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L'Europa che preferisce non esistere

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 28/07/2017

L'Europa che preferisce non esistere L'Europa che preferisce non esistere Michele Serra, Repubblica
Nell’Amaca su Repubblica Michele Serra scrive: “Che debba essere una forza di intervento italiana, e non europea, a soccorrere le esili autorità libiche nell’opera di repressione del traffico di esseri umani, è la classica occasione perduta, nonché l’ulteriore. Non per l’Italia, che farà onestamente la sua parte, ma per l’Europa, che continua a preferire di non esistere piuttosto che darsi i fini e i mezzi necessari per assomigliare a un’unione di Stati e non a un comitato di ragionieri e revisori dei conti”. Secondo Serra, “sarebbe stato così necessario e così giusto che almeno i Paesi che affacciano sul Mediterraneo (Spagna, Francia e Italia, più eventuali rinforzi) partecipassero a una spedizione militare congiunta che, lei sì, sarebbe davvero stata un’operazione di “polizia internazionale”, a differenza delle guerre-truffa, soprattutto anglo-americane, che sotto quel falso scopo celavano propositi neocoloniali e hanno creato danni spaventosi a Sud e a Est del Mediterraneo”. L’Europa quindi “continua a essere uno dei più grandi contenitori di appuntamenti mancati mai visti sotto il sole, perfino adesso che si è in qualche modo alleggerita della presenza della Gran Bretagna, molto più vicina agli Stati Uniti che al continente del quale non si è mai sentita parte”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Dopo quella del Campidoglio romano dell’anno scorso, per il Movimento 5 stelle la grande partita delle elezioni regionali siciliane del 5 novembre s’annuncia, se possibile, ancor più carica di insidie. Lo segnala Massimo Sorgi su La Stampa. Per Sorgi, “alla fine di una legislatura esausta, nelle urne dell’isola si svolgerà infatti la prova generale della conquista del Palazzo da parte di Grillo e dei suoi, che già nel 2012 furono i vincitori morali della gara per il governo della Sicilia”. Cinque anni fa “un Crocetta allora in splendida forma funzionò da argine per la spinta dell’antipolitica che a Palermo, Catania e nelle altre metropoli siciliane si era già manifestata con il movimento dei Forconi, e rappresentò un alibi per il centrosinistra in crisi per dire di aver vinto – spiega Sorgi -. Ma oggi Crocetta, che pure ha in animo di ripresentarsi, è l’ombra di se stesso; l’amministrazione pubblica, da tempo commissariata da Roma, è in pieno dissesto; il centrosinistra è appeso al rifiuto di candidarsi (che spera di far rientrare) del presidente del Senato Grasso”. E il centrodestra? “invogliato dal buon risultato delle amministrative, comincia a sognare una vittoria che avrebbe, anche per lo schieramento ex berlusconiano che aveva trionfato nel 2001, il sapore dell’anticipo di un possibile ritorno al governo nazionale. Ma le premesse proclamate a voce dopo il successo del 25 giugno, si stanno rivelando niente affatto facili da mettere in pratica”.
 
Massimo Franco, Corriere della Sera
Per Massimo Franco, sul Corriere della Sera, “la risposta all’attivismo francese in Libia data dal premier Paolo Gentiloni, era in qualche modo obbligata”. “Rivendicare una propria strategia significa cercare di non esasperare un fronte polemico con il presidente Emmanuel Macron, che ieri lo ha chiamato per chiarire la sua posizione; e limitare i danni di immagine che le iniziative dell’Eliseo stanno provocando su un governo colto di sorpresa e, di fatto, umiliato – sottolinea Franco -. Ma Palazzo Chigi sa anche che il bricolage strategico e industriale della Francia pone problemi in primo luogo all’Unione Europea. E preoccupa la Germania, pronta a rinsaldare l’asse con Parigi; lieta di avere a che fare con un leader forte e legittimato da una sorta di plebiscito; ma attenta a non lasciare fuori dai giochi un’Italia considerata essenziale. Certo, “aleggia il sospetto che Macron si muova così per motivi di politica interna. La sua ossessione è di risalire nei sondaggi che lo danno in discesa; e di fare propri alcuni temi cari alla destra di Marine Le Pen: sull’immigrazione e sull’industria di Stato”. “La verità – conclude Franco - è che il Macron adottato come modello da molti politici italiani, e vincitore alle presidenziali nel segno di un europeismo esplicito e coraggioso, si sta rivelando un nazionalista. E tende a riproporre in Nord Africa la stessa politica, poi rivelatasi disastrosa, seguita nel 2011 da Nicolas Sarkozy e subìta allora dall’Italia. C’è da sperare che non si perpetuino quegli errori”.
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