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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 07/12/2017

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Tabacci: "deluso è dire poco, c'era uno spazio enorme"
Monica Guerzoni, sul Corriere della Sera, chiede a Bruno Tabacci, ex Dc e Udc, che dal 2013 presiede il Centro democratico, se  si sente deluso: «Deluso è dire poco, è un peccato, per noi c’era uno spazio enorme». Ora che il «noi» di Giuliano Pisapia non esiste più, lei si candiderà con il Partito democratico? «Non credo che mi candiderò. E poi mi chiedo, quanto ci teneva il segretario del Pd alla coalizione di centrosinistra? Zero. L’unica cosa a cui tiene Matteo Renzi è portare in Parlamento un drappello di fedelissimi». C’è sempre la lista Liberi e uguali... In fondo lei si candidò con i marxisti per Tabacci, se le facessero una proposta accetterebbe? «Ah no, io certo non vado con Pietro Grasso. Non sono uno che si mette a rincorrere le figurine». E Pisapia, cosa farà? È vero che sta pensando di ritirarsi dalla politica? «Giuliano aveva già detto che non si sarebbe candidato. E dunque, di che parliamo?». Il Pd senza Campo progressista ha ancora qualche possibilità di vittoria? «La forza attrattiva di Matteo Renzi in questa fase è in forte calo. Adesso le prossime elezioni politiche sono una sfida a due tra il centrodestra e il Movimento 5 Stelle».
 
Minniti: "antifascismo e libertà di stampa capisaldi democrazia"
«Quando ho letto quella frase nel comunicato neofascista, “dichiarare guerra alle idee”, ho agito d’istinto e ho deciso di venire subito qui per dare un segnale molto forte: l’antifascismo e la libertà di stampa sono due capisaldi della democrazia e deve essere chiaro che non sarà tollerato neppure il semplice tentativo di metterli sotto attacco». Le parole del ministro dell’Interno Marco Minniti,  arrivato nella sede romana di Repubblica nel pomeriggio di ieri, a poco più di un’ora dal blitz di Forza Nuova sotto la sede del giornale, sono raccolte da Stefano Cappellini. Più ancora del blitz in sé, è preoccupante l’idea che un gruppo dichiaratamente neofascista possa parlare di “primo attacco”, siamo allo squadrismo rivendicato: «Tutto questo, semplicemente, non è tollerabile. La risposta sarà forte. In questo Paese, purtroppo, ci siamo abituati all’abuso delle parole, ma il primo imperativo è proprio scongiurare il rischio che si possa fare l’abitudine a parole e fatti come questi. Ciò che è avvenuto sotto la vostra sede non è una semplice iniziativa di boicottaggio, qui c’è un salto comunicativo e politico: la “guerra alle idee”. Ecco, la democrazia esiste appunto per garantire che le idee di tutti siano tutelate. Non c’è spazio per chi pensa di farne oggetto di guerra».
 
Di Maio: "guerra sociale in corso, solo l'Europa può salvarci"
«Si dice che l’Europa sia il motivo per cui non scoppiano guerre, ma io una guerra in corso la vedo, è una guerra sociale alimentata da disparità e povertà». Luigi Di Maio, su La Stampa, risponde sui temi europei alle domande di Ilario Lombardo e Marco Zatterin. La «sua» Europa è un veicolo o un fine? «Certamente un veicolo. Serve per portare i popoli europei verso una qualità di vita e di benessere maggiore». In che modo? «La priorità è la creazione di un Welfare fondato su una maggiore solidarietà e una lotta alle diseguaglianze. Non significa criminalizzare chi si arricchisce, ma consentire a milioni di poveri di reinserirsi nella società». Una soluzione «europea»? «Sì, perché negli ultimi anni molte cose sono cambiate. Guardiamo la Germania che non riesce a formare un governo, la Francia di Macron che ha disintegrato i vecchi partiti. Il panorama mutato suggerisce una grande opportunità per l’Italia. E non solo perché siamo abituati a non avere governi super-stabili e siamo più bravi a gestire le crisi».
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