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Incapaci di immaginare il futuro

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 11/01/2018

Incapaci di immaginare il futuro Incapaci di immaginare il futuro Mario Calabresi, Repubblica
“Incapaci di immaginare il futuro, i candidati alla guida dell’Italia ci propongono di smontare il passato”. Il direttore di Repubblica, Mario Calabresi, si scaglia contro le promesse fatte in questi primi giorni di campagna elettorale: “Ascoltiamo solo una grottesca cantilena di abolizioni. Via l’obbligo dei vaccini, via il canone Rai, via il bollo auto, via le tasse universitarie, via la legge Fornero, via il Jobs act. Coscienti della loro incapacità di costruire novità o di trasformare l’esistente, i politici di questa campagna elettorale si accontentano di prometterci di eliminare doveri, fastidi e problemi. Con un tratto di penna, magicamente, senza preoccuparsi di spiegarci come, con che risorse o con quali conseguenze. Non credendo che la politica possa fare la differenza nella vita dei cittadini, allora guardano indietro e promettono l’unico sollievo possibile: l’eliminazione di tutto ciò che non sopportiamo. Come se questo servisse a qualcosa. Il modello è Trump, che ha cavalcato le spinte del malcontento popolare indicando il nemico in tutto ciò che è stato fatto da chi è venuto prima e nella rimozione, non nella risoluzione, dei problemi. La promessa più attraente per conquistare il cittadino deluso e affaticato appare proprio questa: rovesciare il tavolo, fare piazza pulita del passato, gridare un gigantesco No. Per costruire cosa e con quali risultati nessuno lo dice. Eppure avremmo bisogno di pazienza, di rammendo, di manutenzione, di investimento di risorse. Avremmo bisogno di coraggio e immaginazione, di alzare lo sguardo per provare a vedere oltre, per scoprire che il futuro non è già scritto ma sarebbe tutto da costruire”.
 
Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, Corriere della Sera
Una lettura più economica la offrono Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, che sul Corriere della Sera sostengono che le dichiarazioni di Luigi Di Maio, secondo il quale sarebbe possibile ridurre in due legislature il debito pubblico del 40% senza tagliare la spesa e persino abolendo la legge Fornero, sono “favole solo leggermente meno fantasiose delle promesse di Trump”. Alesina e Giavazzi ricordano che “ci sono solo tre modi per ridurre il debito: il primo è svalutare il valore reale del debito con una «botta di inflazione», strada oggi impraticabile perché non appena i risparmiatori lo sospettassero i tassi di interesse salirebbero molto più dell’inflazione. Il secondo modo è un «ripudio», una ridistribuzione di ricchezza da chi possiede titoli pubblici ai contribuenti, anch’esso impraticabile perché il nostro debito non è detenuto solo da italiani. Il terzo modo è una crescita del denominatore del rapporto debito/Pil più rapida della crescita del numeratore, cioè il deficit dei conti pubblici. Purtroppo tassi di crescita così elevati non sono all’orizzonte. La conclusione è che per ridurre il debito servono politiche che riducano il numeratore, cioè conti pubblici in attivo, o per lo meno un avanzo di bilancio al netto degli interessi e un tasso di crescita del Pil più alto del costo del debito, cosa che si ottiene o riducendo le spese o aumentando le imposte. Ma solo i tagli alla spesa hanno l’effetto di ridurre il rapporto debito/Pil senza rallentare la crescita. Questo è vero soprattutto per quelle riforme che bloccano l’aumento automatico di spese come le pensioni. Per questo cancellare la legge Fornero renderebbe ancor più difficile ridurre il debito. Purtroppo questa campagna elettorale è piena di favole”.
 
Gabriele Canè, Quotidiano Nazionale
Ancora critiche alle proposte avanzate in questi primi giorni di campagna elettorale e ancora un paragone con Trump. Gabriele Canè, sul Quotidiano Nazionale, offre tuttavia anche un auspicio di carattere politico. “Ad oggi sono stati soppressi canone tv, tasse universitarie, legge Fornero, redditometro, un po’ di Jobs Act e le vaccinazioni obbligatorie. I 5 Stelle sono riusciti addirittura ad abolire l’abolizione dell’euro. Di questo passo a fine gennaio non avranno più niente da abolire. E siamo solo all’inizio. Certo, non è la prima volta che in campagna elettorale le sparano grosse. E non è solo un privilegio dell’Italia. Le promesse, quasi mai mantenute, sono un prodotto globalizzato. L’unico che sembra fare eccezione è l’imprevedibile Trump che fa esattamente ciò che ha nel programma. Che questo accada anche in Italia, invece, è da escludere. Che incominciamo ad averne un po’ le orecchie piene, è altrettanto certo. E per essere del tutto sinceri, la cosa che più è parsa stonata non sono state le mirabilia fiscali, ma il no alla obbligatorietà dei vaccini rilanciato da Salvini. Perché fino a che si bluffa con le tasche ci siamo abituati. Ma la salute è cosa più seria. Insomma, se è ancora vero che le elezioni si vincono al centro, sarà bene che i moderati facciano sentire la propria voce, e che la gente segua questi richiami. Questo vale ovviamente per tutti e due gli schieramenti, ma è chiaro che conta a maggior ragione nel centrodestra dove il partito di centro, Forza Italia, non è una stampella petalosa, ma ambisce a primeggiare nella coalizione e nel futuro governo che non potrà non avere una guida in equilibrio tra gli “opposti estremismi”. Non a caso è a Berlusconi che mercati e osservatori stanno guardando con interesse come elemento di stabilità. Perché dopo le elezioni ci sarà molto da abolire, certo. Ma anche moltissimo da fare”.
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