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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 12/04/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Marcucci: Martina non vuole fare segretario a termine’? Parliamone
Nel Pd occorre dialogo, no strappi. Lo dice il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci intervistato da Giovanna Casadio per la Repubblica. Andrea Marcucci, va eletto subito un segretario nell’assemblea dei mille del 21 aprile come sostiene Maurizio Martina? Il reggente rifiuta un mandato a termine. «Non serve che io faccia il passacarte o il commissario liquidatore, mi sono candidato segretario» dice. «A Maurizio dico: armiamoci di buonsenso, ragioniamo. Ma non faccia strappi, né fughe in avanti». Lei, che è capogruppo dem Al Senato, è per anticipare le primarie o per riconfermare Martina? «Le due cose non sono necessariamente incompatibili. Il congresso si potrebbe fare a inizio del prossimo anno, e intanto ci potrebbe essere una guida condivisa, perché il valore assoluto è l’unità del Pd. Se si azzerano tutte le cariche in vista del congresso anticipato, allora sarebbe il presidente del partito Matteo Orfini a guidare la transizione, ma potrebbe anche andare avanti Martina».  Lei si augura sempre un governo Lega-M5Stelle, come scrisse in un tweet? «Non si trattava di un auspicio, ma di una constatazione visto il comportamento di 5Stelle e Lega nella spartizione degli uffici di Camera e Senato. Appariva chiaro che ci fosse a monte un accordo consolidato che spianava la strada a maggioranze di governo». Ma come può il Pd favorire un governo di “sovranisti” ? «Si deve prendere atto del risultato elettorale. Noi in Parlamento, come opposizione faremo attività di proposta, controllo, indirizzo».
 
Puglisi: “I vertici hanno sfruttato cinicamente il Rosatellum penalizzandoci”
“I vertici Pd hanno sfruttato cinicamente il Rosatellum penalizzandoci”. Lo sostiene l’esponente dem Francesca Puglisi intervistata da C. Ve per Repubblica.
Puglisi, com’è nato il documento sulle donne nel Pd? «Durante una riunione di ex senatrici dell’Emilia, Umbria e Veneto che si è tenuto a Bologna nei giorni scorsi. Il Pd ha portato in Parlamento meno donne di M5s e Forza Italia, volevamo denunciare la cosa: in 24 ore, grazie a whatsapp, abbiamo raccolto 500 firme, da Bressanone a Siracusa».  Chi sono le otto donne pluricandidate citate nel documento che avrebbero portato all’esclusione di 39 colleghe? «Se avessimo fatto i nomi avremmo dato lo spettacolo di donne che litigano tra loro. Il punto che andava denunciato è che il gruppo dirigente del Pd ha cinicamente utilizzato la legge elettorale penalizzando le donne. Lo ha notato anche Luciana Littizzetto che ha detto “Pd uguale povere donne”». Viene letto anche come un documento contro Maria Elena Boschi. «No, per carità di Dio. È un documento su quel che è successo e per organizzarci per ripartire».  Bisbigliano i renziani: se lei oggi fosse in Parlamento non l’avrebbe sottoscritto. «Un’osservazione sciocca. Non è una battaglia personale. È una questione politica e culturale. Renzi si è dimenticato che nel 2014 arrivammo al 40% grazie alle donne capolista, stavolta sono prevalsi criteri di fedeltà rispetto al merito e al radicamento sul territorio. Questi criteri sono stati perfettamente capiti dalle nostre elettrici, che infatti ci hanno abbandonato».  Come spiega l’arretramento? «Fa parte della crisi di identità del Pd, per cui ci votano soprattutto ai Parioli a Roma o sui colli a Bologna. Un partito che non ha saputo dare una visione al Paese in cui credere combattendo le disuguaglianze».
 
Donazzan: Serve partito unico Forza Italia-Lega
Gli elettori di Lega e Forza Italia sono già uniti, ora tocca ai due partiti. Lo afferma l’assessore forzista nella giunta veneta Elena Donazzan intervistata da Andrea Zambenedetti per la Stampa. Lei si è spinta oltre arrivando a ipotizzare la nascita di un partito unico che unisca Lega e Forza Italia. «Il nostro elettorato è già unitario. Noi ce ne rendiamo conto quando governiamo le Regioni. I cittadini non ci vogliono vede- re mentre perdiamo tempo con il manuale Cencelli, vogliono che risolviamo i loro problemi». Ma in Forza Italia cosa non va? «Abbiamo assistito a una campagna elettorale in cui Berlusconi ha dovuto chiarire che non ci sarebbe stato un nuovo Nazareno. È un partito conservatore che ha riprodotto schemi che non ci sono più da anni. Su banche e immigrazione, per esempio, ci siamo stati poco. Al- la voce cambiamento Forza Italia non c’è. In generale la Lega è riuscita a intercettare il cambiamento». Sembra l’annuncio di un passaggio al Carroccio.  «Con la Lega siamo stati separati da divari enormi. Per il tricolore io non sono disposta a fare sconti, se necessario mi immolerei per la bandiera. Devo dire che Salvini, che si è inginocchiato a Redipuglia, mi ha fatto esclamare “che bello!”». Insomma, un nuovo Pdl con la Lega al posto di An. Ma chi sarà il leader? «Il Pdl è stata una straordinaria intuizione. Io sono assolutamente per la vocazione maggioritaria, il 4 di marzo è nata la terza repubblica. L’accordo era chiaro e i patti sono stati rispettati. La leadership di Salvini in questo momento è anche una questione di ricambio generazionale. Io mi occupo di imprese e credo il punto non vada dimenticato quando parlo della mia impresa». 
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