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Le nostre colpe

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 11/09/2017

Le nostre colpe Le nostre colpe Gian Antonio Stella, Corriere della Sera
“Che senso ha addossare la morte dei sei poveretti a un nubifragio o peggio ancora alla rivolta del Rio Maggiore?” Se lo chiede Gian Antonio Stella, che sul Corriere della Sera commenta i tragici fatti di Livorno. “Certo – spiega - la natura sa essere violentissima. Ma non è questo il caso. Lo diceva già Wikipedia prima di ieri: Anticamente il Rio Maggiore arrivava fino al Mar Ligure, 500 metri più a ovest, ma alcuni lavori eseguiti nel corso dell’Ottocento ne modificarono il corso per permettere la costruzione di numerose ville sul lungomare”. In tutta Italia, sottolinea Stella, “si continua a tombare corsi d’acqua. Pronti, al primo acquazzone più violento, a dispensare nuovi lutti. Nell’indifferenza di costruttori impazienti di posare nuovi ipermercati e condomini in canaloni a rischio. Spiega l’Ispra che il consumo di suolo a meno di 150 metri da corpi idrici permanenti vede una media italiana del 5,2%, col Veneto al 6,9%, il Piemonte al 7,2%, il Trentino all’8%. E la Liguria addirittura al 19,2%. Quanto al cemento all’interno delle aree a pericolosità idraulica nel Veneto occupa il 9,6% del territorio, in Trentino il 10%, in Emilia-Romagna e in Toscana l’11%, nelle Marche il 13%. Con uno stratosferico 30,1% in Liguria. Prova provata della cecità con cui per anni si è costruito e si continua a costruire”. Dunque, conclude Stella, “non è tutta colpa del clima che cambia. Ci sono sempre stati gli improvvisi diluvi. È l’ambiente, che troppo spesso non è più in grado di sopportare i cazzotti più violenti della natura. Perché siamo noi ad averlo stravolto”.
 
Oscar Giannino, Il Messaggero
“Sono i sindaci che devono capire che il rischio idrogeologico è una delle minacce più serie da affrontare”. Lo sostiene sul Messaggero Oscar Giannino, commentando le vittime di Livorno e le inondazioni stradali a Roma. “Ci sono enormi colpevolezze umane da sanare nell’eccesso di rischio idrogeologico italiano. E che la svolta vera sarà quando i sindaci neoeletti, di ogni colore, capiranno che occorre immediatamente rendersi consapevoli dei maggiori fattori di rischio da fronteggiare con cantieri e interventi d’emergenza, invece di sperare che non piova e riservandosi di polemizzare con chi è venuto prima”. Secondo Giannino, “il punto essenziale è la distorsione e la mancata valutazione degli interventi: di solito effettuata in termini tecnico-ingegneristici ma evitando ogni analisi costi-benefici di tipo economico e sociale. Si è speso, in altre parole, non solo poco, ma senza una seria valutazione dell’abbattimento del rischio. In pochi mesi, la struttura dimissione voluta da Renzi si è trovata a recensire con Regioni e Autorità di bacino 9mila progetti d’intervento, per oltre 27 miliardi di euro. Ma tutti con la carenza di valutazione che abbiamo sottolineato. Quel che è apprezzabile è che sia stato intanto predisposto un pacchetto di linee-guida per la valutazione secondo nuovi criteri del rischio e degli interventi, confrontandosi con le Regioni e con i professionisti del settore. Ma sono i sindaci che devono capire dal primo giorno in cui assumono la carica che, in vaste aree d’Italia, per ragioni orografiche e di bacino o per la folle urbanizzazione attuata, questo rischio deve essere valutato dalle loro giunte come una delle minacce più serie da affrontare”.
 
Salvatore Padula, Il Sole 24 Ore
Guardando alla manovra finanziaria che il Governo sta approntando, Il Sole 24 Ore chiede all’esecutivo di “rimediare ai disastri fiscali dell’estate”. “Il Fisco – scrive Salvatore Padula - esce decisamente segnato dalle vicende di questi ultimi 100 giorni: è come se tra adempimenti vecchi e nuovi, proroghe, modifiche continue e a ridosso delle scadenze, si fosse smarrita quella spinta al rinnovamento che si era intravista con i decreti attuativi della legge delega fiscale, la quale - pur senza l’ambizione di una vera riforma - era almeno riuscita a scuotere il sistema dal torpore nel quale vegetava da anni”. Per Padula “ci sono due modi per intervenire: il primo, più ovvio, è la riduzione delle tasse. È curioso che i molti interventi che negli ultimi anni sono andati in questa direzione non abbiano scalfito la percezione di una pressione fiscale straordinariamente pesante. Ma probabilmente le tasse sono considerate pesanti anche per le complessità gestionali, a causa degli oneri burocratici che fanno lievitare il costo fiscale effettivo. Le vicende estive – sostiene Padula - sono lì a ricordarci che né la scarsità di risorse né le imminenti elezioni possono diventare l’alibi per rinviare ancora i molti interventi, spesso a costo zero, di cui il Fisco ha bisogno. Anzi, è necessario che il governo metta a punto un buon intervento di manutenzione da inserire nella legge di Bilancio. Un pacchetto fiscale per semplificare obblighi, adempimenti e scadenze”.
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