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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 08/09/2017

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Tajani: Sentenza corte Ue porterà a revisione regolamento di Dublino
La sentenza della Corte di giustizia contro il ricorso dei Paesi di Visegrad sul ricollocamento dei rifugiati contiene un elemento importante, spingendo verso il cambiamento del regolamento di Dublino. Lo afferma il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani intervistato da Paolo Valentino per il Corriere della Sera. Ma l’accordo sui ricollocamenti scadrà comunque il 26 settembre. Cosa significa questo? «Nulla ai fini della procedura d’infrazione, che rimane in quanto riguarda la fase precedente e, in assenza di fatti nuovi, porterà alla sanzione contro i morosi. È un punto politico importante. Questi Paesi han- no fatto venire meno la solidarietà verso Paesi come l’Italia, che si erano prodigati quando volevano uscire dal giogo sovietico e dalle dittature comuniste. Anche adesso continuiamo a sostenerli, con i fondi strutturali europei, visto che sono beneficiari netti. Ma la solidarietà non può essere a senso unico, altrimenti non ha senso stare nell’Unione». Tornando alla scadenza del 26 settembre, che come dice lei non mette in discussione la procedura d’infrazione: l’accordo verrà prorogato? «Intanto ricordo che ci sono circa 4 mila profughi in Italia e 2 mila in Grecia che potrebbero essere riallocati domani mattina. Finora ne sono stati riallocati 28 mila su 160 mila. Altri 6 mila non sarebbero la panacea, ma significherebbero un altro piccolo passo in avanti. Certo sarebbe auspica- bile che l’accordo venga rinnovato e il commissario Avramopoulos spinge in questo senso». L’Europarlamento sta lavorando sulla proposta della Commissione per riformare Dublino. A che punto siamo? «Facciamo la nostra parte. Stiamo modificando la proposta, anche in direzione dell’interesse dell’Italia e dei Paesi con frontiere esterne».
 
Rossi: Giusto tutelare il privato da intercettazioni irrilevanti
«Un decreto a due facce: una nitida e positiva, l’altra più confusa e potenzialmente foriera di equivoci». È questo il giudizio di Nello Rossi, avvocato generale in Cassazione e autore della requisitoria sui Trojan Horse dinanzi alle Sezioni unite della Corte intervistato da Liana Milella per la Repubblica. E qual è la buona notizia? «Saranno più rigorosamente tutelate le conversazioni tra l’imputato e il suo difensore. E non saranno neppure trascritte quelle private ed irrilevanti ai fini delle indagini. A volte giornalisticamente attraenti, ma inutili per il processo». Ma non si sacrifica troppo la libertà di stampa? «Lo strumento sempre invasivo delle intercettazioni può essere giustificato per contrastare e reprimere gravi reati. Ed è invece arbitrario e intollerabile se finisce con l’alimentare un gossip insignificante per la giustizia». Già così decine di notizie non saranno mai conosciute. Ma vietare per legge addirittura le intercettazioni virgolettate nelle ordinanze cautelari non equivale a un bavaglio? «Non diffondere notizie magari golose, ma inservibili ad accertare reati, non sarà affatto un danno. Quanto ai testi delle intercettazioni, il decreto sembra dire: mai più brani virgolettati. Ciò significa che il pm, il gip e il tribunale del riesame dovranno autonomamente esporre i contenuti delle conversazioni acquisite. Un pericoloso esercizio letterario che rischia o l’enfatizzazione o un’interpretazione riduttiva di conversazioni che sarebbero molto più chiare ed eloquenti se riportate integralmente».
 
Fuest: Anche con tassi più alti l’Italia non rischierà
Anche se i tassi dovessero rialzarsi l’Italia non rischierà. Lo afferma Clemens Fuest, direttore dell’autorevole istituto Ifo di Monaco intervistato da Tonia Mastrobuoni per la Repubblica.  Draghi ha rimandato il piano sul Qe “all’autunno”. Che ne pensa? «Avrei desiderato già qualche dettaglio sulla strategia di uscita dal Qe. Però è un bene che sia stato annunciato per ottobre. Insomma la direzione è quella giusta. Un mese non fa questa grande differenza». Condivide i timori di un euro troppo forte? «Sarebbe un problema si rafforzasse ancora e se ci fosse una spinta speculativa. Ora non lo è. E l’inflazione è all’1,5%, ma perché influenzata anche dai salari ancora bassi. Credo che il quadro giustifichi l’inizio della fine del Qe». Lei suggerisce una fine totale degli acquisti per marzo, non è un ritmo troppo veloce che rischia di spingere al rialzo i rendimenti sui bond governativi, ad esempio quelli italiani? «È un ritmo di uscita plausibile, guardando all’inflazione. Inoltre non credo che la Bce debba occuparsi delle rendite dei bond governativi. E la situazione anche di Paesi molto indebitati come l’Italia non è così drammatica». Perché? «Perché l’Italia ha allungato la durata media dei suoi titoli ed è meno vulnerabile rispetto a cambi di politica monetaria. Vedo un po’ di drammatizzazione in giro. E in ogni caso, se sul lungo i tassi aumentassero, come effetto del tapering, l’Italia può sempre emettere più titoli a breve. Ha margini. Inoltre la Bce può tenersi aperta la possibilità di un corridoio di tassi». 
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