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La democrazia si difende con la democrazia

Redazione InPi¨ 09/02/2018

Altro parere Altro parere Tommaso Di Francesco, il Manifesto
Sul Manifesto, l'editoriale di Tommaso Di Francesco prende di mira il ministro Minniti e la sua visione della democrazia: "E meno male che Minniti è «uomo silenzioso e riservatissimo», scriveva ieri la Repubblica al seguito della sua campagna elettorale. Perché non solo chiede voti con convinzione: «Se voi avete bisogno di sicurezza sono la persona giusta da votare», insomma un ministro degli interni buono per tutte le stagioni-coalizioni. Ma soprattutto Minniti - dimentico che la democrazia si difende con la democrazia e, storicamente in Italia, da chi scende in piazza - ora ammonisce, minaccia, «vieta» e rivendica. Non gli è bastata la pressione esercitata sulle organizzazioni democratiche Arci, Anpi, Libera e sulla Cgil che hanno revocato all’ultimo momento la manifestazione nazionale antifascista che avevano convocato domani a Macerata per protesta contro l’attentatore fascioleghista Traini. Ora, di fronte alla protesta che si leva dentro queste organizzazioni e di fronte alla presenza in piazza sabato a Macerata della Fiom, di molte forze di sinistra e dei centri sociali, incapace com’è di proibire la piazza ai neofascisti di Forza nuova e Casa Pound che scorrazzano, con Salvini, per le Marche e non solo, avverte che se l’appello a non manifestare non verrà accolto «dalle forze politiche...ci penserà il Viminale a vietarle. Come se fascisti e antifascisti fossero la stessa cosa. Non gli bastava la breccia antidemocratica che ha aperto con il blocco dell’accoglienza ai migranti in Mediterraneo, dopo la colpevolizzazione delle Ong di soccorso umanitario, e con la consegna del controllo degli sbarchi alla «guardia costiera libica». Ma il «nostro riservatissimo» Minniti addirittura rilancia: «Ho fermato gli sbarchi perché avevo visto all’orizzonte Traini», vale a dine l’azione armata del fascio-leghista di Macerata. Insomma, siamo al populistico: l’ho fatto per voi. Così Minniti - che con l’uso della scrivania del Duce, si compiace di raccontane che un «sultano dei Tuareg» l’ha definito «l’inviato di dio» - dissimula il fatto che proprio questa posizione rischia il giustificazionismo; e che è su questa ambiguità che si è innestata la strumentalizzazione elettorale di Berlusconi della cacciata dei 600mila migranti inesistenti, come inesistente è «l’invasione» dei migranti. Del nesto come definire se non giustificazioniste le sue dichiarazioni appena dopo gli spani del fascioleghista Traini: «Nessuno deve farsi giustizia da sé». Come se in quel gesto criminale ci fosse un barlume di giustizia collegabile alla tragica vicenda della ragazza monta di overdose e barbanamente fatta a pezzi dai pusher.
 
Mattia Feltri, La Stampa
Bella copia (bis). Mattia Feltri titola così il suo Buongiorno sulla Stampa: “La notizia che il programma dei Cinque Stelle è ampiamente copincollato da giornali, economisti, lavori del Pd e siti vari è stata presto archiviata. Ma non è un problema, i problemi sono ben altri, e per ben altre colpe: lo dicono tutti. Viene in mente un giornalista di provincia del secolo scorso che in un archivio custodiva articoli catalogati così: incidente stradale con morti, incidente stradale con feriti, rapina in banca eccetera. Secondo necessità estraeva l’articolo adatto, riempiva gli spazi bianchi e lo mandava in stampa. Almeno copiava se stesso. E poi, diceva, era quanto si meritasse un giornale che non aveva saputo intuire e valorizzare il Truman Capote che c’era in lui, e se volevano un impiegato lui gli dava l’impiegato. La colpa, insomma, non era sua. La notizia perfetta è di ieri: un uomo, accusato di omicidio preterintenzionale della convivente (traduzione, la riempiva di botte), è stato scarcerato perché, secondo il tribunale, il giudice ha convalidato l’arresto limitandosi a ripetere le valutazioni della procura (traduzione, ha copincollato la richiesta del pm). Il giudice, che difende il suo lavoro, si chiama Angelo Mascolo e qualcuno lo ricorderà perché nel marzo del 2017 superò un’auto da cui poi fu lungamente inseguito. Se avessi avuto una pistola, disse Mascolo, avrei sparato. Quindi «d’ora in poi sarò armato perché lo Stato non c’è». Chissà se oggi, dopo la scarcerazione del sospetto assassino, Mascolo ripeterebbe che lo Stato non c’è, per una volta che non significa la colpa è degli altri, ma la colpa è mia”.
 
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