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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 14/11/2017

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Carlo Bertini, La Stampa
Fassino, un compito improbo il suo. Da uno a dieci, quante chances si dà? Come finirà? «Non lo so, di nessuna partita si sa l’esito quando comincia. Io non metto confini alla divina provvidenza, lavorerò con totale disponibilità all’ascolto di tutte le proposte». Carlo Bertini su La Stampa intervista l’ex segretario dei democratici di sinistra ed ex sindaco di Torino, Piero Fassino. Ha già preso contatti con Bersani e D’Alema? «No, ancora devo organizzare il lavoro, Renzi mi ha comunicato che voleva assegnarmi questo incarico un’ora prima della Direzione. Ora prenderò contatti con i diversi esponenti nel campo del centrosinistra e avvierò un giro di colloqui. Concordando e condividendo ogni passaggio con gli altri dirigenti del Pd, tutti. Sia con Renzi e la Segreteria, sia con le minoranze interne, è necessario un lavoro squadra». Certo si comincia in salita. Bersani dice che le chiacchiere stanno a zero, ora vuole i fatti. Cosa potete offrire a Mdp? «Intanto credo sia importante incontrarsi, perché da mesi ci parliamo tramite interviste. La Direzione Pd ha dato la più ampia disponibilità a un confronto vero e solo facendolo potremo verificare se e come possano esserci punti di possibile intesa». Ma una base di partenza quale può essere? Cambiare il jobs act come chiede Bersani? «Io credo che il Jobs Act abbia prodotto dei risultati, creando posti lavoro». Nel suo bouquet ci saranno le primarie di coalizione? «Non siamo preclusi a nessuna proposta. Si tratta di discutere sia i punti programmatici, sia di assetto di un’eventuale coalizione». Quelli di Mdp dicono che alleandosi col Pd perderebbero molto del loro elettorato... «Dipende dai contenuti con cui ci presentiamo. E in ogni caso l’obiettivo comune deve essere conquistare voti, non perderne».
 
Arianna Finos, Repubblica
«Ormai è diventato uno show voyeuristico. C’è molta pruderie», dice il regista Paolo Virzì intervistato da Arianna Finos su Repubblica, a proposito del crescendo di accuse, rivelazioni, dettagli che si susseguono, dal caso Weinstein al caso Brizzi. «C’è un problema di qualità dell’informazione su un tema così importante per la vita delle donne e in generale delle persone. Dispiace che ci sia un vuoto legislativo e culturale. Che certi temi siano lasciati alle trasmissioni di intrattenimento, che per loro natura lo propongono in modo scandalistico. Il clima è survoltato, i media sono galvanizzati dalla richiesta di sangue. Come ha detto bene la grandissima Lea Melandri, anche solo avanzare dubbi sullo stile da gossip — anche molti giornali autorevoli si arrendono allo stesso metodo — viene scambiato per complicità». Cosa bisognerebbe fare, secondo lei? «Dire e fare cose utili. Intanto rassicurare chi è giovane e vuol fare l’attrice che non si deve rinunciare ai propri sogni. Che la routine professionale è un’altra ed è molto semplice: i provini, gli incontri di lavoro non si fanno a quattrocchi in una camera da letto. Quello che è stato raccontato, verità o messinscena equivoca, non è la norma. Mi stupisce che sia avvenuto. Mi stupisce che, ammesso che sia vero, sia stato proposto proprio così, e mi stupisce altrettanto che sia stato accettato». Sotto accusa ci sono registi e produttori, ma anche molte donne che denunciano. Una su tutte Asia Argento. Tra le prime a parlare sul caso Harvey Weinstein. «Dobbiamo stare con Asia, non possiamo accettare lo sberleffo di certi giornalacci. Il suo racconto, nel suo stile genuino, è del tutto credibile, comprensibile umanamente anche quando denuncia le proprie debolezze di 21enne. Asia non deve sentirsi sola, non deve temere cause degli avvocatoni dei potenti perché saremo sempre tutti con lei».
 
Nicol Degli Innocenti, Sole 24 Ore
Un mese fa Emma Marcegaglia aveva scritto una lettera al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk per esprimere i timori su Brexit delle imprese di 34 Paesi che fanno parte di BusinessEurope, organizzazione che guida dal 2013. La preoccupazione principale era la lentezza dei negoziati tra Londra e Bruxelles e la mancanza di chiarezza sulle prospettive future. Da allora la situazione si è fatta ancora più grave. Ieri la Marcegaglia ha guidato la prima delegazione di imprenditori europei a Downing Street, che hanno discusso di Brexit con la premier britannica Theresa May e i suoi più stretti collaboratori. Nicol Degli Innocenti sul Sole 24 Ore le ha chiesto le sue impressioni sull’incontro. Il messaggio degli imprenditori europei è stato chiaro. Come è stato recepito dalla May e dai suoi ministri? Noi abbiamo dato un messaggio molto compatto, molto netto e molto chiaro: ci siamo detti preoccupati perché non sono stati fatti progressi sulle tre questioni principali e ormai resta poco tempo per avanzare proposte concrete e sbloccare la situazione. Abbiamo detto che il tempo delle parole è finito, ora servono impegni scritti. Purtroppo non abbiamo avuto risposte chiare. Sono stati gentili, c’è stato un bello schieramento di Governo e ci hanno ascoltato per oltre un’ora, ma non abbiamo avuto rassicurazioni sull’intenzione di fare progressi sui tre punti, nessun impegno a proseguire spediti per sbloccare la situazione nelle prossime due settimane. Quindi siamo usciti un po’ delusi. È uscito qualcosa di positivo dall’incontro? Sì, ci ha rassicurato l’impegno a un periodo di transizione che mantenga lo status quo per almeno due anni, restando nel mercato unico e nell’unione doganale. La May ha insistito a chiamarlo «fase di implementazione» e non di transizione, immagino per ragioni di politica interna.
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