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Altro parere

Macron e l'Italia

Redazione InPi¨ 28/07/2017

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
“Mettiamo da parte le dietrologie, le contraddizioni dell’operazione, la virata improvvisa della Francia, lo spiazzamento dell’Italia, il crollo delle azioni in Borsa, la tentazione della grandeur, la svolta di Macron, e proviamo a concentrarci per un attimo su un punto vitale: perché noi?”. Claudio Cerasa, direttore del Foglio, analizza le ragioni “dello schiaffo micidiale che la Francia ha rifilato ieri all’Italia rispetto al futuro di Fincantieri”, e perché “il problema è l’Italia”, visto che il controllo di Stx era in precedenza coreano. Allora il problema individuato da Macron potrebbe “non essere  esattamente l’Italia” ma piuttosto “il modo in cui l’Italia gestisce alcune sue aziende pubbliche attraverso la politica. E Macron, “osservando Fincantieri”, vede “la storia di una grande eccellenza italiana ma anche anche la storia di una grande eccellenza italiana ostaggio di logiche politiche che hanno reso molto difficile il perseguimento di un obiettivo che per un’azienda dovrebbe essere prioritario: fare di tutto per migliorare la propria efficienza e la propria produttività”. “Così quando martedì prossimo due bravi ministri del governo italiano, Padoan e Calenda, proveranno a far cambiare idea alla Francia sul dossier di Stx- France avranno molte carte da giocare e molte ragioni da far valere, ma difficilmente avranno la possibilità di dimostrare che l’Italia è un esempio di affidabilità assoluta nella gestione di alcune aziende partecipate dallo stato – conclude Cerasa -. E si capisce che un’azionista pubblico che deve decidere se cedere a un altro paese la maggioranza di un’azienda strategica per il proprio paese, oltre a voler prendere tempo per scongiurare il fatto che un domani ci sia un Di Maio al posto di un Gentiloni a dettare i tempi della politica industriale italiana, si faccia due domande sulle capacità del suo possibile socio”.
 
Wanda Marra, Il Fatto Quotidiano
“Sono passati i tempi in cui l’Italia cercava di ritagliarsi un ruolo guida in Libia. Ci aveva provato Matteo Renzi, su mandato di Obama, che gli aveva chiesto di occuparsi del Paese, ma poi l’ex premier aveva rinunciato all’i ntervento. Ora, anche per reagire all’iper attivismo della Francia, una missione si farà”. E’ il commento di Wanda Marra sul Fatto Quotidiano.  “Ieri, nel tardo pomeriggio Emmanuel Macron ha telefonato a Paolo Gentiloni: gli ha assicurato la volontà di lavorare insieme, offrendogli, un incontro a 4, a fine agosto (lui, il premier, la Merkel e Rajoy) – ricorda Wanda Marra -. I due hanno parlato di migranti, di Libia e Fincantieri. Parole, nei fatti la Francia sta andando avanti come un treno. Oggi arriva in Cdm, martedì sarà alle Camere, il provvedimento sulla Libia: la missione partirà in pochi giorni, anche per provare a scongiurare il rischio di subalternità totale. Mercoledì Gentiloni ha visto il premier di Tripoli al Serraj, che già il 23 ha chiesto l’aiuto dell’Italia (poi però martedì è stato a l l’Eliseo per incontrare Haftar) contro il traffico di esseri umani”. Nel dettaglio, “si tratterà di un’estensione di una missione di sicurezza già esistente, Mare sicuro. Il comando sarà di una Fremm, una delle fregate della Marina militare. E poi, ci saranno quattro o cinque navi, altrettanti aerei, forse un sottomarino, droni e diverse centinaia di militari”. “Su richiesta della Guardia costiera libica, le navi italiane potranno intervenire – aggiunge Marra -. E per la prima volta, le navi di un’altro Paese potranno entrare in acque territoriali libiche. A Palazzo Chigi stanno lavorando sul testo. Per esempio, le navi potranno sparare contro gli scafisti: ma con quali regole d’ingaggio? Non ci dovrebbe essere un decreto, per evitare il voto parlamentare. Per legge, quando non si tratta di una missione nuova, ma dell’ampliamento di una preesistente, basta il voto delle Commissioni Esteri e Difesa. A meno che non lo chiedano i capigruppo”.
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