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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 11/01/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Camusso: «Vanno aumentati i salari»
«Vanno aumentati i salari». E’ questa la vera priorità dell’Italia secondo Susanna Camusso, segretario generale Cgil. «Dalla proposta del salario minimo legale a quella sul reddito di cittadinanza – spiega intervistata da Roberto Mania di Repubblica - arriva la conferma che la politica, con qualche eccezione, non sa cosa sia oggi il lavoro. Si continuano ad applicare vecchi schemi, ad alimentare il precariato, a dare alle imprese tutto ciò che chiedono mentre la nuova emergenza oggi si chiama bassi stipendi dei lavoratori, come ripete da tempo il presidente della Bce Mario Draghi. Vanno aumentati, punto e basta». La politica, almeno una parte, sembra parlare come la Cgil: abolizione del Jobs Act, dice Berlusconi, salvo poi ripensarci; cancellazione della legge Fornero, ripete Salvini. Non avverte qualche imbarazzo con questi compagni di strada? «Sono loro che dovrebbero essere imbarazzati: l’attacco all’articolo 18 parte con Berlusconi, passa per Monti e arriva al Jobs Act di Renzi. A manomettere per primo la legge Dini sulle pensioni è stato il centrodestra. Il famoso “scalone” era quello di Maroni, ministro leghista del governo Berlusconi. Non credo che né uno né l’altro abbiamo intenzione di reintrodurre l’articolo 18 o di tornare alla legge Dini. Sono solo slogan per far presa in particolare sui lavoratori. Non hanno alcun progetto se non peggiorare ciò che oggi è già pessimo». Il lavoro e le pensioni sono al centro di questa campagna elettorale. Come lo spiega? «La crisi economica ha colpito duramente il lavoro, ma anche la dimostrazione che le brutte leggi di questi anni non hanno fatto altro che peggiorare le condizioni, soprattutto per i giovani. Penso, poi, sia merito dei sindacati, e della Cgil in particolare, aver riproposto il tema della centralità del lavoro e della sua rappresentanza. Mi pare la più evidente sconfitta di tutti coloro che avevano immaginato il superamento dei corpi intermedi, che il lavoro non avesse più bisogno di soggetti di rappresentanza».
 
Salvini: «No patti col M5s, cambia idea troppo spesso»
“Il Movimento 5 Stelle cambia idea troppo spesso per poterci fare patti». Lo afferma il segretario della Lega, Matteo Salvini, intervistato sul Corriere della Sera da Marco Cremonesi. Spesso emergono posizioni diverse da quelle di Forza Italia. Ieri, sui vaccini. «È chiaro che all’interno di un programma comune ci possono essere alcune differenze. Sull’obbligo vaccinale io preferisco la libertà di scelta. Ci deve essere un’idea comune, ma sensibilità specifiche diverse sono naturali». Renzi dice che, data la posizione sui vaccini, «esiste un’alleanza non scritta (per ora)» tra voi e i 5 Stelle. «Renzi è un ignorante che dimostra la sua ignoranza. Io i vaccini ai miei figli li ho fatti fare, ma sono contrario all’obbligo. La Lega ha anche proposto che lo Stato si faccia carico di esami pre vaccinali. La verità è che siamo l’unico Paese al mondo sotto esperimento, nessun altro ha dieci vaccini obbligatori. Quanto ai 5 Stelle, cambiano idea troppo spesso per poterci fare patti». I giornali, anche stranieri, dicono che promettete la Luna. Assai citata tra le promesse non sostenibili, l’abolizione della legge Fornero. «Il governo Salvini cancellerà la Fornero. La sostenibilità è la gabbia che ci hanno costruito intorno. Negli ultimi 16 anni ci hanno rinchiuso come criceti, ci hanno fatto correre in nome del risanamento. Risultato, negli stessi anni abbiamo perso 2.000 euro di reddito pro capite ma il debito è enormemente aumentato». Come si paga l’abolizione della legge Fornero? «Rimettendo i soldi in tasca. Così la gente li spende e l’economia riparte». Il Jobs act va bene? «Nel Jobs act ci sono parti che non butterei via. E mi rifiuto di tornare all’art. 18 per le piccole e medie imprese. Ci sono cose dei governi precedenti che hanno avuto effetti positivi: superammortamenti, gli incentivi fiscali al lavoro. Non è che dobbiamo fare tabula rasa di tutto».
 
Maroni: «Con me Salvini si è comportato da stalinista»
«Sono dispiaciuto» per le dichiarazioni «sprezzanti e sorprendenti che ho sentito nei miei confronti» da parte «del mio segretario», Matteo Salvini. Lo afferma il presidente della Lombardia Roberto Maroni, intervistato sul Foglio dal direttore Claudio Cerasa. La decisione di non ricandidarsi alle regionali in Lombardia è clamorosa ma non improvvisa? «Salvini sapeva tutto da mesi, è stato il primo a saperlo, il secondo è stato Berlusconi, ed è stato Salvini a concordare con me le tempistiche dell’annuncio, io sono un leninista convinto, uno che crede nella leadership, ma non avrei mai pensato di ritrovarmi di fronte un leader stalinista». Se dovesse scommettere un caffè sul risultato delle prossime elezioni, su cosa lo scommetterebbe? «Scommetterei sul Movimento 5 stelle primo partito e sul centrodestra prima coalizione che però a causa di questa legge elettorale del menga potrebbe non avere una maggioranza assoluta in grado di garantire un governo. Lo dico con cognizione di causa avendo dato un’occhiata anche ai sondaggi e a qualche simulazione. Se il centrodestra dovesse prendere il 40% dei seggi al proporzionale e il 70% dei collegi al maggioritario avrebbe una maggioranza alla Camera di tre deputati. Sarebbe dura. Mi auguro che grazie soprattutto all’impegno straordinario di Berlusconi in campagna elettorale il centrodestra abbia una maggioranza forte». Ma se non avesse la maggioranza? «Vedo una certezza: non ci saranno elezioni anticipate a breve. Passeranno almeno due anni, come minimo. E se le cose dovessero andare così più che un governo di minoranza sul modello spagnolo vedo un governo di grande, piccola o media coalizione».
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