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Buttafuoco: źSui migranti l'Europa Ŕ al collasso╗

Massimo Vincenzi, La Stampa, 9 febbraio

Redazione InPi¨ 09/02/2018

Pietrangelo Buttafuoco Pietrangelo Buttafuoco Pietrangelo Buttafuoco è un intellettuale che abita mondi poco frequentati dalla cultura italiana. Erede di Longanesi, sfugge con ostinata resistenza dai luoghi comuni, rifiuta etichette e non indossa divise cucite dai sarti della banalità. Alla vigilia delle elezioni è una delle persone migliori con le quali parlare di migranti. Prima dell’intervista con Massimo Vincenzi della Stampa, manda un link del film «La Crisi», diretto da Coline Serreau nel 1993, un secolo fa a misurarlo con i tempi della politica. In realtà è perfetto per oggi, a sentire le parole di uno dei protagonisti, che chiosa: «È facile non essere razzisti se si sta in una bella casa, se si è benestanti. Io invece sono razzista: i neri ci rubano il lavoro, i posti negli ospedali e le case popolari». Profetico. Sembra il manifesto di Salvini. «Invece è stato scritto più di 20 anni fa quando in Francia iniziava ad emergere il Fronte Nazionale di Jean-Marie Le Pen. Le parole che dice l’attore sono esattamente quelle che sentiamo adesso in Italia. Ora nelle sale c’è un film leggero, “Come un gatto in tangenziale”, che fotografa la stessa situazione. Le élite culturali e politiche vivono in un mondo che non esiste, ci metto dentro anche noi giornalisti: non incontriamo mai le persone reali, non affrontiamo i loro problemi. Una volta chi governava faceva, come si diceva un tempo, massa critica, i leader stavano in mezzo alla gente. Ora tutti noi viviamo in un mondo ovattato. Giudichiamo tutto attraverso la lente distorta dei social». L’impressione è che i partiti affrontino una realtà complessa come quella della migrazione con una lente semplicistica da bar Sport. È d’accordo? «Assolutamente, i due schieramenti sono venuti meno alla loro ragione sociale. La sinistra ha un approccio che per semplificare definirei buonista, la destra usa l’arma della demagogia. Entrambe prescindono dalla realtà delle cose. Sfuggono ai problemi oggettivi e si rifugiano nelle loro comode letture dei fatti». Macerata è un esempio di quello che lei sta dicendo? «Esattamente. Il collettivo dei salotti trova molto succulento commentare e analizzare il raid contro gli immigrati. Invece c’è un episodio alla Maigret sul quale riflettere: perché quell’italiano aveva una pistola? Come è possibile che nonostante il suo profilo psicologico fosse armato? Invece la sudditanza della massa piccolo borghese ama rifugiarsi nel raid, nelle sue paure». Cosa dovrebbe fare la politica? «Ci sono fatti che ci rifiutiamo di guardare. L’Europa è al collasso dopo le Primavere arabe che sono il frutto anche e soprattutto di una strategia miope dell’Occidente. Quello che accaduto in quei Paesi ha un’origine precisa e responsabili chiari. Adesso va di moda lo slogan: aiutiamoli a casa loro, perché nessuno dice difendiamoli a casa loro. E nessuno degli schieramenti affronta il problema». Ancora una volta lei sostiene che destra e sinistra fuggono dalla realtà? «C’è una completa cecità. La destra si scatena contro i profughi in una maniera insensata, la sinistra è appiattita su posizioni che evitano di mettere il dito nella piaga». Prima, parlando delle Primavere arabe, lei citava le responsabilità dell’Occidente. Quali sono? «Abbiamo creato una narrazione fittizia, un immaginario che non esiste messo in piedi ad arte per i nostri interessi, per ubriacare l’opinione pubblica. Tutti sapevamo cosa sarebbe successo agendo in quel modo. Nessuno ha riflettuto sulle conseguenze di quello che stava per accadere, come scriveva Nietzsche: meglio un’ingiustizia che il caos». Lei è l’autore de “Il Feroce Saracino”, un saggio scritto all’interno dell’islam. Cosa pensa delle polemiche ricorrenti sulle moschee in Italia? «Mi viene, purtroppo e amaramente, da sorridere. Io conosco bene questi luoghi e tutti i luoghi di preghiera e posso affermare che farne dei ghetti aumenterebbe fanatismi, vittimismi ed esaltazioni criminali». Un altro paragone comune e banale è quello tra Islam e Isis. Che ne pensa? «L’Isis è un’associazione criminale e blasfema, ha il suo business fatto di petrolio, traffico d’armi, opere d’arte e anche la tratta degli schiavi. È quanto di più aberrante esista e dunque è possibile che nei flussi migratori ci siano degli infiltrati. Ma ogni paragone è sbagliato e senza senso». Gli Stati Uniti percorrono la via dell’isolazionismo, la Cina trova altre strade, nuove vie della Seta: cosa ne sarà del Mediterraneo? «È destinato ad essere un lago, anzi, uno stagno. L’unica salvezza per l’Italia è mettersi al fianco di altre potenze e fare fronte comune: da soli siamo destinati a fallire».
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