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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 12/09/2017

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Bergoglio: Integrare gli immigrati con prudenza
Per l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati occorre la virtù della prudenza. Lo afferma Papa Bergoglio intervistato di ritorno dalla Colombia da Andrea Tornielli per la Stampa. La Chiesa italiana ha espresso comprensione verso la politica del governo di restringere su partenze Libia. Si è scritto di un suo incontro con il premier Gentiloni: avete parlato di questo? E che cosa pensa lei di questa politica sulle partenze, dato che i migranti in Libia vivono in condizioni disumane? «Quello con Gentiloni è stato un incontro personale, è avvenuto prima di questo problema, e non su questo argomento. Sento comunque il dovere di esprimere gratitudine per l’Italia e la Grecia perché hanno aperto il cuore ai migranti. Accoglierli è un comandamento di Dio... Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria della prudenza. E dunque, primo: quanti posti hai. Secondo: non solo accoglierli, ma anche integrarli. Ho visto esempi in Italia di integrazioni bellissime. Terzo: c’è un problema umanitario. L’umanità prende coscienza di questi lager, delle condizioni in cui questi migranti vivono nel deserto, ho visto delle foto. Ho l’impressione che il governo italiano stia facendo di tutto in campo umanitario, per risolvere anche problemi che non si potrebbe assumere. Allora: cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria». Stiamo volando vicino all’uragano Irma che ha provocato morti e milioni di sfollati. Secondo gli scienziati il riscaldamento degli oceani rende gli uragani più intensi. C’è una responsabilità morale dei leader politici che negano l’influsso dell’uomo su questo cambiamento climatico? «Chi nega questo deve chiederlo agli scienziati: loro parlano chiarissimo, sono precisi. È dell’altro giorno la notizia di quella nave russa che ha attraversato il Polo Nord senza trovare ghiaccio. Da un’università hanno detto che abbiamo soltanto tre anni per tornare indietro, al contrario ci saranno conseguenze terribili. Io non so se i tre anni siano veri o no, ma se non torniamo indietro, cadiamo giù! Il cambiamento climatico si vede nei suoi effetti, e tutti noi abbiamo una responsabilità morale nel prendere decisioni. È una cosa molto seria. Ciascuno ha la sua responsabilità morale e i politici hanno la loro. Che uno chieda agli scienziati e poi decida. La storia giudicherà sulle sue decisioni».
 
Galletti: Per il meteo serve una regia unica
Per il meteo serve una regia unica. Lo afferma il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, intervistato da Alessandra Arachi per il Corriere della Sera dopo i nubifragi che domenica scorsa hanno colpito il centro nord. Ministro Galletti, cosa è successo a Livorno? Ci sono colpe umane nella tragedia dell’alluvione? «È troppo presto per dirlo. Certo è che a Livorno in poche ore è venuta giù la quantità di pioggia di un anno. Noi possiamo fare molto per contenere i danni a livello pratico. Grandi opere di adattamento che stiamo realizzando a macchia di leopardo in tutta Italia: sono aperti 1.300 cantieri con un investimento di 1,2 miliardi. Ma molto si può fare con la manutenzione». Manutenzione è un termine generico. Cosa si può fare in pratica? «Tenere pulite le città. Pulire i tombini, pulire i fiumi cittadini, potare gli alberi. Faccio in questo un appello ai sindaci d’Italia: tenete pulite le vostre città come tenete puliti i vostri giardini. Poi c’è la questione dei centri meteo. Per colpa del titolo V della Costituzione abbiamo venti centri meteo regionali che agiscono ognuno in propria autonomia. Non è possibile, ci vuole un coordinamento nazionale». Cosa propone per superare questo problema? «Si potrebbe cominciare mettendo in Rete tutti i venti centro meteo, così da avere un’unica regia. Ma ci sarebbe una soluzione migliore». Quale? «Cambiare il titolo V della Costituzione. Così potremmo avere un unico centro nazionale collegato con il centro europeo che avrà presto sede a Bologna».
 
Sachs: Abbiamo 30 anni per salvare il pianeta
L’umanità ha solo 30 anni per evitare la fine del pianeta. Ha una visione semi-apocalittica, l’economists Jeffrey Sachs, intervistato per il Corriere della Sera da Virginia Piccolino sui disastri climatici e ambientali. Dobbiamo svegliarci. Avremo altri uragani, siccità, incendi enormi, piogge violente, tsunami e grandi ondate di calore. Sarà sempre peggio. Per due generazioni. Poi sarà troppo tardi. È terrificante». Professor Sachs, perché? «Ho solo detto la verità. Abbiamo meno di 30 anni per metterci al sicuro. Altrimenti i nostri figli e nipoti non avranno speranze. L’uragano Irma ci ha dato una lezione. Ha causato distruzioni e morti. Ma già ne sta arrivando un altro. E altre persone sono in pericolo. Noi stiamo innalzando la temperatura del pianeta e il livello del mare. Questa sarà la normalità. Ma dobbiamo chiederci di chi è la responsabilità». C’è chi difende le ragioni dell’economia. «A me non interessa se Exxon sparirà. Ma che 7 miliardi e mezzo di persone sa- ranno in pericolo. Il bene comune deve vincere su avidità, bugie e interessi». Cosa bisogna fare? «Nei prossimi tre anni bisogna ridurre le emissioni. Ma pochi Paesi, come la Norvegia, hanno veri piani. Qui in Germania si fanno auto bellissime. Devono produrre quelle elettriche, non imbrogliare sulle emissioni. E poi serve un’agricoltura sostenibile».
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