Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 09/01/2018

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Gori: Assurda la corsa separata di Liberi e Uguali
La decisione di Liberi e Uguali di correre da soli in Lombardia è assurda. Parola del candidato governatore per il Pd, Giorgio Gori, intervistato da Andrea Senesi per il Corriere della Sera. Hanno fatto un bel pasticcio. Eravamo in corsa anche prima, ma è certo che il duello ora non sarà più sul piano della popolarità dei candidati ma sulla proposta politica più convincente». Quanto conterà riuscire a convincere Liberi e uguali a rientrare in coalizione? «Sarebbe molto utile, non lo nego. Noi abbiamo dato tutti i segnali di disponibilità, di attenzione, di precisa volontà di lavorare insieme. A maggior ragione oggi, col traguardo alla nostra portata, una corsa separata sarebbe inspiegabile anche per i loro elettori. Mi dicono che ci sarebbe il problema dell’election day e di una diversa collocazione rispetto al quadro nazionale. Ma allora perché nel Lazio vogliono fare l’accordo e in Lombardia no? ». Che idea s’è fatto del passo indietro di Maroni? «Domenica sera ci siamo sentiti e mi ha parlato di motivazioni di carattere personale che ovviamente non divulgo per rispetto. Leggo però che ha dato la propria disponibilità politica a Berlusconi e mi viene da pensare allora che possa esserci dell’altro. Le contraddizioni interne alla Lega forse hanno determinato la sua scelta e potrebbero condizionare anche le mosse del suo successore. Il dubbio è in ogni caso legittimo: c’era un malumore palpabile nel Carroccio e non è da escludere che il passo indietro si debba anche a questo». Il bilancio di Maroni? «Sostiene di aver realizzato i suoi impegni: è vero il contrario. L’elenco delle promesse non mantenute è lunghissimo, dal 75 per cento di tasse da trattenere in Lombardia alla riduzione delle liste d’attesa, dalla cancellazione del bollo auto ai ticket sanitari. Era doveroso fare meglio».
 
Fontana: La forza delle idee non si misura da quanto gridi
La forza delle idee non si misura da quanto gridi. Lo sottolinea il candidato leghista alla presidenza della Lombardia, Attilio Fontana, intervistato dalla Stampa. Fontana si riconosce nel ritratto che tutti fanno di lei? «Direi di sì. Ho sempre pensato che la forza delle idee non dipenda dal modo di esternarle».  Pensa davvero che sarà il prossimo governatore della Lombardia? «Per il momento non sono nemmeno il candidato». Come sarebbe? «Per ora il Consiglio nazionale del mio partito [nella Lega “nazionale” sta per “regionale”, dunque quello della Lega lombarda, ndr] ha formalizzato la mia candidatura alla presidenza della Regione». E allora? «E allora resta ancora da incontrare gli alleati per vedere se anche loro convergono su di me». Quando li vedrà? «Credo domani». Come pensa di convincerli? «Non devo convincere nessuno, soltanto capire se sono disponibili a sostenermi». Vedrà anche Berlusconi? «Ancora non lo so. Per il momento non è in agenda alcun incontro». Crede che gli alleati abbiano in mente qualche candidatura alternativa? «Questo lo deve chiedere a loro». Torniamo alla Lega. Nessuno ha espresso perplessità su di lei? «Sono stato votato all’unanimità. Anzi, ringrazio il movimento per la fiducia espressa nei miei confronti. Sono molto onorato e darò il massimo per la nostra Lombardia».
 
Bentivogli: Su fabbrica e lavoro disinteresse e ideologia
Nella campagna elettorale noto solo disinteresse e ideologia sui temi delle fabbriche e lavoro. Lo afferma il segretario generale della Fim-Cisl, Fabrizio Bentivogli intervistato da Paola Bricco per il Sole 24 Ore. «Il lavoro e l’impresa sono al di fuori di ogni discorso pubblico razionale e ragionevole. E, questo, accade per due ragioni. La prima ragione è che la campagna elettorale sta degenerando in un una fabbrica di battute, che per definizione diluisce e annulla ogni programma e ogni progetto di lungo respiro. E mi viene male a pensare quante settimane manchino ancora al giorno delle elezioni. La seconda ragione è che, in generale, esistono due atteggiamenti prevalenti fra i politici: una parte è disinteressata al lavoro e alla fabbrica, fa come se questi non esistessero; un’altra parte ha una visione veteronovecentesca e ideologica dell’uno e dell’altra». Il sindacato italiano, fin dagli anni Settanta, non è stato un monolite. Al suo interno, secondo logiche che mescolano responsabilità e potere, rappresentanza e rappresentazione, esistono tendenze e sfumature diverse. Bentivogli ne costituisce una punta modernista e modernizzatrice. Dice con preoccupazione: «Queste posizioni estreme e contraddittorie, ma prevalenti, sul lavoro e sull’impresa sono il risultato della cultura anti-industriale che c’è nel nostro Paese. E, allo stesso tempo, la alimentano. A noi servono più impresa e più lavoro. E abbiamo bisogno di una classe politica che abbia una visione organica di quanto ci sta per capitare, fra la montagna del debito pubblico di cui nessuno si occupa più e il quantitative easing della Bce che si attenuerà». Partiamo da una parola, finora, mai pronunciata in campagna elettorale: Fraunhofer Institute, la struttura tedesca dedicata alla ricerca applicata e al trasferimento tecnologico. «In Italia le scuole superiori e le università, le imprese e i centri di ricerca restano monadi che non comunicano. I candidati di questa campagna elettorale non sanno nemmeno che cosa sia il Fraunhofer. Manca il sistema duale lavoro-formazione. I competence center sono troppo fragili. Così non possiamo andare avanti». 
Altre sull'argomento
Contundente
Contundente
Case chiuse
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Altro parere
Altro parere
Il razzismo Ŕ una gaffe
I violenti e l'autoritÓ svanita
I violenti e l'autoritÓ svanita
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.