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Altro parere

Il minestrone di Carmen

Redazione InPi¨ 09/01/2018

Altro parere Altro parere Mattia Feltri, La Stampa
Da giorni, in ambiente operistico e non solo, si parla della rivisitazione della Carmen al maggio fiorentino. Al tema Mattia Feltri dedica il suo Buongiorno sulla Stampa intitolato per l’appunto, “Il minestrone di Carmen. “Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, è entusiasta della Carmen di Bizet in cui è lei a uccidere don José e non viceversa. Chissà come la prenderebbe Bizet. Immaginate un’Iliade in cui Ettore uccide Achille: a Omero un po’ gli girerebbero. Ma il punto è un altro: se l’obiettivo è il politicamente corretto, non si capisce perché Carmen, invece di ribaltare il femminicidio, non si sia rivolta all’avvocato Giulia Bongiorno o almeno alle Iene. Le cose si fanno come si deve, «Thérèse che sogna» di Balthus è stato giudicato un quadro pedofilo e si sono raccolte le firme per levarlo dal Metropolitan. Matteo Renzi, siccome a Firenze arrivò lo sceicco, coprì lo strumento di piacere del Fauno di Jeff Koons. Sono tempi così per l’arte. Siccome non sappiamo cambiare il presente, cambiamo il passato, soprattutto più glorioso. E non solo. Il Codacons se la prese con Tex Willer perché in una vignetta diceva che il fumo lo rilassa, e così istigava i giovani a comprarsi un pacchetto di sigarette (nella vignetta dopo diceva che prendere a cazzotti la gente lo rilassa ancora di più, ma la cosa passò inosservata). Ci sono anche le favole animaliste: in una versione di Cappuccetto Rosso, la bimba riunisce un comitato che sloggia il cacciatore e salva il lupo. La più elettrizzante è la trasposizione vegana del Lupo e i sette capretti dei fratelli Grimm in cui il lupo non si pappa i capretti, che invece gli mostrano le meraviglie dell’orto e lo convertono ai minestroni. Ecco, convertirsi ai minestroni: è successo anche a Nardella”.
 
Danilo Paolini, Avvenire
Il problema dei rifiuti a Roma non è un’emergenza ma è strutturale. Lo spiega Danilo Paolini su Avvenire partendo dall’ennesima ‘crisi monnezza’ della Capitale. Sorvoleremo qui, poiché ne riferiamo in sede di cronaca, sulle polemiche tra il Comune e la Regione Lazio, sui problemi di tattica politica con l’Emilia Romagna, sui negoziati in corso con l’Abruzzo. La domanda che rimane sullo sfondo, infatti, è soltanto una: di quale sistema stiamo parlando? Roma, questa è la triste verità, non ha un vero sistema di trattamento dei rifiuti: per anni si è salvata perché ha continuato a mettere la polvere, cioè i rifiuti, sotto il tappeto, ovvero la megadiscarica di Malagrotta. Chiusa, giustamente, quest’ultima, la Capitale rischia di restare soffocata dai suoi stessi sacchetti. Per non parlare delle strade e dei marciapiedi, che non vengono spazzati e sono lastricati di bottiglie, cartacce, escrementi di cane, frutta e verdura marce, vestiti, frigoriferi, mobili, divani... La lista è lunga e ogni giorno, va detto, si allunga a causa della maleducazione di romani e non che gettano per la strada ciò che non serve più. Ma, insomma, crediamo che il problema dell’inciviltà non sia un’esclusiva di Roma. Ma non si può tirare a campare. Soprattutto perché chi a Roma vive (e il più del volte non abita al Pantheon, ma al Laurentino, al Prenestino, al Salario, all’Aurelio) non campa affatto bene. Perché Roma è sporca, certo, e uno con un minimo di coscienza ambientale è costretto a camminare anche per un chilometro prima di trovare cassonetti non stracolmi in grado di ricevere i sacchetti della differenziata e dell’indifferenziata. Perché le strade sono dissestate e piene di buche, perché con frequenza preoccupante crollano al suolo alberi anche secolari, perché le linee della metropolitana non sono degne di una capitale europea, perché le corse degli autobus sono poche e spesso in ritardo. I nodi da sciogliere, allora, sono politici. Intendiamoci, anche con precedenti amministrazioni la città funzionava poco e male. Tuttavia, il grande successo del Movimento 5 Stelle e della sindaca Virginia Raggi alle elezioni comunali di un anno e mezzo fa è figlio proprio dell’esasperazione dei romani per la situazione dei rifiuti, delle buche, dei trasporti...A oggi, però, la maggioranza cittadina che aveva promesso «l’inizio di una nuova era» non sembra aver ottenuto risultati migliori delle precedenti di centrosinistra (Ignazio Marino) e di centrodestra (Gianni Alemanno). Anzi, le spiegazioni date sulle «criticità», così come i ricorrenti annunci di «svolte» in tema di trasporto pubblico, ricordano in maniera imbarazzante quelle dei cosiddetti «vecchi partiti». Qui si fa il tifo solo e soltanto per la città e la sua gente. Lo stato di Roma non è tema di rissa, è questione davvero capitale. E nazionale”. 
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