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Altro parere

Macron e il maggioritario d'Oltralpe

Redazione InPi¨ 12/01/2018

Altro parere Altro parere Andrea Goldstein, Il Sole 24 Ore
"Lo si è visto anche ieri a Roma, Emmanuel Macron non smette di suscitare grande entusiasmo e curiosità in tutto il mondo". Lo evidenzia sul Sole 24 Ore Andrea Goldstein. "La sua tournée cinese d’inizio anno ne è stata dimostrazione eloquente, dagli ideogrammi ammirativi con cui gli ospiti lo hanno battezzato, all’interesse per la coppia presidenziale - scrive Goldstein -. Da quando è apparso quasi all’improvviso sulla scena politica transalpina, da noi sembra fondamentale identificare il politico nostrano che più assomiglia al quarantenne allievo di Paul Ricoeur e dell’Ena, passato da Rothschild e vari incarichi pubblici prima di fare il ministro dello Sviluppo economico. Peine perdue, non soltanto perché è impossibile trovare in Italia qualcuno con un profilo anche remotamente simile, ma soprattutto il sistema maggioritario d’Oltralpe consente a un candidato senza partito di conquistare l’Eliseo con una percentuale modestissima del voto popolare, e di consegnare a La République en marche una “ipermaggioranza” parlamentare senza precedenti nella storia della V République. Sicuramente l’abisso istituzionale sarebbe meno ampio e il potere del capo di governo più paragonabile se il referendum italiano del 2016 avesse avuto un esito diverso, ma in democrazia il popolo può essere sovrano e sbagliarsi lo stesso".
 
Massimo Calvi, Avvenire
Per Massimo Calvi, su Avvenire, “chi ha la sensazione che la campagna elettorale in corso in Italia assomigli a una gara a chi promette di più, senza alcun collegamento con la sostenibilità economica e sociale della misura che propone, per non dire della sensatezza della promessa, può cogliere in questa rincorsa al consenso un lato positivo: il fatto che in assenza di un sussulto di razionalità, questa potrebbe essere l’ultima campagna elettorale gestita dagli esseri umani”. E, per Calvi, non sarebbe una pessima notizia. “Se guardiamo infatti a quanto l’intelligenza artificiale e gli algoritmi sono avanzati nella gestione di molte attività che interessano da vicino la nostra vita, non è escluso che programmi e proposte della prossima tornata elettorale vengano scritti direttamente dalle macchine. Ed è persino possibile che gli effetti siano più precisi e le idee più solide”, prosegue Calvi. Certo, “se fosse interamente affidata agli algoritmi la campagna elettorale potrebbe ancora fornire idee "curiose" o con fragili fondamenta. Una certa dose di populismo è sempre stata necessaria alla politica e nell’era dei social network è diventata ancora più inevitabile”. Non è cioè escluso “che anche un’intelligenza artificiale possa avanzare la proposta di uscire dall’euro un giorno per rientrarci il giorno dopo, di abolire le tasse e contemporaneamente incrementare il welfare, di eliminare il debito pubblico oppure di mettere fuorilegge i vaccini”. “Il fatto – conclude Calvi - è che nella logica dei big data si tratterebbe di "errori" marginali rispetto alla enorme quantità di proposte con una visione di futuro solida e sostenibile, ciò che invece oggi sembra mancare. Il timore è che non sia una prospettiva infondata”.
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