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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 09/11/2017

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Emiliano: «Gentiloni non è più l’alternativa giusta a Renzi»
«Prima della Sicilia Renzi era convinto di poter ancora andare alle elezioni da solo per poi provare a fare un governo con Forza Italia. Adesso questo schema non c’è più. Per evitare una débâcle dobbiamo costruire un’alleanza con la sinistra, che in questo momento rispetto al Pd è in una posizione di forza». Lo afferma il governatore della Puglia Michele Emiliano (Pd), intervistato sul Corriere della Sera da Tommaso Labate. I fuoriusciti di Mdp se la passano meglio del Pd? «Sì. Perché Renzi non è nelle condizioni di dettare condizioni. Quelli che sono usciti dal Pd, invece, hanno avuto molte ragioni. Dicevano che le politiche di Renzi avrebbero mandato a sbattere il Pd e così è stato. Alle amministrative, al referendum, alle regionali siciliane e, se non fermiamo questa giostra prima, anche alle politiche». Lei dal Pd non è uscito. «E sono ancora convinto di aver fatto la scelta giusta perché la battaglia va combattuta anche da dentro. Ma non si possono non riconoscere pure le ragioni di chi, prima del congresso, ha fatto una scelta diversa dalla mia». Bersani, D’Alema, Speranza, Rossi. «Non c’è alternativa all’alleanza con loro. Ma ci rendiamo conto che l’unico antidoto alla vittoria delle destre rischia di essere il populismo senza volto del M5S?». Orfini risponderebbe che l’alleanza Pd-Mdp non va fatta a qualsiasi costo». «Orfini, così come Renzi, deve capire che il Pd non può più dettare condizioni». Chi vedrebbe come portabandiera e candidato premier di questa coalizione? «Prima delle elezioni siciliane, io stesso pensavo che Gentiloni potesse fare al caso nostro. Adesso la situazione è cambiata e Renzi ha fatto di tutto per metterlo fuorigioco. Tra l’altro, Gentiloni è espressione dello stesso Renzi. Ed essendo una persona leale non si metterebbe in contrapposizione al segretario».
 
Raggi: «La destra rifiuti i voti di CasaPound»
Quello che è avvenuto ad Ostia «è un sintomo preoccupante, è il segnale di qualcosa che non funziona. Qualcosa di grave e di oscuro che deve preoccuparci tutti». Lo afferma la sindaca di Roma Virginia Raggi, intervistata da Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano. Lei che intende fare? «In primis, abbiamo preso pubblicamente le distanze dagli Spada e da CasaPound che ha accettato il loro appoggio. Dovrebbe essere scontato, eppure non tutti lo hanno fatto. Giuliana Di Pillo, la nostra candidata, ha avuto il coraggio di denunciare, mettendosi dalla parte dei cittadini. Abbiamo iniziato già l’anno scorso: abbiamo collaborato con il prefetto Vulpiani per riportare legalità sulle spiagge e nell’entroterra. Un lavoro silenzioso che però ha dato fastidio a chi su questo territorio era abituato a comandare. Ho appena parlato con il ministro dell’Interno, Marco Minniti: le istituzioni devono fare squadra contro la criminalità. Il ministro si è già mosso e restiamo in contatto. Le prese di posizione nette sono più che mai necessarie». Per esempio? «Si potrebbe organizzare una manifestazione a Ostia per dire No alla criminalità. Sabato potrebbe essere il giorno giusto. Vediamo chi vuole partecipare. Io ci sarò». CasaPound è cresciuta molto nell’ultimo anno, anche per il vuoto politico. «Noi non scendiamo a patti né con gli Spada, né con Casapound, né con chi ha rovinato questo territorio negli anni. Vorremmo che tutti fossero altrettanto chiari. Giorgia Meloni ritiri quanto ha detto: ma come fa ad accettare i voti di CasaPound? L’ha detto Roberto Spada: uno di quei voti a CasaPound è il suo. La destra esca dall’ambiguità».
 
Passarelli: «Da gennaio dimezzeremo gli scioperi nei trasporti»
«Da gennaio sarà guerra ai venerdì neri nei trasporti con tregue lunghe fra uno stop e il successivo». Lo annuncia il garante degli scioperi nei servizi pubblici, Giuseppe Santoro Passarelli, intervistato sul Messaggero da Diodato Pirone. Domani è venerdì e puntualmente è sciopero. Questa volta di 24 ore indetto da tre sigle con poche centinaia di iscritti. Lei sa che è lo sciopero contro privatizzazioni che nessuno sta facendo ed è stato indetto dalle stesse sigle che un anno fa proclamarono un analogo blocco contro l’inesistente invasione militare italiana della Libia? «E’ mio compito conoscerle ma non posso entrare nel merito. Questo sciopero è stato indetto per 4 volte. La prima volta è stato fatto rinviare dalle autorità. Le altre due è stato ridotto a 4 ore». Ma domani? «Ho incontrato governo e prefetto per valutare la situazione, e di comune accordo abbiamo deciso di consentirlo. Altrimenti quei sindacati, in caso di precettazione, avrebbero potuto rivolgersi al Tar. La legge attuale riserva il potere di precettazione al governo e ai prefetti, non all’Autorità». I venerdì neri a ripetizione violano de facto i diritti di milioni di cittadini che magari pagano pure 2/300 euro l’anno d’abbonamento. O no? «Noi combattiamo raggiri più o meno fraudolenti della legge. E infatti intendiamo contenere il fenomeno dei microscioperi allungando l’intervallo fra un’agitazione e l’altra». Si spieghi meglio. «Oggi la legge consente ai sindacati di indire le proteste ad intervalli di 10 giorni. Ma per legge in mancanza di accordi fra le parti il Garante, con una regolamentazione che stiamo mettendo a punto facendo estrema attenzione a tutte le osservazioni delle parti sociali, può allungare i giorni di tregua». Quindi se da 10 si passasse a 20 giorni di tregua gli scioperi verrebbero dimezzati. «Posso confermare che gli scioperi si ridurranno senz’altro».
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