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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 08/02/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Le Maire: «Francia e Germania pronte a investire»
«L’Europa non è più una certezza ma una battaglia». Lo afferma Bruno Le Maire, ministro dell’Economia francese, intervistato su Repubblica da Anais Ginori in merito al processo di integrazione europea, rilanciato dall’accordo di Grande Coalizione in Germania. L’esito del voto italiano la preoccupa? «Il voto non deve mai essere una fonte di preoccupazione. L’Italia è un partner fondamentale. Spero che, quale che sia il nuovo governo, resterà un attore centrale nelle discussioni europee, in particolare nell’integrazione dell’eurozona». Cosa vi aspettate dalla nuova Grande Coalizione tedesca? «Seguiamo da vicino i dibattiti politici in Germania vista la nostra cooperazione e la nostra storica amicizia. Ho frequenti scambi con colleghi tedeschi. Prima avremo un governo tedesco con cui lavorare e decidere, meglio sarà». La Francia continuerà a chiedere la creazione di un ministro delle Finanze dell’eurozona? «Vogliamo rapidamente chiudere un’unione bancaria completa, un’unione dei mercati dei capitali e i primi accordi sulla convergenza fiscale. Sono convinto che sia possibile fare tutto entro pochi mesi. A medio termine chiediamo un bilancio e un ministro delle Finanze dell’eurozona, un passo necessario se vogliamo essere capaci di affrontare nuovi choc economici». Pensa di trovare una sponda tedesca? «Sì, perché esiste già piena sintonia sugli investimenti. La parola “bilancio” può far paura ma, al di là dei termini, i nostri partner tedeschi concordano sulla necessità di investire di più. Ed esiste una piena convergenza anche con l’Italia».
 
Weber: «Ora correggere gli errori sui migranti»
«I compromessi non sono mai facili. E neanche questo sulla Grande Coalizione lo è stato. Ma ora tutti avranno la possibilità di fare la propria parte. E anche di correggere gli errori passati, secondo quanto ci ha fatto capire la gente alle ultime elezioni, come quello del 2015, quando vi fu un flusso incontrollato di migranti». Lo afferma Manfred Weber, presidente del Gruppo del Ppe all’Europarlamento, intervistato da Luigi Offeddu sul Corriere della Sera. Ci sono altri temi su cui i tedeschi vi hanno chiesto una risposta con le ultime elezioni? «Sì, soprattutto quello della giustizia sociale, delle pensioni, delle case. Spendiamo già molto per questi obiettivi. Ma bisogna fare di più. Oggi affittare un appartamento a Berlino o a Monaco è assai caro, e per una famiglia normale può essere difficile. In questo campo possiamo ancora fare molto». Uno degli ostacoli maggiori, durante gli ultimi negoziati, sarebbe stata la contesa sul mercato del lavoro: il centrosinistra schierato in difesa dei contratti a tempo indeterminato, il centrodestra sul fronte opposto. È stato davvero così? «Non direi che questo sia stato un tema dominante, almeno pubblicamente. Alla fine si è trovata comunque una composizione fra un approccio liberista, che lascia abbastanza flessibilità agli imprenditori, e un altro più concentrato, per esempio, sulla difesa dell’occupazione giovanile». E per l’Europa nel suo insieme, che significato può avere l’accordo di Berlino? «È un segnale di stabilità che vale anche per le altre grandi capitali, Roma o Madrid o Parigi. Tutta l’Ue ha bisogno di governi stabili. Abbiamo perso anche troppo tempo. E c’è un secondo segnale: il messaggio che la Germania è pronta a lavorare per consolidare l’unità della Ue».
 
Jean: «Sì alla naja ma senza ruoli operativi»
«Sì al servizio militare di nuovo obbligatorio purché senza ruoli operativi». E’ l’opinione di Carlo Jean, già generale di corpo d’armata, docente di studi strategici alla Luiss, intervistato sul Quotidiano Nazionale da Lorenzo Bianchi. «Sono d’accordo – dice a proposito della proposta delle associazioni combattentistiche di Alpini, Bersaglieri e Fanti - nel senso di un impiego per la protezione civile o per strade sicure. I ragazzi possono essere impegnati senza un addestramento e con costi molto limitati. Penso a reparti formati localmente in modo che la gente vada a dormire a casa e non in caserma. Questo per ridurre i costi, che altrimenti sarebbero insostenibili». Con il vantaggio della formazione di una coscienza nazionale? «Sì, a complemento della scuola. Certo, nel caso di un servizio universale esteso a tutti esistono vantaggi evidenti sul tipo di socializzazione». La Svezia lo ha già fatto. «È stato introdotto alcuni mesi fa come vero servizio ausiliario delle forze armate per la difesa territoriale». Per quali ragioni? «Pensano di poter essere invasi dalla Russia. Di conseguenza gli Stati Baltici, ma in futuro anche la Polonia e la Romania, aumenteranno gli effettivi alle armi per avere una forma di difesa territoriale con sistemi di guerriglia. Oltre a Stoccolma anche la Finlandia mantiene il servizio di leva. La Russia ha qualche forma di obbligatorietà però solo per reparti di supporto rispetto a quelli di combattimento». Qual è il problema in Italia? «Dovrebbe aumentare il budget della difesa delle forze armate a scapito degli investimenti. La leva avrebbe costi che finirebbero per erodere completamente le cifre disponibili per gli ammodernamenti e per lo sviluppo tecnologico». Quali sono i numeri? «Il bilancio della difesa dovrebbe essere portato da 15 a 30 miliardi»
 
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