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Le occasioni da non sprecare

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 13/09/2017

Le occasioni da non sprecare Le occasioni da non sprecare Marcello Sorgi, La Stampa
Non bisogna “sprecare questi ultimi mesi” di legislatura , una delle “più difficili e al contempo sorprendenti della storia parlamentare”, perché “ha messo a segno una serie di riforme (anche quelle successivamente bocciate nelle urne del referendum), mai approvate tutte insieme nel corso di un solo mandato parlamentare”. E’ invito che Marcello Sorgi rivolge ai parlamentari dalle colonne della Stampa. “Scrivere un libro dei sogni, non serve. Né stilare lunghi elenchi di tutto ciò che potrebbe essere fatto e invece non sarà”, prosegue Sorgi parlando dei testi di legge già calendarizzati. “Tanto vale concentrarsi su un paio di scadenze improcrastinabili e impegnare tutte le scarse risorse che rimangono per costruire un corridoio di salvezza, che consenta di rispettare gli impegni più urgenti”. Innanzitutto va affrontata “la legge di stabilità, che dovrebbe trovare un percorso virtuoso, per arrivare all’approdo entro dicembre, rispettando le scadenze imposte anche dal calendario di Bruxelles ed evitando di ripetere il solito mercato delle vacche sugli emendamenti. Subito dopo c’è, sarebbe più giusto dire ci sono, le leggi elettorali, che da due, quante ne hanno lasciate in piedi le sentenze della Corte Costituzionale, dovrebbero essere ridotte a una, ma che sia in grado di produrre una vera maggioranza nelle prossime Camere. Non è un programma semplice da realizzare. Ma è necessario. Chissà che i «morituri» di questo Parlamento non siano in grado di sorprenderci l’ultima volta”.
 
Francesco Verderami, Corriere della Sera
Francesco Verderami sul Corriere della Sera parla della nuova guerra giudiziaria scoppiata tra candidati alle primarie del M5s. “Ancora una volta il M5s è costretto a dirimere in tribunale le controversie interne, provocate da un metodo di selezione dei propri candidati che si è rivelato farraginoso, a dir poco permeabile alle interpretazioni se non alle manomissioni, che lascia trasparire una tendenza, quasi una serialità, del gruppo dirigente a indirizzare il risultato sul «prescelto»”. Ma stavolta, prosegue, “la faccenda non può rimanere confinata ai meetup e alle aule di giustizia, perché avviene a ridosso delle primarie per la scelta del candidato premier grillino. E siccome i Cinque Stelle si candidano alla guida del Paese, l’opinione pubblica ha l’interesse e l’esigenza che questa corsa si svolga senza strascichi”. Ma “il caso siciliano che colpisce il M5s – secondo Verderami - è il paradigma del caos italiano che coinvolge tutti: riguarda l’assenza di regole comuni per la scelta dei candidati, un tema dinanzi al quale i partiti fuggono, come non capissero che la discrezionalità è una delle cause della delegittimazione del sistema. Un’altra legislatura – nota Verderami - sta terminando senza che sia stato completato il dettato costituzionale che impone di disciplinare la vita dei partiti. Gli stessi che avevano promesso di varare un «codice ad hoc» insieme alla legge elettorale. E poco importa se oggi non si vedono più i presupposti per quella riforma. La verità è che persino nei giorni in cui le quattro maggiori forze erano d’accordo sul sistema «tedesco» non c’era traccia di quelle norme”.
 
Gianluca Di Feo, Repubblica
“Se vogliamo misurare la distanza che ci separa dall’Europa non esiste metro migliore del tempo dei processi”. Lo sostiene Gianluca di Feo su Repubblica, commentando la sentenza con cui l’ex Guardasigilli Clemente Mastella è stato assolto. “Nove anni per una sentenza di primo grado, oltre sei dal rinvio a giudizio, sono uno scandalo a cui tutti gli italiani sembrano essersi rassegnati. Non si tratta di un’eccezione – sottolinea Di Feo -: lo scorso anno c’erano un milione e 210 mila dibattimenti aperti e di questi 228 mila erano in corso da più di tre anni: tutti gli imputati erano già in condizione di chiedere un risarcimento allo Stato per «la non ragionevole durata». Certo, l’esame delle statistiche mostra segnali di miglioramento, ma i vantaggi in termini di tempi raggiunti nello scorso triennio si sono già fermati e non sono mai stati in grado di sanare questa cancrena processuale. Perché è il sistema che non funziona più. La macchina della Giustizia è ingolfata, con un numero di cause che aumenta sempre e personale paurosamente scarso. La crisi è così profonda da frenare gli investimenti nel nostro Paese, perché pochi imprenditori stranieri corrono il rischio di affidarsi a un diritto incerto. Un dramma che vive ogni persona costretta a entrare in un tribunale. Lo sanno tutti. Resta da chiedersi perché non esista la volontà di porre una volta per tutte la centralità del problema, trovando le soluzioni e soprattutto le risorse per dare una svolta”.
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