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Altro parere

La strategia del teatrino per eliminare gli avversari

Redazione InPi¨ 14/11/2017

Altro parere Altro parere Carlo Nordio, la strategia del teatrino per eliminare gli avversari
Due cose hanno in comune la corruzione e le molestie sessuali. La prima, che questi fatti avvengono generalmente senza testimoni e senza tracce, e quindi il sospettato nega sempre, come si dice, l’addebito. La seconda è che, quando queste tracce esistono, e l’autore è inchiodato dalla loro evidenza, allora cambia difesa. La tangente c’è stata, ma non l’ho chiesta, mi è stata offerta. Ovvero: l’approccio fisico c’è stato, ma era tra consenzienti. Carlo Nordio sul Messaggero analizza il parallelismo tra moleste sessuali e corruzione. Non ci vuol molto – scrive Nordio - a capire quanto sia difficile per il giudice ricostruire la verità. L’America ha dato il via con il caso di Kevin Spacey, seguito a ruota da varie rievocazioni, formulate in altrettanti modi, di aggressioni e violenze. Ora l’onda d’urto è arrivata anche in Italia. C’è un singolare parallelismo tra questa prevenzione cautelativa nel frizzante ambiente dello spettacolo e quella, altrettanto fatale, del più sussiegoso mondo politico: che in entrambi i settori, indipendentemente da una pronuncia giudiziaria e senza nemmeno un’incriminazione formale, l’indagato, o il sospettato, deve fare il fatidico “passo indietro”, in attesa di chiarimenti e accertamenti futuri. Poichè anni di esperienza giudiziaria ci insegnano che le molestie reali sono quasi pari a quelle inventate, sarebbe auspicabile un approccio meno emotivo a questi eventi tanto odiosi nel compimento quanto difficili nella ricostruzione. La strumentalizzazione della giustizia, per eliminare l’avversario, o l’amico, ha già prodotto danni incalcolabili. La rimozione cautelativa dell’indagato dalle cariche pubbliche ha snaturato e imbastardito la leale competizione degli ultimi vent’anni, soprattutto quando, a distanza di tempo, è emersa la totale innocenza degli inquisiti. Ora la stessa cosa commedia rischia di ripetersi nel mondo del cinema e del teatro, ed estendesi in ogni settore dove la possibile liberazione di un posto ecciti le aspettative di uno scalpitante e malizioso concorrente. 
 
Raul Caruso, l’orizzonte sia comune
Molti Paesi dell’Unione Europea sembrano finalmente convinti di dover sviluppare una difesa comune o, comunque, di provare a muoversi in quella direzione. Raul Caruso, nel suo editoriale su Avvenire, commenta la decisione di 23 Stati membri dell’Ue su 28 di arrivare a una difesa comune. Nella giornata di ieri, infatti – ricorda Caruso -, i ministri di 23 Stati membri hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta in merito alla “Pesco” (Cooperazione strutturata permanente in materia di Difesa). In linea generale, questa non può non essere accolta come una buona notizia. Il processo di integrazione europea negli ultimi anni è sembrato in affanno e un nuovo impegno su un tema cruciale come quello della difesa rappresenta un’occasione concreta di rilancio. A una lettura attenta, non è chiaro se le nuove capacità di difesa che potranno essere sviluppate andranno ad affiancare quelle esistenti a livello nazionale oppure a razionalizzarle riducendo l’impegno militare dei singoli Paesi. Quello che sembra venir fuori dalla lettura della dichiarazione congiunta e degli allegati è che le misure a favore di nuovi investimenti e nuovi programmi di ricerca si propongono non di sostituirsi agli impegni di spesa e di investimento nazionali, ma piuttosto di affiancarsi a essi. Nella dichiarazione congiunta, inoltre, non si fa riferimento alle problematiche in merito alla struttura proprietaria e agli obiettivi delle imprese produttrici di armamenti. Immaginare una difesa comune senza una parallela integrazione dell’industria militare è impensabile in virtù del fatto che le imprese militari attualmente sono imprese orientate al profitto e quindi in alcuni casi non si può escludere che gli obiettivi dei manager possano trovarsi in contrasto con le esigenze strategiche e di sicurezza dei Paesi. Per evitare che al passo in avanti compiuto seguano due passi indietro è quindi necessario che il tema dell’integrazione e della specificità dell’industria militare siano affrontati quanto prima al fine di contribuire alla produzione di quel bene pubblico globale chiamato Pace.
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