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Oudea: “Italia ha superato crisi sistema bancario”

Alessandro Graziani, Il Sole 24 Ore, 26 luglio

Redazione InPiù 28/07/2017

Oudea: “Italia ha superato crisi sistema bancario” Oudea: “Italia ha superato crisi sistema bancario” «Per l’Italia la crisi del sistema bancario è superata». A dispensare ottimismo a Alessandro Graziani che lo intervista per il Sole 24 Ore non è un italiano, ma uno dei maggiori banchieri europei: Frédéric Oudea, chief executive officer del colosso bancario francese Société Générale e presidente della Federazione Bancaria Europea. Monsieur Oudea, partiamo dall’Italia. È recente la conclusione dei negoziati con la commissione Ue dei piani di salvataggio per Mps e le due ex popolari venete. In entrambi i casi, pur con procedure diverse, non si è applicato il bail in e lo Stato è dovuto intervenire. Che ne pensa? “Apprezzo molto che il Governo italiano abbia scelto di implementare soluzioni pragmatiche nel risolvere situazioni di fragilità del sistema bancario. Perchè gestire velocemente tali situazioni è l’unico modo per recuperare la fiducia nel sistema, ingrediente fondamentale per permettere alle banche di tornare a finanziare l'economia. Senza questa fiducia le banche non riuscirebbero a raccogliere capitale al prezzo più conveniente, e di conseguenza non potrebbero erogare finanziamenti a tassi adeguati. Se pensiamo a quale era la situazione sei mesi fa, possiamo dire che l'Italia ha affrontato i suoi problemi principali. Da un punto di vista più generale, devo dire che io sono favorevole ad un sistema in cui i contribuenti non debbano essere coinvolti nella risoluzione di banche e ora tutti i Paesi devono essere fedeli alle nuove regole europee, ma è stato importante gestire con rapidità le situazioni residuali di fragilità nel sistema bancario italiano”. A livello globale, per la definizione delle nuove regole di Basilea4 è in atto da mesi un lungo confronto tra Europa e Usa. Crede che il possibile compromesso penalizzi le banche europee? E come valuta l’evoluzione dell'Unione bancaria proprio mentre l’amministrazione Trump pare invece avviata verso una deregulation anche nel settore finanziario? “Il risultato dei negoziati su Basilea 4 non è certo, ma qualunque sarà l’esito l’Europa deve tener presente la necessità di mantenere un adeguato livello di sostegno finanziario all'economia. Teniamo presente che il modo di finanziare l’economia tra i due emisferi è diverso: negli Stati Uniti il mercato dei capitali è più sviluppato e ci sono due agenzie pubbliche per rifinanziare il mercato dei mutui (Freddy Mae e Fanny Mac). È importante che l’Europa si assicuri che le banche europee possano competere ad armi pari con quelle americane”. Il grande mercato globale dei capitali è definitivamente in mano alle cinque grandi investimenti banks americane? O i tentativi europei di competere hanno ancora possibilità di riuscita? Non crede che le maxi multe miliardarie inflitte dalle Autorità Usa ad alcune banche europee, a partire da Deutsche Bank, rappresentino l’inizio della ritirata dal più grande mercato finanziario del mondo? “Prima di tutto dobbiamo garantire la costituzione di un mercato dei capitali in Europa più ampio ed integrato. È necessario che i player europei sul mercato dei capitali siano più forti, non dobbiamo lasciare troppo spazio a quelli extraeuropei che potrebbero, ad un certo punto, ritirarsi perché non lo considerano più strategico. Noi tutti stiamo giocando questa partita e sono fermamente convinto che una banca come Société Générale che sta guadagnando importanti quote di mercato, possa competere e continuare ad avere successo. Allo stesso tempo le banche europee devono continuare ad investire e sviluppare le proprie attività sul mercato americano, nonostante la deregolamentazione in atto e la necessità di garantire allo stesso tempo il rispetto delle regole europee”. Cosa pensa della proposta fatta in sede di EcoFin della costituzione di una bad bank europea? “Gestire gli Npl è importante perché stanno ancora creando incertezza, per lo più va trovata una soluzione locale. È però fondamentale che il loro prezzo rifletta il reale valore di mercato così da attrarre investitori professionali e stimolare la costituzione di un mercato degli Npl”. Qual è la market cap minima (se esiste) che le banche Ue dovrebbero avere per competere con le banche americane? “Non credo che si debba guardare al valore assoluto della capitalizzazione. Se guardiamo ai valori di libro si può dire che la maggior parte delle banche europee è sottovalutata rispetto alle americane. Le ragioni sono diverse. Prima di tutto, ci troviamo di fronte ad una diversa fase del ciclo economico: in America l’economia è più dinamica mentre noi abbiamo registrato appena quest'anno un miglioramento del Pil. Secondariamente, la Fed ha normalizzato i tassi due anni fa e non sono mai stati negativi, mentre in Europa i tassi sono ancora molto bassi e questo ha impatto sulla valutazione delle banche. Infine, l’industria bancaria americana ha già attraversato il consolidamento da cui è derivata una maggiore capacità da parte delle banche di fissare prezzi profittevoli. Quindi dobbiamo guardare ai multipli, non al valore assoluto della capitalizzazione, e tenere in considerazione che il mercato europeo è frammentato in mercati nazionali”. L’Unione europea continua a mostrare fragilità. Crede che la vittoria alle presidenziali francesi di un europeista convinto come Macron possa rilanciare il disegno europeo