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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 28/07/2017

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Loiseau: sui migranti rafforzare frontiere esterne Ue
Nathalie Loiseau, ministro degli Affari europei del presidente Macron, in visita a Roma, racconta a Marco Zatterin su La Stampa il piano della nuova République. Signora Loiseau, com’è l’europeismo dell’era Macron? «La nostra ambizione è una strategia all’insegna dell’”Europa che protegge”. Prendiamo il terrorismo: siamo tutti dei bersagli e occorrono risposte europee. Le incertezze del mondo che ci circonda richiedono un’autonoma strategia continentale. I commerci e flussi migratori. Non c’è risposta nazionale, ma solo una europea. Ecco il messaggio». Se lei scendesse in strada a Roma e dicesse che le migrazioni sono affrontate dall’Europa rischierebbe grosso. «Siamo solidali con l’Italia. Ora, non pretendo di sapere cosa pensino i romani, ma so cosa pensano a Parigi. Quest’anno ci sono arrivate 85 mila richieste di asilo e, secondo le stime, 80 mila persone vivono nel nostro Paese e non si dichiarano. Sono problemi che conosciamo e che dobbiamo affrontare». Come manifestate la solidarietà, allora? «Rafforzando le frontiere esterne dell’Ue. Aumenteremo il personale distaccato presso Frontex per arrivare a 5 mila uomini. Vorremmo che le richiese di asilo fossero gestite ai confini Ue con più uomini, competenze e fondi. Inoltre la Commissione Ue ha stanziato 100 milioni in più per l’Italia».
 
Parisi: momento per centrodestra unito e forza di governo
«È il momento che il centrodestra si presenti unito come forza di governo. E la Sicilia può rappresentare un cantiere importante per costruire l’unità». Lo dice Stefano Parisi, leader di Energie per l’Italia, a Fabrizio de Feo sul Giornale. I sondaggi appaiono sempre più favorevoli al centrodestra. Come si fa a riunire le sue varie anime? «Credo ci siano tutte le condizioni per farlo, anche la Lega ha tutte le carte in regola per passare da forza di opposizione a forza di governo come ho potuto constatare nella loro conferenza programmatica. È evidente a tutti che lo schema sarà Movimento 5 Stelle contro centrodestra. Dobbiamo farci trovare pronti fin dalle elezioni siciliane per dimostrare che possiamo andare oltre la semplice somma di percentuali». Cosa manca per l’accordo in Sicilia? «La consapevolezza che quella siciliana è la partita delle partite. Se si ferma il Movimento 5 Stelle in Sicilia si prenota la vittoria. Io credo che se il centro vuole tornare ad accreditarsi presso il centrodestra debba uscire dall’ambiguità tattica. È il solo modo per riscattarsi dalla collaborazione con Crocetta». Su quale terreno il centrodestra può trovare l’unità? «Partiamo da un presupposto: l’Italia non c’è più, la vicenda del vertice tra Macron, al-Serraj e Haftar dimostra la nostra irrilevanza. Siamo stati ridicolizzati. Il primo passo deve essere l’unità di coloro che vogliono difendere l’interesse nazionale, senza l’ipocrisia della continua delega all’Onu. Serve un governo vero, Macron ha un peso anche perché ha cinque anni davanti e uno Stato che funziona. Inoltre bisogna riprendere i rapporti con l’Egitto, bloccati dopo la dolorosa vicenda Regeni». 
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