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Altro parere

In cerca dell'alba

Redazione InPi¨ 10/01/2018

Altro parere Altro parere Leonardo Becchetti, Avvenire
Il 2017 è finito con lo scioglimento delle Camere e con l’economia in ripartenza, cioè con i dati su Pil e disoccupazione che da qualche tempo hanno finalmente preso la direzione attesa. Tanto che, relativamente a novembre, si registra un ritorno ai massimi livelli di occupazione (oltre 23 milioni, il 58,4%). Eppure anche nell’Italia del 2018 l’area del risentimento e del rancore non sembra destinata a ridursi o esaurirsi. Leonardo Becchetti su Avvenire analizza la situazione economica del Paese in questo inizio d’anno. Se andiamo oltre statistiche troppo sintetiche – scrive Becchetti - che non fotografano accuratamente l’Italia nelle sue diverse componenti scopriamo che la ripresa economica è una "festa" a cui ancora molti, troppi non partecipano. E che dietro a Pil e occupazione in crescita ci sono forti diseguaglianze e un problema importante di qualità del lavoro. Abbiamo bisogno, in sostanza, di politiche macroeconomiche più coraggiose che sfruttino la leva fiscale per far ripartire gli investimenti in infrastrutture. A partire da quanto realizzato dal Governo ancora in carica, che ha posto in atto, con qualche efficacia, alcune iniziative ad alto moltiplicatore per stimolare l’economia, come gli sgravi per gli investimenti privati (iperammortamento) e per le ristrutturazioni edilizie ecologicamente sostenibili e antisismiche. Sul fronte del lavoro resta, però, un problema di fondo irrisolto. L’unica via possibile e utile è quella di lavorare sul lato della domanda, premiando fiscalmente con minore Iva sui consumi tutti i prodotti (da qualunque Paese provengano) ad alta dignità e tutela del lavoro, e viceversa. La lotta al dumping sociale non è nazionalista o populista perché difende il lavoro e la dignità della persona ovunque essa si trovi. Ed è la via maestra per correggere il "difetto di fabbricazione" della globalizzazione.
 
Alberto Orioli, Sole 24 Ore
La campagna elettorale fa strage della ragione e riduce tutto a propaganda. Ma i dati sul lavoro una cosa la dicono chiara: che le riforme hanno funzionato e l’occupazione è tornata e riguarda anche i giovani. Alberto Orioli nel suo editoriale sul Sole 24 Ore si sofferma sul mercato del lavoro in Italia. E non c’è bisogno di fare i dissezionatori di numeri da entomologi della materia per affermarlo - scrive. Semmai la nuova sfida, da Paese che in questo campo ha superato l’”età della fame”, è che la discussione pubblica dovrebbe occuparsi della valutazione qualitativa dello scenario e trovare risposte al mancato incontro tra domanda e offerta reale di lavoro (i tecnici che non si trovano ma di cui ci sarebbe grande bisogno) e alla spinta verso la nuova occupazione (gli investimenti nelle nuove frontiere della tecnologie e la formazione più adatta per creare gli skill professionali mancanti). Va salutata come positiva la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del regolamento sui competence center per creare i luoghi del sapere dove formare i lavoratori 4.0. Ed è singolare che proprio il Pd, invece di intestarsi il risultato, difendere quelle riforme e guardare alle nuove sfide si faccia coinvolgere nella corsa al reddito minimo che diventa una rincorsa, soprattutto nominalistica, in risposta all’offensiva dei 5 Stelle sul reddito minimo di cittadinanza. Non sono entità comparabili, in realtà, ma possono avere entrambi effetti “sistemici” molto rilevanti di cui poco si parla. Il salario minimo orario può avere valore solo come bussola sociale per chi non sia coperto dalla contrattazione, ma la retribuzione oraria per legge deve risultare inferiore a quella oggi garantita dalla contrattazione. Il reddito minimo di cittadinanza invece crea una sorta di narcotico assistenziale per giovani non più incentivati a trovare un lavoro vero, ma soprattutto impone al bilancio pubblico una torsione rilevante nell’allocazione delle risorse.
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