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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 13/04/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Casellati: uscire da vicolo cieco, se chiamata ci sarò
Maria Elisabetta Alberti Casellati, prima donna nella storia della Repubblica a ricoprire la seconda carica dello Stato, lancia su La Stampa, intervistata da Albino Salmaso, un appello per «un governo che sappia dare risposte concrete a una situazione inedita, in grado di superare i vecchi schemi, con il taglio delle tasse priorità assoluta». Oggi alle 12 Casellati chiuderà il secondo giro di consultazioni al Quirinale: «La svolta purtroppo ancora non si vede. Anzi, ribadire certi veti rappresenta un passo indietro e non in avanti. Il risultato elettorale ha messo l’Italia di fronte a una situazione inedita e molto complessa ma ci vorrà ancora un po’ di tempo per definire le priorità di un programma condiviso. Si dovrà fare sintesi sui punti di convergenza tra la coalizione vincente di centrodestra e tutti coloro che saranno disponibili ad assumersi l’onere del governo».  Ma se Mattarella la dovesse convocare come figura di garanzia istituzionale per un incarico esplorativo, cosa direbbe? «Se me lo chiedesse il Presidente della Repubblica non potrei certamente dire di no. Questo significherebbe però che i partiti non hanno trovato punti di convergenza, continuando a far prevalere il pregiudizio sulla ragione».
 
Meloni: Berlusconi nervoso perchè qualcuno parla al posto suo
Una “infastidita” Giorgia Meloni dice a Paolo Di Caro, sul Corriere della Sera: «Berlusconi? Fino a ieri sarebbe stato impossibile anche immaginare che qualcuno parlasse al posto suo. Ma le cose cambiano, se ne è accorto anche lui, e si innervosisce...». Dalle parole di Berlusconi sembrava ci fosse una nuova chiusura al M5S: «La nostra posizione è espressa nel comunicato che abbiamo scritto assieme, e contiene alcuni chiari passi avanti. Il primo è l’aver ribadito — presentandoci non singolarmente ma come coalizione — l’unità del centrodestra». Va escluso governo Lega-M5S, insomma: «Il tentativo del M5S di spaccare l’alleanza è evidentemente fallito, nessuno di noi è caduto nella trappola. Chiunque dialoghi con Salvini sa che Salvini sta dialogando a nome di noi tutti. E per questo abbiamo ribadito che l’incarico di governo spetta al centrodestra che ha vinto le elezioni, e che è pronto ad arricchire il proprio programma con le proposte ricevibili di chi vorrà assicurare con noi un governo al Paese».
 
Fedeli: da pluricandata Pd faccio autocritica sulle donne
Valeria Fedeli commenta con Concetto Vecchio, su Repubblica, il documento di 600 donne del Pd che attacca la dirigenza renziana («non ci fidiamo più») per l’uso “cinico” delle pluricandidature femminili che avrebbero finito per favorire l’elezione di 39 uomini. Si sente chiamata in causa? «Io la mia parte di responsabilità me la prendo, per non avere fatto abbastanza per impedirlo, ma se la dovrebbero assumere anche le firmatarie del documento. Dov’erano loro, prima? E si può parlare di cinismo? O addirittura di mancanza di fiducia? Le parole sono importanti. Non scherziamo». Anche lei era candidata in tre collegi plurinominali. «Infatti, mi sono resa conto dopo, con dolore, che la mia candidatura rispondeva a un espediente. È mancata la valutazione su quel che stava accadendo, che però riguarda tutte noi». Eravate il gruppo più rosa, ora avete meno elette di Forza Italia e M5S. Come lo spiega? «Non ci sono giustificazioni politiche. È stato un errore, che non va ripetuto».
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Aldo Cazzullo, Corriere della Sera, 18 aprile
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