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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 13/09/2017

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Lorenzin: «Sui vaccini Raggi vuole fare confusione»
«La legge è chiarissima, difficile sbagliare. Al sindaco Raggi dico che per non fare confusione basta non volerla fare». Lo afferma la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, intervistata sul Messaggero da Marco Ventura a proposito delle affermazioni della sindaca di Roma, secondo la quale la normativa sull’obbligo vaccinale sarebbe «confusa». Alla Raggi cosa replica? «Ho mantenuto una corrispondenza diretta col Comune di Roma e con Regioni quali la Lombardia e il Veneto. Siamo intervenuti con circolari esplicative anche se la legge è molto chiara. Attraverso un’ultima circolare avevamo definito le modalità ulteriori di prenotazione per telefono, email certificata o raccomandata. Il Comune di Roma aveva predisposto una modulistica che aggiungeva dei campi e noi abbiamo precisato che comunque senza prenotazione o senza il libretto delle avvenute vaccinazioni o l’esonero certificato da un medico, non si può accedere all’asilo. Inoltre abbiamo garantito l’omogeneità sul territorio nazionale. Infine, la norma prevede che dal 2019 la trasmissione dati possa avvenire dalla Asl alla scuola, ma prima di quella data c’è un problema di privacy di cui tenere conto». La Raggi vi fa le pulci? «La stragrande maggioranza degli italiani ha capito il problema ed è a favore dell’obbligatorietà vaccinale. La necessità di questa norma va oltre l’appartenenza a singoli partiti. Io ho cercato di tenere il tema fuori dalla diatriba politica: è un problema di salute e sicurezza pubblica. Dispiace vedere rappresentanti delle istituzioni fare affermazioni del tutto prive di valore scientifico».
 
Albamonte: «No ai riassunti delle intercettazioni»
Il riassunto delle intercettazioni è «più dannoso che utile». Lo sostiene il presidente dell’Anm Eugenio Albamonte, intervistato su Repubblica da Liana Milella. Ha sentito che Mastella è stato assolto in primo grado dopo 9 anni? Possibile? Siamo messi male coi tempi della giustizia. «Non voglio affatto sottrarmi, ma per rispondere adeguatamente dovrei conoscere nel dettaglio la storia del processo, che invece non conosco». Intercettazioni per riassunto nei provvedimenti dei magistrati. È realistico? «La delega è concentrata su un tema specifico, quello della tutela della privacy dei soggetti intercettati. Il che vuol dire che se nelle registrazioni si acquisiscono informazioni sulla vita privata che non sono rilevanti per le indagini queste non devono essere inserite negli atti e quindi divulgate. Un principio condiviso dall’Anm». Se l’ambito della delega è circoscritto, il governo allora non può legiferare su tutte le intercettazioni? «Le norme sul riassunto si riferiscono non ai colloqui coperti dalla privacy, ma a tutti quelli che dovranno essere utilizzati in quanto rilevanti ai fini della prova. Rispetto ai quali imporre un lavoro di sintesi ad opera del pm prima e dei vari giudici poi risulta più dannoso che utile». Perché? «Si aprirebbe un contenzioso infinito sulla correttezza del lavoro di sintesi fatto dal pm prima e dal giudice poi. E questo creerebbe alla lunga una grande confusione che potrebbe rischiare di mettere in crisi l’attendibilità stessa delle decisioni giudiziarie, peraltro in una materia sensibile come quella cautelare».
 
Longo: «Durissima la battaglia per candidare Berlusconi»
«La battaglia per poter candidare Berlusconi sarà difficilissima». Lo afferma, in un'intervista a Dino Martirano del Corriere della Sera, l’avvocato Piero Longo, deputato di Forza Italia, a proposito dell’udienza davanti alla grande chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo con cui i giudici europei dovranno stabilire se il Senato italiano ha commesso oppure no un abuso applicando la legge Severino e deliberando la decadenza da parlamentare dell’ex premier dopo la sua condanna definitiva per frode fiscale. I tempi della Corte permetteranno a Berlusconi, nel caso la sentenza sia a lui favorevole, di essere riammesso al Senato prima della fine della legislatura? «La grande chambre è fissata per il 22 novembre ma per avere la pubblicazione della sentenza bisognerà attendere i tempi estenuanti della burocrazia europea. Ci sono da considerare i passaggi tecnici delle traduzioni degli atti». Ma potrebbe arrivare prima delle elezioni politiche del 2018, se si dovesse votare a maggio. «Questa tempistica potrebbe essere probabile. Ma c’è una ragione politica, non solo italiana, che regolerà i tempi: perché si tratta di stabilire se un leader europeo, un ex premier, ha avuto una decisione conforme alla legge oppure no. Non è semplice il quesito da sciogliere». Ammettiamo che la Corte dia ragione a Berlusconi. «Per la riammissione in Senato sarà la stessa Aula a decidere se riconsiderare la sua decisione del 2013. E il Senato può decidere quello che crede. Fino a non applicare la sentenza di Strasburgo eventualmente favorevole a Berlusconi pur rischiando un conflitto tra istituzioni sull’immediata esecuzione della stessa». La candidatura «con riserva», cioè in attesa di una pronuncia, potrebbe essere una soluzione? «Potrebbe». Le strade per la candidatura di Berlusconi sembrano tutte in salita, non trova? «Il diritto è così. E il diritto europeo è ancora peggio».
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