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Sinistra, riformismo sano o sfascismo culturale

Redazione InPi¨ 13/03/2018

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
“Messo per il momento da parte Renzi”, scrive il direttore del Foglio Claudio Cerasa, “la sinistra forse può finalmente interrogarsi senza isterismo, senza personalizzazioni, sul fatto che rispetto a un’epoca precedente oggi ci sono delle nuove coordinate di cui non si può fare più a meno e di cui in una certa misura si dovrebbe essere orgogliosi, a meno non di non voler entrare rapidamente nell’èra della Repubblica dei Pif – dove le idee giuste diventano immediatamente quelle vincenti e le idee perdenti diventano immediatamente quelle sbagliate”. Per Cerasa, le elezioni del 4 marzo, “in fondo, ci hanno detto che queste idee oggi sono altamente minoritarie in Italia ma un soggetto politico che punta a modernizzare il paese senza voler speculare sulle paure degli italiani oggi non può rinunciare all’idea che una sinistra moderna debba essere guidata da quelle che possono essere considerate, pur nella sconfitta, le stelle fisse di un riformismo sano e alternativo allo sfascismo culturale”. “Chiunque abbia a cuore il futuro della sinistra può giustamente interrogarsi sul delta, sulla differenza che c’è stata in questi anni tra l’enunciazione dei valori e la realizzazione dei princìpi – prosegue Cerasa -. Ma nessun giusto processo a Renzi può cominciare senza avere in testa l’idea che una sinistra che rinuncia a questi princìpi diventa semplicemente una sinistra che sceglie di consegnarsi per sempre all’incubo del grillismo. Il grande merito di Renzi in questi anni, al netto degli errori che abbiamo descritto, è quello di aver messo la sinistra italiana su un piano esplicitamente opposto a quello grillino. E non è un caso che oggi a spingere il Pd verso le forche a cinque stelle siano gli stessi osservatori che per anni hanno provato a dimostrare che rispetto al grillismo la sinistra non deve essere alternativa ma semplicemente complementare”.
 
Alessandro Sallusti, Il Giornale
Il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, ricorda come Salvini continui ad escludere l’ipotesi “di un’alleanza tra il centrodestra e il partito ex (forse) di Matteo Renzi”, il Pd. “Osservazione legittima e condivisibile – commenta Sallusti -. Ma Salvini penso sappia bene che la sua coalizione non è stata votata neppure per facilitare la strada alla presa del potere da parte dei Cinquestelle, né direttamente (alleandosi con loro) né indirettamente (rinunciando a proporre alternative). E neppure il voto ricevuto dagli italiani era teso a sostenere una riedizione del governo Monti, quello dei tecnici per intendere”. Chi ha votato centrodestra, insomma, “lo ha fatto con lo scopo primario di far governare il centrodestra, e se non è possibile in autonomia - il risultato elettorale dice proprio questo - sta al leader trovare la soluzione”. “Che non potendo essere la migliore, deve per forza essere la meno peggio, nell’interesse non degli eletti ma degli elettori che hanno il diritto di non vedere disperso il loro voto”, aggiunge Sallusti. Matteo Salvini è dunque atteso a questa prova per lui inedita: “non curare cioè solo gli interessi del suo partito - materia in cui è stato molto bravo - ma farsi carico di una responsabilità più grande, che va oltre i confini della Lega”. “Altrimenti sarebbe onesto rinunciare al ruolo di capofila di qualche cosa che non sente suo o che non rispetta – conclude Sallusti -. Per anni Silvio Berlusconi ha mediato con pazienza, con alleati grandi e piccoli e trovato soluzioni che a volte andavano contro gli interessi di Forza Italia. In alcuni casi ha addirittura ingoiato - e fatto digerire ai suoi - bocconi amari pur di tenere unita la coalizione, condizione questa indispensabile per provare a essere forza di governo. Ha subito dispetti e tradimenti - alcuni dolorosi e violenti - ma non ha mai rinunciato al suo ruolo di federatore. Saprà Matteo Salvini fare altrettanto?”.
 
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