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La sanzioni (limitate) per Kim

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 12/09/2017

In edicola In edicola Franco Venturini, Corriere della Sera
La crisi nordcoreana e la decisione Onu di porre “sanzioni (limitate) per Kim. Ne scrive Franco Venturini sul Corriere della Sera. “Quando i Paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu hanno cominciato a discutere quali sanzioni dovessero punire la Corea del Nord per il potentissimo e illegittimo test nucleare del 3 settembre scorso, - sottolinea - tutti sapevano che lo spartiacque tra svolta dura e severità di circostanza avrebbe avuto l’odore acre del petrolio. L’embargo totale sulle forniture di greggio a Pyongyang proposto dall’America e appoggiato dai suoi alleati (compresa l’Italia che quest’anno siede nel Consiglio) avrebbe tecnicamente impedito a Kim Jong-un di continuare a sviluppare, con ritmi sempre più accelerati, i suoi programmi nucleari e missilistici. Non era forse questo, il tema cruciale portato all’attenzione del Palazzo di Vetro? Non si trattava forse di fermare una corsa già partita verso la guerra tra Stati Uniti e Corea del Nord, una guerra che potrebbe avere prezzi altissimi e innescare un nuovo disordine nucleare prima asiatico e poi mondiale? E ancora, la comunità internazionale non era forse al cospetto di una occasione unica e suprema per una intesa tra Occidente, Cina e Russia, tutti interessati al mantenimento della pace? L’occasione c’è stata, ed è andata sprecata ancora una volta. Certo, le sanzioni decise dall’Onu sono le più severe sin qui varate contro Pyongyang, colpiscono interessi importanti del regime nord-coreano. Così, l’Onu ha finito per fornire quel che fornisce di solito: un compromesso. Ma può bastare un compromesso in una questione di pace o guerra? Le limitate ambizioni delle misure poste in rampa di lancio non finiranno per incoraggiare proprio colui che si voleva punire? Il primo negoziato che si impone è ora quello tra Pechino e Washington, se Xi vuole, e avrà il tempo, di evitare la guerra. Ma se Pechino continuerà invece a viaggiare in ritardo come ha fatto all’Onu, e non capirà che il tempo dei compromessi al ribasso è tramontato, allora la voglia di pace, che è anche la nostra, diventerà una illusione”.
 
Michele Ainis, la Repubblica
La disputa sui vitalizi è il tema dell’editoriale che Repubblica affida a Michele Ainis: “La vitalità del vitalizio - scrive - dipende dal suo vizio. Un vizio d’incostituzionalità, che la legge proposta da Richetti alleva come un pargolo attaccato alla mammella. Siccome la commissione Affari costituzionali del Senato oggi comincerà l’allattamento, siccome il latte marcio può avvelenare la creatura, siccome tuttavia potrebbero ben dar- si altre soluzioni per sbarazzarci dell’abuso e del sopruso, proviamo a mettere in fila le questioni. Primo: i fatti. Risalgono al 1954, quando il Consiglio di presidenza del Senato introdusse l’istituto. Due anni dopo fecero altrettanto i deputati. Ma in realtà il vitalizio deriva dall’indennità parlamentare, protetta dall’articolo 69 della Costituzione. Dopo di che, come succede spesso alle nostre latitudini, la garanzia si è trasformata in sinecura. Elargita per pochi giorni di mandato, senza alcun tetto massimo, e per importi sempre più rigonfi. Da qui un giro di vite: nel gennaio 2012 le Camere correggono il proprio trattamento pensionistico affidandosi al sistema contributivo, come accade per tutti i dipendenti pubblici. I vitalizi degli ex parlamentari, viceversa, rimangono agganciati al sistema retributivo, né più né meno di chi sia andato in pensione prima della riforma Fornero. Sennonché il ddl Richetti — approvato a fine luglio dalla Camera, e adesso all’esame del Senato — trafigge anche il passato. Dunque stop ai vecchi emolumenti, con una riduzione del 40 per cento (secondo i calcoli dell’Inps) per 2600 ex deputati e senatori. Secondo: i problemi. Che derivano anzitutto dalla quantità dell’intervento, dai suoi effetti dirompenti sulle aspettative di quanti fruivano già del vitalizio. Non perché i diritti quesiti siano altresì intangibili, irrevocabili, immarcescibili. Però altro è comprimerli, altro è sopprimerli. Altro è un prelievo straordinario, altro un dimezzamento permanente. Si chiama principio di proporzionalità, si chiama legittimo affidamento sulle promesse formulate dallo Stato. E d’altronde come reagiremmo tutti noi se improvvisamente una legge ci asciugasse la pensione?  Ma c’è poi una questione formale, oltre a quella sostanziale. Decisiva anch’essa, perché il diritto è procedura, è una forma che conforma il nostro vivere associato. Succede infatti che i vitalizi siano sempre stati disciplinati dai regolamenti interni delle Camere, non dalla legge. E poiché ogni legge viene timbrata dall’intero Parlamento, se stavolta si segue la via legislativa ne scaturisce l’interferenza d’una Camera sull’autonomia costituzionalmente garantita all’altra Camera”.
 
Maurizio Maggiani, La Stampa
Si parla ancora dell’alluvione che ha funestato Livorno e, sulla Stampa, Maurizio Maggiani si sofferma sulla “voracità che devasta il territorio”. “Sono cinquemila anni che abbiamo le conoscenze di ingegneria idraulica per deviare, dirigere, impacchettare i corsi d’acqua, e in tutti questi millenni sono state proficuamente usate in tutto il globo. A Genova si tombano i rii da secoli, soprattutto per questioni di igiene quando erano utilizzati per lo scolo dei rifiuti cittadini, a Bologna il fiume Reno che la fornisce dell’acqua scorre tutto sotto la città da più di un secolo e mezzo, ovunque ci sia dell’acqua che scorre è così, anche a Livorno, dove il sistema idrico e fognario del Granducato era un vanto agli occhi del mondo. E ha funzionato splendidamente finché, per l’appunto, è stato un sistema. Abbiamo imparato a governare l’acqua perché conoscevamo a menadito le relazioni e interazioni, le loro cause e i loro effetti, tra acqua, territorio e necessità umane, perché conoscendo abbiamo generato dei sistemi efficienti, fosse stato incaricato di realizzarli Leonardo o l’intera comunità di contadini poveri e ignoranti delle Cinque Terre, tutti sapevano come fare. Ma i sistemi sono stati mutilati e disgregati dall’ignoranza supponente e dalla stupida voracità, commettiamo errori mortali che cinque secoli fa non avremmo mai commesso, e non che a quel tempo avessimo meno necessità di abitare, di lavorare, di guadagnare, e non che fossimo più intelligenti di oggi, eravamo solo meno ingordi e meno stupidi, e nella contabilità della Repubblica di Genova la manutenzione del sistema occupava dieci volte il tempo di oggi e nella granducale Livorno, data la mitica parsimonia genovese e la larghezza leopoldina, sicuramente anche di più”.
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