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Democrazia (eversione) e Cinque Stelle

Sintesi degli editorial dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 04/12/2017

In edicola In edicola Ernesto Galli Della Loggia, Corriere della Sera
Democrazia (eversione) e Cinque Stelle. L’editoriale del Corriere della Sera firmato da Ernesto Galli Della Loggia parte con la descrizione del sistema politico italiano dal 1948  costituito fondamentalmente da un partito centro di gravità e da un altro cosiddetto antisistema. “Dato uno sfondo del genere  - scrive - si può dire che la sostanza vera del prossimo scontro elettorale sarà precisamente questo: «Grosse Koalition» destra/sinistra contro M5S. Ma se tale ipotesi è ragionevole, allora è altrettanto ragionevole pensare che l’enfasi sul carattere eversivo del M5S — che in questi giorni anima il dibattito politico — risponda in realtà a due obiettivi: a) già oggi come ottima arma polemica del Pd e di Forza Italia contro il loro principale concorrente; b) in vista del dopo elezioni per preparare il terreno a un’eventuale maggioranza governati- va con la partecipazione di entrambi (intorno a quale dei due come centro di gravità federatore si vedrà dopo i risultati delle urne). Se però così è, allora mi chiedo: è lecito tratteggiare un quadro nei termini ora adoperati, e magari dire delle ragioni del consenso dei 5 Stelle senza tuttavia passare per manutengolo di Di Maio o reggicoda di Beppe Grillo, senza essere additato come tipico rappresentante dell’intellettualità vigliacca pronta a stare sempre dalla parte del (presunto) vincitore? No, non è lecito, si risponde da molti, perché del movimento di Grillo si può parlare solo per maledirlo. Tu dimentichi, mi è stato rinfacciato, che esso è effettivamente un movimento eversivo. In realtà non credo di dimenticare nulla. Semplicemente ricordo un po’ delle passate vicende politiche di questo Paese nell’età della Repubblica. Nel corso delle quali non sono davvero mancate forze che si presentavano come protagoniste di una palingenesi che non ammetteva alternative. Non sono davvero mancati partiti che consideravano tutto ciò che era diverso da loro alla stregua del «male», che usavano il Parlamento solo come cassa di risonanza di quanto avveniva fuori da esso. Le une e gli altri, quindi, originando un effetto eversivo moltiplicatore: non tanto e non solo, per l’appunto, nel comportamento dei loro esponenti di vertice ma sulle grandi masse dei cittadini-elettori”.
 
Claudio Tito, la Repubblica
Con la candidatura di Piero Grasso a sinistra del PD, “cade il velo del grande inganno”. Lo scrive Claudio Tito che firma l’editoriale odierno di Repubblica: “La politica italiana sta suonando il suo canone inverso. Capovolge i criteri che hanno contraddistinto la fase breve del maggioritario ma copre tutto con il velo di una grande mistificazione. Un inganno che tocca tutti: dal Pd al Movimento 5 Stelle, da Forza Italia a Mdp. L’ultimo atto di questo spartito — dal punto di vista temporale — si è consumato ieri con la candidatura di Pietro Grasso alla guida del nuovo soggetto della sinistra. Non ne è il leader. I capi veri sono Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema. Il presidente del Senato è però il candidato premier. Una formula che fino a cinque anni fa sarebbe stata corretta e credibile. Era la logica conseguenza del sistema maggioritario. Il punto, però, è proprio questo. La legge elettorale rende scorretta e incredibile questa procedura. Tutti i candidati alla presidenza del consiglio avanzati in questa fase sono destinati a fallire. Sono una sorta di feticcio di quel che è stato il recente passato, il simulacro di un modello abbattuto dal cosiddetto ‘Rosatellum’. E infatti sono quasi sempre il simbolo più radicale del partito che rappresentano o una maschera per catturare i voti più identitari. Ma niente di più. È la contraddizione del nostro sistema politico. Ha preso atto del cambiamento al suo interno, ma si vergogna di mostrarne le conseguenze dinanzi all’opinione pubblica. Tutti i partiti o tutte queste posticce coalizioni che si stanno formando sentono il bisogno di presentare agli elettori un’offerta modellata su un volto, sulla personalizzazione di un candidato premier. Ma lo fanno senza crederci. Consapevoli che si tratta solo di un déjà vu, di un artificio propagandistico. Perché né Grasso, né Renzi, né Gallitelli, né Di Maio, né Salvini — a meno di sorprese che rendano autosufficiente una delle liste o coalizioni di liste — saranno davvero i premier dopo le prossime elezioni”.
 
Federico Geremicca, La Stampa
Anche Federico Geremicca, da un’altra angolazione, critica l’evoluzione a sinistra che, dice, “la fa allontanare dal governo”: “Una nascita e il primo anniversario di un mesto funerale. La nascita, come narrano le cronache, è quella di «Liberi e uguali», contestato tentativo di rimettere insieme i cocci di parte della sinistra italiana; il funerale - di cui oggi si ricorda il primo anno - è quello di un progetto politico e di governo sepolto da 19 milioni di no giusto il 4 dicembre 2016, dodici mesi fa. E non è solo la quasi coincidenza di date delle due ricorrenze a suggerirne una lettura comune, visto che tra i due eventi c’e un evidente e non negato rapporto di causa ed effetto. Infatti, immaginato per ridisegnare la geografia istituzionale del Paese, il referendum costituzionale che tanto fortemente volle Matteo Renzi ha finito per trasformare - al contrario - la «mappa politica» del Paese, con un’onda d’urto che non si è limitata a terremotare il campo della sinistra. Quel voto, infatti, rianimò un Berlusconi che era da mesi ai margini del campo di gioco permettendogli di tornare a vincere. Se queste sono le origini e le premesse politiche, è fin troppo facile prevedere - al di là delle obbligatorie dichiarazioni di maniera- che le rotte di Pd e di «Liberi e uguali» non potranno che essere rotte di collisione: un’altra battaglia, insomma, della Grande Guerra per la liberazione da Matteo Renzi. Se così sarà - e visti i meccanismi previsti dalla nuova legge elettorale - il centrosinistra può già considerare persa la partita per il governo del Paese. Certo, poi resta la tradizionale e fratricida «sfida a sinistra» per capire se la nuova lista otterrà un risultato a due cifre oppure no, o se il Pd sarà sopra o sotto i risultati delle elezioni «non vinte» da Bersani nel 2013: ma se questa è la posta in palio - quasi un regolamento di conti tra «nuovi» ed ex - pare difficile che possa conquistare l’attenzione di una fascia molto ampia di italiani”. 
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