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Altro parere

Liberi da Renzi e Uguali a Grillo

Redazione InPi¨ 05/12/2017

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
“Liberi e Uguali”, il nuovo partito della sinistra guidato dal presidente del Senato, ripercorre lo stesso schema di cinque anni fa: “utilizzare la maschera di Grasso non solo per organizzare un’alternativa al Pd di Renzi ma anche per costruire un percorso simmetrico a quello dei 5 stelle e provare a essere un domani una possibile stampella di un governo con Grillo e Di Maio”. Lo sostiene polemicamente il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, ricordando “quando Pier Luigi Bersani, nel marzo del 2013, lanciò Grasso come presidente del Senato, nel tentativo, comico, di ingolosire l’elettorato grillino e costruire così con la Casaleggio Associati un governo di cambiamento”. “Si potrebbe aggiungere che la sinistra di Grasso nasce contro il Jobs Act, l’unica riforma del governo Renzi riconosciuta in tutte le cancellerie d’Europa come il simbolo di un’importante svolta riformista dell’Italia – prosegue Cerasa -. Si potrebbe aggiungere pure che la sinistra di Grasso nata per combattere il ritorno del berlusconismo incarnato da Renzi potrebbe riuscire a favorire il ritorno al governo del partito di Berlusconi magari proprio insieme a Renzi. Si potrebbe aggiungere anche molto altro, ma per descrivere il capolavoro della sinistra alla Grasso – continua il direttore del Foglio - c’è un altro dettaglio da considerare per mettere a fuoco la dimensione del nulla assoluto: una lista che nasce per «difendere i valori della Costituzione» che considera un male minore un movimento eversivo che si presenta alle elezioni per eliminare tre articoli della Costituzione (articolo 27, articolo 67, articolo 111) e sostituire la democrazia rappresentativa con un software della Casaleggio Associati”. “Quando c’è un partito di sinistra che scommette sulla figura di un magistrato per definire la propria identità il senso dell’operazione non può che essere uno – conclude Cerasa -: se sul riformismo non hai nulla da dire non hai altra scelta che buttarti sul moralismo. E se non si ha voglia di occuparsi di ciccia, uno come Grasso è la perfezione fatta candidato premier”.
 
Mattia Feltri, La Stampa
Nel suo Buongiorno sulla Stampa, Mattia Feltri si occupa del processo a Marco Cappato, il leader radicale che condusse Dj Fabo al suicidio assistito in Svizzera. “Il punto decisivo (e controverso) è che per il nostro ordinamento la vita non è un bene disponibile: è della collettività, dunque il suicidio non è ammesso – ricorda Feltri -. La codificata dignità umana ci consente di rifiutare le cure ma non di rifiutare una vita di irrimediabile sofferenza. Su questo ruota il processo. La pm voleva l’archiviazione ma il gup ha disposto il giudizio nel sospetto che Cappato abbia agevolato un atto violento su un bene, appunto, non disponibile. Ieri in tribunale ha testimoniato l’infermiere di Dj Fabo. «Mi ha chiesto più volte di aiutarlo a farla finita. Piangeva e diceva: non ce la faccio più dal dolore». Ha testimoniato la fidanzata di Dj Fabo. «Era tetraplegico, era cieco. Voleva morire e io temporeggiavo, ma se gli avessi detto non ti aiuto avrebbe significato che non l’amavo». Ha testimoniato la mamma. «Mi diceva voglio morire, mamma, devi accettarlo. A volte gridava dal dolore, gli sembrava di avere il diavolo in corpo. Ho barato tante volte, poi ho ceduto. Sono andata in Svizzera con lui e Cappato. Due minuti prima che premesse il pulsante con la bocca, gli ho detto vai Fabiano, la mamma vuole che tu vada». Poi la signora è scoppiata a piangere. La pm le ha porto dei fazzoletti di carta. La signora ha detto: «Lo sapevo che avrei pianto, fin qui ero stata forte». La pm ha detto: «Mi dispiace. Lo è stata fin troppo». Ma, precisamente, questo processo a chi deve rendere giustizia?”.
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