dopo la battuta d'arresto di Brexit? “Credo fortemente che ci siano grande opportunità per l’euro e l’eurozona nei mesi a venire. Sono fiducioso che dopo le elezioni in Olanda, Germania ed Italia vedremo dei passi avanti nel completamento della costruzione del progetto europeo. Ed il fatto che il nuovo presidente francese sia un forte sostenitore dell’Europa e dell’Eurozona è molto positivo. A mio avviso i prossimi passi sono la maggiore cooperazione delle politiche economiche e di budget, come ad esempio la convergenza delle politiche fiscali o una maggiore spesa per infrastrutture per aumentare la competitività di lungo termine dell'Europa; il rafforzamento, alla luce della Brexit, del sistema finanziario europeo; azioni sulla sicurezza e immigrazione, che sono problemi condivisi da tutti i governi e dall'opinione pubblica di ogni paese. Aggiungerei anche il sostegno alla definizione di una politica comune europea per lo sviluppo economico dell’Africa”. Brexit avrà ripercussioni sull'industria finanziaria europea? “Alcune attività potrebbero essere trasferite da Londra a qualche piazza europea (Francoforte, Parigi, Milano… non credo che tutto si concentrerà in una sola), ma la conseguenza più importante della Brexit non è questa quanto il fatto che costringerà i governi dell’Europa continentale ed in particolare della zona euro a prendere una decisione strategica e sostenibile nel lungo periodo su temi quali il futuro dell’industria dei servizi finanziari in Europa e come impiegare l’eccesso di risparmio esistente in Europa nel modo più efficiente possibile. Un processo al quale Société Générale è ben felice di prendere parte”. Uno dei pilastri dell’Unione bancaria doveva essere la garanzia comune dei depositi ma molti paesi del Nord Europa, a partire dalla Germania, si oppongono. Qual è la sua valutazione? “Posso immaginare ulteriori passi per il completamento dell’Unione bancaria, e in effetti potrebbe configurarsi una maggiore solidarietà tra i diversi schemi di garanzia nazionali per i depositi bancari. Ma è necessario il verificarsi di condizioni preliminari prima di arrivare a questo risultato e cioè garantire che tutte le banche europee siano in buona salute e rispettino i requisiti di capitali necessari ad affrontare una crisi. Inoltre, prima di arrivare a un sistema di garanzia unico, è necessario armonizzare o creare, dove non esistano, sistemi di depositi di garanzia simili per tutti i Paesi”. Crede che nel 2018 la direttiva Brrd, che prevede il Bail in, debba essere modificata? Coinvolgere i depositi oltre i 100.000 euro nei salvataggi non mette a rischio la fiducia dei clienti? “Personalmente, credo che 100mila euro sia una soglia di protezione corretta, perché sono molto pochi i clienti privati ad avere una cifra superiore sul conto corrente. È necessario però che le banche si dotino della necessaria struttura del capitale che costituisce la protezione per i depositi di conto corrente superiori ai 100 mila euro e per i senior bond holder. Sono convinto che le regole attuali garantiscano la sicurezza del sistema”. Prima la crisi finanziaria ed economica, poi anni di continua implementazione di nuove regole europee. Per questi motivi, il processo di concentrazione nazionale e cross border si è interrotto. Crede che sia arrivato il momento di nuove aggregazioni? Come intende muoversi Société Générale sullo scacchiere europeo? “Prima di pensare al consolidamento, i management team di tutte le banche europee in questo momento devono concentrarsi nell’adattare il proprio business model incorporando le nuove tecnologie digitali migliorando la propria capacità di servire i propri clienti e di conseguenza la produttività”.  Il nuovo ceo di UniCredit Jean Pierre Mustier è stato per anni un vostro top manager. Esiste la possibilità di un merger tra Société Générale e Unicredit? “Ribadisco che non prevedo aggregazioni, perché anche per me la priorità oggi è adattare il nostro business model alle nuove tecnologie digitali, migliorare i servizi e recuperare redditività. Questa è la priorità per migliorare la valutazione. Annunceremo al mercato il nuovo piano industriale a novembre indicando come intendiamo trasformare il nostro business model esistente”. Prevede, o teme che con la fine del Qe della Bce, i Paesi a più alto debito come l’Italia possano tornare a essere l’epicentro della speculazione finanziaria? “Sono convinto della capacità della Bce di gestire l'uscita dalla politica monetaria accomodante attraverso riforme strutturali e alla determinazione di rafforzare ulteriormente la euro zona. Non prevedo alcune crisi dalla normalizzazione dei tassi di interesse”. In Italia siete presenti da anni in vari settori, compreso l'investment banking. Avete oltre 2.000 dipendenti. Siete soddisfatti del business? Intendete crescere anche con acquisizioni? “Festeggiamo quest'anno il nostro 50° anniversario in Italia, un traguardo importante. Le 2.000 persone fanno di Soc Gen la banca con la presenza più importante tra i gruppi bancari europei senza attività di retail banking nel Paese. SocGen serve i clienti italiani oltre che con l'Investment Banking anche con l'attività di banca depositaria, il leasing e factoring, il credito al consumo, i servizi assicurativi ed il noleggio di flotte aziendali con ALD (appena quotata a Parigi, una delle IPO più grandi del 2017 in Europa). Crediamo molto nell'Italia e lo facciamo con la missione di servire tutti i clienti con eccellenza e soluzioni innovative”.
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