe destinatario di un mandato esplorativo per interposta persona che, in questa fase così incerta, avrebbe per lui un enorme valore strategico”. Per esempio, “gli permetterebbe di verificare che Matteo Salvini non tiri qualche scherzetto, tipo accordarsi con Luigi Di Maio in un patto generazionale tra due giovani leader che per età, sommati insieme, non raggiungono i suoi anni”. Se a condurre le danze fosse invece qualcun altro, “il Cav resterebbe all’oscuro di tutte le manovre, salvo scoprire magari proprio alla fine di essere stato scaricato”.
 
Gigi Riva, Repubblica
Per Gigi Riva, su Repubblica, i pacifisti “non sono più un movimento, non sono più massa critica”. “Da tempo ormai sono vistosamente scomparse dallo spazio pubblico le bandiere arcobaleno, le piazze sono orfane di chi sfilava contro la guerra con lo slogan assoluto “senza se e senza ma” – afferma Riva -. Anche nell’ultimo caso mediorientale, come in molti recenti, i se e i ma invece abbondano. Stare contro Donald Trump e implicitamente difendere il dittatore Assad accusato di usare i gas? Stare contro Assad e favorire quella frangia di ribelli attestata su posizioni jihadiste? E chi davvero ha usato le armi chimiche?”. Gli interrogativi, “tutti legittimi, sono peraltro la foglia di fico di un impegno cessato molto prima”. “Il pacifismo – è l’analisi di Riva - era già moribondo, soffocato dalla propria impotenza a causa di una serie di sconfitte storiche che hanno provocato frustrazione e disincanto. Nella sua versione più intransigente rifiutava qualunque tipo di intervento, compreso quello auspicato da un altro Papa, Giovanni Paolo II, quando si batteva (era il 1992) per il diritto-dovere di ingerenza umanitaria in Bosnia. Tre anni dopo, il bombardamento durato pochi giorni delle postazioni serbe nei dintorni di Sarajevo provocò la fine del conflitto e l’inizio di un ripensamento tra chi circondava le base di Aviano per cercare di impedire il decollo degli aerei americani”.
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