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Il mal di sinistra

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 13/11/2017

Il mal di sinistra Il mal di sinistra Tommaso Cerno, Repubblica
Per Tommaso Cerno, su Repubblica, “la sinistra si gioca oggi, come l’Italia di mister Ventura, la qualificazione al campionato politico di primavera”. “Si presenta in campo priva di un progetto per il Paese e soprattutto di una visione del mondo – spiega Cerno -. Si presenta divisa e pronta a dare la colpa all’arbitro. Si presenta all’indomani di una scissione che ha spento il nucleo del progetto democratico. Fatica a trovare un collante capace di rimettere insieme i cocci sparsi sul terreno progressista”. Cosa provoca questo “mal di sinistra, la sensazione cioè di non saper più penetrare l’animo dell’Italia e del mondo? Tre ragioni. La prima ragione è di natura politica: mentre il nazionalismo si fa globale e diventa uno dei motivi politici più potenti del pianeta, la sinistra rinuncia — più ancora della destra — alla dimensione internazionale”. La seconda ragione è di natura culturale: “la sinistra italiana, divisa in cento correnti autodefinitesi tutte riformiste e che si distinguono solo dalle virgole nei comunicati stampa, non è più di sinistra”. “La terza ragione – conclude Cerno - è di natura pratica: a sinistra ormai tutti mentono sapendo di mentire”, come nel “ surreale dibattito sulla riconferma di Ignazio Visco a Bankitalia”.
 
Enrico Marro, Corriere della Sera
“Sappiamo già come finirà. Per evitare che la manovra finanziaria sia sommersa da una marea di emendamenti, oltre 4 mila quelli già presentati in Senato, il governo chiuderà la partita in entrambe le Camere chiedendo il voto di fiducia sul suo testo, che recepirà qualche correzione suggerita dai gruppi parlamentari, senza stravolgere l’impianto della legge di Bilancio”. Lo afferma Enrico Marro, sul Corriere della Sera, parlando di “una legge ipotecata fin da principio dalla volontà di scongiurare l’aumento dell’Iva, disinnescando le cosiddette clausole di salvaguardia: uno sforzo che ha impegnato quasi 16 miliardi su 22 della manovra per il 2018, lasciando peraltro da cancellare l’aumento Iva negli anni successivi”. Manovra che, quindi, “assolto il compito di evitare un incremento delle tasse che lo stesso governo aveva fittiziamente deciso l’anno prima per rassicurare la Commissione europea sulla tenuta dei conti, lascia lo spazio di una manciata di miliardi per qualche intervento a sostegno della crescita e dei più bisognosi. Insufficienti, forse, su entrambi i fronti”.
 
Marco Gervasoni, Il Messaggero
Marco Gervasoni, sul Messaggero, evidenzia come “anche i più tenaci avversari del governo devono riconoscere che la politica dell’immigrazione, per quanto non esente da limiti, è il dossier di cui Paolo Gentiloni può andare più fiero”. Perché “la linea Minniti è infatti quella del buon senso e del realismo politico”.  “Abbandonarla a fine legislatura, mentre gli sbarchi stanno riprendendo, non solo dalla Libia ma anche dalla Tunisia – continua Gervasoni -, sarebbe, più che un crimine, un errore, e grave. Al Pd, tentato da una forzatura sulla ius soli per suggellare la nuova alleanza tutto ciò costerebbe non pochi punti percentuali. Sarebbe inoltre una scelta in controtendenza rispetto alle ultime posizioni dei partiti del Pse - o almeno di quelli desiderosi di sopravvivere - che infatti stanno rivedendo le loro promesse troppo generose (accogliamoli tutti), pesantemente punite dagli elettori”. Ancora, “rimangiarsi la linea Minniti, quella del buon senso, provocherebbe molto probabilmente una ripresa degli sbarchi tanto repentina quanto rapida” e “il dietro-front provocherebbe sconcerto presso i partner europei, soprattutto Francia, Germania e Austria”, oltre ad essere “poi una iattura per la campagna elettorale”, aprendo  “un’autostrada per i 5 stelle”. “Far saltare simbolicamente la testa di uno dei ministri più popolari del governo (e del Pd), quella di Minniti, sembra a noi un harakiri”, conclude Gervasoni.
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