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Berlusconi come Breznev

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 10/11/2017

Berlusconi come Breznev Berlusconi come Breznev Piero Ignazi, Repubblica
Per Piero Ignazi, su Repubblica, “c’è una sorta di pigrizia mentale nel raffigurare ancora Silvio Berlusconi come il player centrale del centro-destra”. “Le apparizioni del Cavaliere rimandano più a parvenze brezneviane che a una leadership per gli anni a venire – continua Ignazi -. Impietosamente, ma realisticamente, la sua immagine riflette solo un attaccamento al potere dal sapore verghiano. Berlusconi non è più il dominus della destra, come un tempo. La sua egemonia è definitivamente tramontata. Viene omaggiato ancora per il servizio reso, ma rappresenta il passato. Un passato luminoso per i suoi sostenitori, inglorioso e nefasto per gli avversari. Ma sempre di passato si tratta”. Il Cavaliere “ha perso contatto con la sua base elettorale perché essa ha trovato espressioni più grintose e credibili, da Salvini a Grillo. profilo di un nuovo centro-destra che, oltre a trovare il modo di convivere, come sempre del resto, ha il suo punto di forza nelle espressioni più politicamente connotate e “identitarie”, come quella dell’ex missino Musumeci in Sicilia e della meloniana Picca a Ostia (senza dimenticare CasaPound che arriva al 9%, più di Fava in Sicilia…)”. Inoltre “la radicalizzazione del conflitto politico innescato in questi anni da una polemica senza esclusione di colpi tra M5S e Pd ha portato acqua alla destra più dura, quella xenofoba leghista e quella proto-nostalgica”.
 
Stefano Lepri, La Stampa
“Con il senno del poi, è facile dire: quella banca era marcia, occorreva intervenire prima. Il guaio è che prima, quando una banca comincia a barcollare, potentati locali e politici premono sulle istituzioni di controllo perché si faccia tutto il possibile per lasciarle il tempo di riaversi, evitando soluzioni traumatiche”. Lo scrive su La Stampa Stefano Lepri, ritenendo questo, “in parole povere, il contrasto tra esigenze di trasparenza ed esigenze di stabilità di cui parlano gli esperti”. “Se le traversie di una banca vengono messe in piazza troppo presto, si rischia di farne fuggire i depositi provocandone un disastro che poteva essere evitato – spiega Lepri -. Se si attende troppo, si dà spazio a gruppi dirigenti spregiudicati per imbrogliare gli investitori”. Se non altro, “il poco edificante battibecco di ieri (solo a distanza) tra Banca d’Italia e Consob ha indicato in quali direzioni occorre muoversi: la prima ha chiesto più poteri, la seconda più mezzi e maggiore accesso ai risultati delle ispezioni della vigilanza sulle aziende di credito. Bene, purché ci si renda conto che questo comporta una trasformazione più rapida del sistema bancario. la sicurezza dei risparmiatori richiede trasformazioni accelerate”. “Rendiamoci conto che la modifica delle procedure e delle regole di cui ieri è emersa l’urgenza imporrà sfide che per alcune delle attuali aziende bancarie potrebbero risultare troppo ardue. Saranno inevitabili altre aggregazioni, o almeno allargamenti di gruppi di controllo”, conclude Lepri.
 
Federico Rampini, Repubblica
Federico Rampini racconta la conferenza stampa di Donald Trump a Pechino con il suo omologo cinese. “La Cina ci ha distanziati, ci ha lasciati indietro”, ha detto Trump, un “vibrante omaggio a Xi Jinping avviene al termine del summit. Ma chiamarla conferenza stampa sarebbe una beffa – prosegue Rampini -. Dentro il salone dell’Assemblea del Popolo su Piazza Tienanmen, i due rilasciano dei “joint statement”, dichiarazioni congiunte. Quando hanno finito di parlare e sarebbe il nostro turno, i giornalisti cinesi tacciono. Gli hanno insegnato da tempo qual è il loro ruolo: prendere appunti e stare sull’attenti. Qualche collega americano prova a gridare domande ai due presidenti. Xi ci ignora, impassibile, sdegnoso. E Trump è felice di imitarlo. Non risponde neppure a una domanda”. Dunque, “quello che una volta si sarebbe definito “il leader del mondo libero”, si adegua volentieri al costume di casa”. “Raggiante, ha finalmente trovato uno che la pensa come lui sul ruolo dei media – aggiunge Rampini -. Bugiardi, disturbatori della quiete, irrispettosi verso i potenti della terra. Viene il dubbio che quella sua ammirazione verso «la Cina che ci ha distanziati» non si riferisca solo al tasso di crescita del Pil, all’attivo commerciale, o alla modernità delle infrastrutture. Questa Cina è il paese dei suoi sogni, qui sì che sanno mettere i media al loro posto”.
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