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Altro parere

Internet e il cambio di scenario

Redazione InPi¨ 13/04/2018

Altro parere Altro parere Gigio Rancilio, Avvenire
“Nella sua audizione al Congresso americano Mark Zuckerberg, fondatore e padrone di Facebook (ma anche Instagram, WhastApp, Facebook Messenger...) ha mandato un messaggio al Governo: state attenti a mettere troppo all’angolo noi che siamo le aziende del sogno americano nel digitale, perché poi i padroni diventano i cinesi”. Lo sottolinea Gigio Rancilio su Avvenire, evidenziando come Zuckerberg non abbia “tutti i torti”. “Nel mondo digitale non esistono solo Facebook, Google, Amazon, Apple e Microsoft ma anche altri colossi – prosegue Rancilio -. E sono tutti cinesi. I due più grandi sono Tencent e Ali Baba”. La Cina quindi cresce e corre, anche nel digitale: “ma ci riesce anche perché in patria non esiste di fatto concorrenza”. E se Apple vende in Cina 45 milioni di iPhone l’anno, “per farlo si è sottoposta a regole molto ferree”, perché “la Cina è davvero un mondo a parte, dove tutte le nostre tecnologie non funzionano”.  Esempio: “se cerca un’informazione su Wikipedia scopre che quasi l’80% delle pagine non è accessibile”. Quella che sembra una strategia protezionista in realtà è anche politica, è l’analisi di Rancilio, per il quale “è vero che in questo modo i server e i dati rimangono in terra cinese e le società hi-tech nazionali si fortificano ma è altrettanto vero che in questo modo, grazie al cosiddetto Great Firewall, tutti i servizi, le informazioni e le idee non gradite vengono bloccate da ben 12 anni”. Dunque, “quando pensiamo al futuro della Rete dobbiamo tenere conto anche di questo, i padroni del mondo digitale non parlano solo americano e non sono solo occidentali”. E “far coesistere democrazia e affari, voglie egemoniche e lotte politiche, difesa della libertà di espressione e censure sempre più strette non sarà per nulla facile”.
 
Benedetto Vecchi, Il Manifesto
Lo scandalo Cambridge Analytica, secondo Benedetto Vecchi sul Manifesto, ha “rimesso in discussione i rapporti di forza a favore delle imprese high-tech”. “In questo ultimo anno e mezzo, Donald Trump – analizza Vecchi - ha abolito la net-neutrality, aprendo la strada a una Internet a due velocità: una a pagamento per i ricchi, l’altra, scarna di servizi e contenuti, per i poveri”. Così, “nell’udienza al Congresso Zuckerberg si è lascito sfuggire una frase che suona come un’apertura di credito al progetto di Trump: Facebook, ha affermato Zuckerberg, non si tirerà indietro se prende corpo un progetto per trasformare a pagamento alcuni servizi ora offerti gratuitamente agli utenti”. Facebook, insomma, è  “usata come vittima sacrificale di un cambiamento di scenario nel capitalismo delle piattaforme, cioè il superamento dell’era dell’accesso gratuito alla Rete”. “Non c’è però nulla di buono in quello che bolle in pentola – continua Vecchi -. C’è la possibilità di una ratifica di un digital divide in base al censo e allo status, trasformando inmerce la tutela della privacy e l’accesso differenziato alla Rete con buona pace di chi ora punta l’indice contro i signori della Silicon Valley. Se questo avverrà, Trump avrà vinto. Facebook non scomparirà ma sarà relegata sul fondale delle scene economiche che contano. Così come è accaduto a Microsoft non più di 15 anni fa. In fondo, è nel destino della new economy che le imprese high-tech siano divorate dagli stessi spiriti animali che hanno messo in circolazione”.
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