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Altro parere

Silvio da solo non basta pi¨

Redazione InPi¨ 09/03/2018

Altro parere Altro parere Daniele Di Mario, Il Tempo
A Forza Italia Silvio Berlusconi non basta più e servirebbe una nuova classe dirigente. Lo sostiene senza mezzi termini Daniele Di Mario sul Tempo. “Anche questa volta Berlusconi ha fatto il massimo, cantando e portando la croce, andando in tv senza risparmiarsi, spiegando programmi e strategie a elettori disorientati e cercando di rivitalizzare un partito dato da troppi per morto. Solo che il presidente Berlusconi non basta più. A Forza Italia serve una vera, nuova, classe dirigente. La prima FI, nata come «partito di plastica», una ce l’aveva, in larga parte mutuata da Fininvest e Publitalia e dalla società civile. Oggi che il «partito azienda» non c’è più servirebbe una vera classe dirigente politica, sostanzialmente mai nata. Quel poco che c’è è insufficiente, mal formata, oltretutto impigrita dal fatto che a toglierla dai pasticci è sempre intervenuto il Cav. Ma i nodi prima o poi vengono al pettine. Basta guardare il Lazio: -47% di voti rispetto a cinque anni fa. I risultati sono impietosi: percentuali minime, a Roma un solo collegio uninominale vinto, roccaforti storiche espugnate, allenatori di terza serie candidati con grami risultati, candidature sballate con persone sbagliate nel posto sbagliato o amici paracadutati in collegi sicuri a scapito del territorio e degli amministratori locali, gli unici ad avere qualche preferenza. Dal 2016 a oggi, FI ne ha combinate di tutti i colori:dalla misera prestazione elettorale alle comunali (con tanto di tragicomica scissione Marchini-Meloni) al caos organizzato per le ultime regionali. Incapace di reagire alla discesa in campo di Pirozzi, FI ha sperato fino all’ultimo che fosse Berlusconi a indicare la via. Ma poi, alla stretta dei fatti, Parisi è stato lasciato solo in campagna elettorale. Ha perso per una manciata di voti, mentre i suoi alleati azzurri erano impegnati a collezionare brutte figure. Senza nessuno che abbia la dignità di farsi da parte”.
 
Michele Serra, Repubblica
I turbolenti rapporti tra Pd e M5s sono l’oggetto dell’Amaca odierna di Michele Serra. “La pancia esiste, e ce l’abbiamo anche noi. Se la maggioranza del centrosinistra è ostile a trattare con Di Maio – scrive Serra su Repubblica -, è soprattutto per una ragione d’orgoglio. Fatale fu l’orrendo streaming del 2013 nel quale l’allora capo del Pd fu appeso alla Rete come un tordo infilzato: umiliazione che l’improvvisato direttorio grillino credette di infliggere a una persona, non capendo di averla inflitta a milioni di italiani di sinistra. Fatale fu la lunga catena di insulti che ne seguì, ampiamente ricambiati nello stillicidio infetto della polemica social, da una parte i 'pidioti', dall’altra i 'grullini', come nei cortili dove da ragazzini ci si sfida a parolacce e botte, con l’aggravante che era una rissa tra adulti, con fior di deputati e senatori a digitare «chi lo dice lo è cento volte più di me». Ora che Mattarella richiama tutti 'all’interesse del Paese', bisognerebbe lasciare spazio anche al cervello. Che l’elettorato dei cinquestelle sia più contiguo alla sinistra che alla destra è un fatto macroscopico. Il centrodestra ha mantenuto quasi intatti i propri voti, il centrosinistra ne ha perduti più di un terzo, ecco da dove arriva il fiume che ha ingrossato quel movimento ben oltre le sue origini ‘di protesta’. Inevitabile, dunque, che di quella contiguità si discuta”.
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